Il Cda di Rivieracqua, riunitosi nel tardo pomeriggio ad Imperia, ha approvato il piano di rientro che ha proposto ad Amat nel corso dell’udienza sul fallimento richiesto dalla società presieduta da Barbara Pirero nei confronti del gestore unico del servizio idrico per un debito da 1,5 milioni di euro relativo alla fornitura idrica nel golfo dianese.
140mila euro subito e 50mila euro al mese, con un piano che sarà presentato ora ufficialmente. L’obiettivo è convincere il Presidente di Amat a ritirare l’istanza di fallimento, ma sembrerebbe che la Pireri, non abbia gradito la proposta. Tutto è rimandato alla prossima udienza in tribunale davanti al giudice Silvana Oronzo, prevista per il 19 gennaio.
Non è dato al momento sapere se, durante la riunione, il Cda di oggi ha discusso anche dell’eventualità di presentare o meno ricorso al Tar contro l’ordinanza del Comune che ha obbligato Rivieracqua a prendere in gestione il depuratore. In una lettera di fuoco il presidente Gian Alberto Mangiante ha definito l’ordinanza contingibile e urgente firmata dal vice Sindaco Guido Abbo, "illegittima" contestando il modus operandi del Comune, lo stesso adottato in un’altra ordinanza, decretata poi illegittima dalle sentenze di Tar e Consiglio di Stato, che obbligava il vecchio gestore, Veolia, a prendere in carico il depuratore.
Rivieracqua, forse anche per cercare di risolvere l’intricata vicenda con Amat, ha accettato di gestire l’impianto in via provvisoria, ma che la volontà della società fosse quella di smarcarsi è emersa alla mancata firma dell’accordo con il Comune prevista lo scorso venerdì a Imperia.














