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Al Direttore | 28 marzo 2021, 09:36

La Liguria romana al tempo della peste antonina. Il racconto di Pierluigi Casalino

"La Liguria subì dei danni incommensurabili, legati alle sue relazioni mediterranee, soprattutto con le sponde nordafricane e orientali, dove il morbo si estese a macchia d'olio, riversandosi nel territorio ligure"

La Liguria romana al tempo della peste antonina. Il racconto di Pierluigi Casalino

Scoppiata in Cina, e poi diffusasi rapidamente verso occidente attraverso le piste carovaniere della via delle spezie, una terribile epidemia di vaiolo o di morbillo, forse anche di tifo, attaccò le regioni della Persia per poi colpire in maniera devastante l'Impero Romano durante la dinastia antonina, che prende il nome dall'imperatore Antonino Pio, particolarmente nel periodo dei suoi successori Marco Aurelio e Lucio Vero (165-180 d. C.), protraendosi per circa 30 anni. L'epidemia, contratta dalle legioni romane impegnate nel conflitto con i Parti, regnanti in Persia, provocò una crisi umanitaria ed economica di grandi proporzioni, mettendo in forse persino la stessa sicurezza militare dei domini di Roma. L'Urbe ne uscirà al prezzo di enormi sacrifici, ma soprattutto ricorrendo ad abili misure interne ed esterne ai confini imperiali. Tra i provvedimenti adottati non mancarono accorgimenti sanitari, all'avanguardia per l'epoca, come testimonia il celebre medico Galeno che visse da protagonista quei giorni, descrivendo e curando il fenomeno, tant'è che lo stesso viene chiamato morbo di Galeno; ma furono le soluzioni politico-amministrative di ripopolamento e produttive inventate dal genio di Roma a far superare brillantemente la spaventosa congiuntura. Non è qui il caso di entrare nel merito delle soluzioni generali adottate dallo Stato romano, ma ci occuperemo di ciò che accadde , nello specifico, nella regione ligure in quel periodo catastrofico.

La Liguria, per le proprie caratteristiche marittime e commerciali, subì dei danni incommensurabili, legati alle sue relazioni mediterranee, soprattutto con le sponde nordafricane e orientali, dove il morbo si estese a macchia d'olio, riversandosi nel territorio ligure. I porti vennero posti in serio allarme, per arginare il contagio. Vado, Albenga, Ventimiglia, Nizza e altri scali incontrarono una recessione sensibile nei traffici, con conseguente impoverimento dell'intero comparto socioeconomico che non trovava più, in quel momento, nelle esportazioni verso il Nord Italia, ora bloccate, i precedenti notevoli vantaggi Dal mare, notte e giorno, si vedevano le fiamme accese in ogni punto della costa per bruciare cadaveri e merci. La Regio IX ligure era segnata dal serpeggiare del morbo trasmesso da vicino anche dai legionari di stanza nelle Gallie. Stazioni militari come Aquilia, l'odierna Laigueglia, che fungevano da collegamento proprio con le Gallie, erano ormai decimate dalla malattia e così altri fondaci militari ed agricoli nella zona dell'attuale Valle Argentina erano completamente falcidiati. Analogamente il resto delle Riviere era interessato dal venir meno dei contatti con le centrali imperiali e con quelle d'oltre mare.

Gli storici del tempo dicono che, da parte sua, la Liguria resistette più di altre province all'attacco dell'epidemia, grazie ad una riorganizzazione rapida delle risorse e del sistema di difesa. La presenza del mare, sotto molti aspetti, spinse molti ad allontanarsi con legni di fortuna, per non essere toccati dal contagio. Esercito e latifondisti in maggior misura rispetto ad altre località dell'Impero chiesero la deportazione in loco di barbari di origine maura nordafricana per meglio rimpiazzare i numerosi decessi. La prova terribile fu comunque affrontata con grande dignità e capacità di risposta. Anche una seconda ondata, ravvivata, qualche anno dopo, da un contagio iniziato in Egitto e simile alla cosiddetta influenza spagnola del secolo scorso, fu tenuta a bada con altrettanta sollecitudine a Roma e nelle province. La stessa Liguria, che dall'Africa, dal Medio Oriente e dalla Spagna, riceveva continuamente merci, si attrezzò in maniera opportuna, andando ben aldilà di soddisfacenti risultati nella lotta al morbo. E ciò, pur in presenza del fiscalismo romano che in Liguria ebbe manifestazioni pesanti e tali da suscitare notevole malcontento. In quel contesto, soprattutto ad Albenga e a Ventimiglia, ci furono persone, che, approfittando della grave crisi sanitaria e produttiva, accumularono vaste fortune.

In ogni caso la situazione epidemica e di deficit umano vide il ricorso da parte delle autorità romane a nuove e più sensibili immissioni di genti esterne, ma pure distribuzioni di alimenti e di terre nelle aree albenganesi e degli insediamenti degli Orti Porciani, cioè l'attuale zona compresa tra Taggia e Santo Stefano al Mare. Nei centri liguri si delineò, peraltro, l'insofferenza per la crescente oppressione fiscale in seguito all'epidemia, ma anche alla confusione politica. La piccola proprietà rurale veniva anche soffocata da una insostenibile concorrenza da parte di altre province. Liguria in genere, che vide quasi azzerata la propria popolazione, riuscì a risollevarsi con fiducia nei mezzi a disposizione e visse un successivo periodo di progresso almeno fino allo sbocciare del nuovo secolo. Il riscatto, come nel resto dell'Impero, avvenne dopo i tentativi di riforma messi in atto dagli imperatori antoniani, quali Antonino Pio, Marco Aurelio e, da ultimo, il megalomane Commodo. Un uomo nuovo venne eletto dal Senato romano alla guida dell'impero, il ligure Pertinace, originario di Vado. Animato da intenzioni di rigorosa riforma per salvare Roma dalla crisi, Pertinace non riuscì tuttavia portare a termine il progetto di rilancio dei valori romani, in quanto fu assassinato dai pretoriani, impauriti dalla severità dell'impegno. Ciò nondimeno, al termine di un periodo travagliato, l'atteso riordino arriverà con Diocleziano. Riordino che si disporrà pure in Liguria con riflessi assai favorevoli soprattutto amministrativi entrando a far parte la regione della Diocesis Italiae nel quadro della Tetrarchia decisa da Diocleziano.

Pierluigi Casalino

Redazione

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