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Politica | 16 giugno 2020, 11:00

Pier Carlo Padoan e la crisi da Coronavirus: Italia, Europa, debito, Pil, Mes, Recovery Fund e piano Colao (VIDEO)

L'ex ministro è stato il primo ospite dei "Dialoghi Eula Extra" e, in virtù delle proprie competenze, ha affrontato la macrotematica più attuale nel nostro Paese: lo sprofondo economico

Pier Carlo Padoan e la crisi da Coronavirus: Italia, Europa, debito, Pil, Mes, Recovery Fund e piano Colao (VIDEO)

L'onorevole Pier Carlo Padoan, economista e accademico, nonché ex ministro dell'Economia e delle Finanze e oggi deputato tra le fila del Partito Democratico, è stato l'ospite d'onore del primo appuntamento dei "Dialoghi Eula Extra", appendice smart del festival della buona politica di Villanova Mondovì andata in scena in collegamento video dall'antica chiesa di Santa Caterina in Villavecchia.

Introdotto dal vicesindaco Michele Pianetta (ideatore della kermesse con Fulvio Bersanetti, direttore scientifico della manifestazione) e intervistato dal villanovese Luca Regis, professore associato della Facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Torino, Padoan ha parlato dello tsunami che ha investito l'Italia e l'Europa: il Coronavirus.

Riportiamo di seguito i passaggi salienti del suo intervento.

"RISPOSTE IMPORTANTI DALL'EUROPA"  

"L'Italia e gli altri Paesi nel 2020 entreranno in una recessione molto profonda e senza precedenti, superiore alla crisi degli anni Trenta. Quando riusciremo a uscire da questa situazione e a tornare ai tempi pre-Covid? Questa è la domanda più attuale che ci si possa porre. Sono state prese molte misure, ma per limitarci all'Europa faccio notare come vi siano state risposte importanti; innanzitutto, la BCE ha messo in atto un programma per garantire la stabilità monetaria per i prossimi mesi e intervenire con risorse aggiuntive. La Commissione europea, inoltre, si è trovata concorde con la sospensione del patto di stabilità. Così, l'Italia fra i decreti precedenti e quello attuale ha mobilizzato 75 miliardi di euro, ovvero quasi il 10% di Pil di deficit complessivo.

Siamo in un momento molto delicato anche da un punto di vista occupazionale e di fiducia, ma al tempo stesso abbiamo bisogno di mettere in movimento i motori della ripresa, usando risorse non soltanto per difendere, ma anche per rilanciare. Questo è molto complicato, perché va fatto con una macchina della pubblica amministrazione che mostra limiti seri. Saranno probabilmente necessari ulteriori interventi".

DEBITO E RISORSE

"L'Italia è uno dei Paesi in cui il debito è più elevato. Esso dev'essere abbassato, perché ci mette in una posizione di fragilità e debolezza in caso di choc negativi. Siamo entrati nella crisi con un debito di circa il 135% del Pil, dopo il 2020 sarà vicino al 160%. La crescita è la ricetta per uscire dal debito: se il tasso di crescita nominale di un Paese è maggiore del tasso d'interesse che il Paese paga sul suo debito, quest'ultimo sarà allora sostenibile.

Dove troviamo, però, le risorse per finanziare la ripartenza? Vanno reperite sul mercato e l'Italia è stata molto brava in questi anni ad avere un rapporto positivo col mercato anche quando la situazione era difficile. Ha gestito oculatamente il debito e i mercati hanno continuato a fidarsi del nostro Stato, ma questo non basta. Bisogna rinnovare la fiducia nei nostri partner".

GLI AIUTI EUROPEI

"I fondi europei provengono sotto forma di strumenti europei e in questo momento sul tavolo se ne trovano molti. C'è innanzitutto il bilancio europeo, razionalizzato come base di emissione di titoli europei: non di veri e propri eurobond, ma di richieste di prestiti in funzione di misure specifiche, come ad esempio la crisi sul mercato del lavoro. Il Mes? Se ne parla tanto in Italia, ma è un dibattito surreale e spesso in malafede da parte di chi non vuole sentire ragione. Il Mes è nato per gestire la crisi del debito sovrano, ma questo di cui si parla non ha nulla a che fare con la Troika e la condizionalità di bilancio.

