Dopo la presentazione del libro di Maura Lombardi “L’amore non toglie la vita” - la storia di mia figlia e del suo risveglio dopo sette anni di coma - edito da Mondadori, avvenuta sabato scorso presso la Biblioteca Civica di Diano Marina, abbiamo intervistato l’autrice per cogliere le sue emozioni.
Il libro narra di come l’autrice ha affrontato la malattia della figlia Giulia senza entrare nei particolari della gravità della patologia. Una mattina Giulia era in pullman con le amiche e stava andando dalla nonna, rideva, scherzava, poi ha girato la testa e le è scoppiata una vena nel cervelletto. Aneurisma dovuto ad una rarissima malformazione congenita, le hanno detto i medici, e da allora una lunga serie di interventi ed un calvario durato sette anni.
Le ultime parole della ragazza prima di perdere i sensi sono state “voglio la mamma” e da quel momento Maura ha imparato a combattere il destino avverso con grande caparbietà. Ci sono sempre due modi di reagire: quello di farsi travolgere dal dolore e quello di cercare di trasformarlo in qualcosa di positivo.
E’ un libro che tocca il cuore e non lascia indifferenti. E’ una storia che ci insegna che la vita può riservarci momenti di sofferenza causati da situazioni traumatiche, nei quali non sarebbe necessario percorrere il dolore, ma trarre da esso speranza ed energia perché la vita continui.
Ci spiega la scrittrice, che in situazioni difficili come una malattia grave, ma anche più semplici e quotidiane come problemi sul lavoro, difficoltà economiche o conflitti personali che possono divenire motivo di sconforto e di stress emotivo, è sempre necessario reagire positivamente.
Tuttavia ciascuno di noi ha una capacità innata di affrontare le avversità, di superarle e di adattarsi alle nuove situazioni che vengono a crearsi mettendo in patica la resilienza.
Quando diciamo che una persona è resiliente, non significa che non abbia sentimenti o che non sia in grado di provare malessere o dolore dinanzi ad una difficoltà, vogliamo dire che dopo un periodo di dolore, incertezza e insicurezza, la persona è in grado di tirar fuori la forza necessaria per andare avanti con la sua vita, lasciare le tragedie alle spalle, imparare dal passato ed uscirne più forte.
L’importante, quando la vita picchia duro, è non farsi travolgere dal senso di impotenza, frustrazione, ansia e rabbia ma capire di poter influenzare gli eventi in corso, assumere un atteggiamento attivo ed agire in modo concreto.
Cosa avrebbe fatto Maura se Giulia avesse dato segnali di non voler più reagire? Sarebbe riuscita a staccare la spina? Per fortuna Giulia non ha mai smesso di lottare, avendo un carattere molto forte ha continuato a combattere anche quando non era cosciente.
Rimane però un grande interrogativo sul futuro di Giulia e delle tante persone con gravi disabilità: cosa sarà di loro quando i genitori non potranno più accudirle?
Maura lavora alla realizzazione di un progetto di microcomunità, legate al territorio, composte da due persone che vivono in un ambiente a loro misura dividendo ausili e contenendo le spese.
“Due persone con la medesima disabilità per garantire ad ognuna la propria individualità, cosa che in una comunità è impossibile da attuare, queste unità dovrebbero essere coordinate da un centro che si occupa dei rapporti burocratici, interagisce con tutti i soggetti necessari ed assicura il futuro dopo la famiglia”.
Molti sono i soggetti e le associazioni che intendono aiutare la scrittrice nello sviluppo di questo programma innovativo.
Il libro parteciperà al premio letterario “Wondy” dedicato alla diffusione della letteratura resiliente, in memoria di Francesca Del Rosso (Wondy da Wonder Woman), giornalista, blogger, moglie del giornalista Alessandro Milan, morta pochi mesi fa a causa di un tumore che ha affrontato e raccontato, con il sorriso sulle labbra, fino all’ultimo momento.
Auguriamo a Maura di poter mettere in pratica il suo progetto garantendole, oltre alla vicinanza, un grande impegno al suo fianco affinché il suo sogno si avveri.
Gloria Crivelli