C'è poi il "Next Generation EU", un programma basato sul bilancio europeo che dovrebbe mobilizzare fino a 750 miliardi di euro ed essere ridistribuito ai Paesi. Si tratta, in altri termini, del Recovery Fund che punta a redistribuire risorse alle parti più deboli dell'Europa. Esso sarà estremamente utile per noi, a condizione che il Governo e il Paese siano in grado di mettere in campo misure strutturali per potere sostenere la crescita".

OBIETTIVI RAGGIUNTI

"In Italia per rilanciare l'economia sono state già messe in campo novità importanti. La lotta all'evasione fiscale ha fatto passi avanti grazie a misure pazienti, fra cui la fatturazione elettronica. La giustizia civile è stata migliorata in termini di riduzione di numeri di processi e tempistiche di completamento di un processo. Occorre migliorare, tuttavia, nella capacità di progettazione, dimostrando che chi chiede finanziamenti sa poi applicarli e implementarli in maniera efficace. Si può investire nelle connessioni, nell'istruzione, nella ricerca... Il programma delle riforme è ben noto, ma bisogna individuare una priorità per partire".

DEMOGRAFIA, PRODUTTIVITÀ E LAVORO

"In questa fase così delicata abbiamo bisogno di scelte di politica economica che sostengono la demografia e, in questo senso, l'approvazione avvenuta poche ore fa del Family Act è davvero importante. La nostra demografia è molto più debole rispetto a quella di altri Paesi. La produttività deve guidare il motore nel breve periodo e deve essere accompagnata dalla qualità del lavoro, che, per essere elevata, richiede un investimento a monte".

TRASFORMAZIONE DIGITALE

"Il Coronavirus ha accelerato una transizione digitale che già sapevamo di dover affrontare. Stiamo vedendo il nostro futuro in anticipo. La digitalizzazione è importante in tutti i settori dell'economia, ma non è semplicemente dotando tutti i funzionari pubblici di un computer più efficiente che si realizza la riforma della pubblica amministrazione. Bisogna smettere di fare alcune cose che non servono e introdurre le nuove tecnologie digitali in un contesto amministrativo pensato per essere al servizio del cittadino, rovesciando la legge nota nella burocrazia, che ha come obiettivo quello di difendere se stessa".

PIANO COLAO

"Il piano Colao contiene 102 posizioni e devo dire che l'ho apprezzato in alcune, ma ho trovato in particolare due settori ben sviluppati: quello della pubblica istruzione e dell'università (che ha un grande potenziale, con i nostri ricercatori apprezzatissimi in tutto il mondo) e quello del turismo. Quest'ultimo è uno dei motori più dinamici del nostro Paese. Lo sapevamo già prima, ma l'attuale crisi ci fa rendere conto di quanto sia un elemento di valore. Forse si può pensare a un modo di rendere fruibili in maniera più efficiente tutte le bellezze artistiche, culturali e paesaggistiche dell'Italia".

LA RISPOSTA GLOBALE AL COVID E QUELLA EUROPEA

"Anche se non ci fosse stata la crisi Covid, saremmo stati davanti a un quadro connazionale molto irrequieto, soprattutto da quando la geopolitica è entrata in una fase di fibrillazione continua. Con Trump negli USA si stava affermando una visione bilaterale e non multilaterale della cooperazione fra nazioni. Quando scoppiò la crisi finanziaria del 2008-2009 il sistema globale si dotò del G20, che venne elevato al rango di circolo dei Capi di Stato e di Governo, quale segno tangibile che i principali Paesi del mondo volevano dialogare tra di loro per affrontare i problemi di sistema. Oggi questo bisogno è ancor più esistente, perché la pandemia richiede per definizione una risposta globale. Se invece prevale una visione bilaterale, andiamo nella direzione sbagliata. L'Europa deve in questa fase uscire rafforzata anche nella sua posizione internazionale, agendo come fattore di coagulo del sistema internazionale, dimostrando agli altri Paesi che è possibile immaginare una crescita sostenibile dal punto di vista ambientale. Solo così il Vecchio Continente può agire da leader del sistema internazionale, ma anche gli altri 'giocatori' dovranno essere d'accordo".

Alessandro Nidi

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