Ho smesso di dare troppo peso alle esternazioni dei politici di passaggio a Ventimiglia da quando, l’anno scorso, Angelino Alfano sostenne che l’emergenza dei migranti era prossima alla fine, grazie al piano predisposto dal governo. Inalterato è lo scetticismo dopo le recenti visite al campo Roya, prima del vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, poi del governatore ligure, Giovanni Toti.
Di Maio è stato fantapolitico. Che cosa farebbe il Movimento 5 Stelle se guidasse l’Italia? Se fossimo al governo, ha raccontato, “ci faremmo rispettare decisamente di più in Europa”, chiedendo di modificare il regolamento di Dublino, che impone al paese di primo ingresso di esaminare le richieste d’asilo, di seguito presentando a Parigi il conto dei soldi spesi a Ventimiglia per accogliere i profughi respinti dalla Francia.
Toti ha rimarcato che l’unica soluzione, venendo meno tutte le altre, è il respingimento dei migranti che non hanno diritto di rimanere. Entrambi, Di Maio e Toti, si sono aggrappati alle dichiarazioni di rito secondo cui l’Europa è morta/è fallita/sta morendo/finisce a Ventimiglia.
Roma ha provato a scuotere Bruxelles dal suo torpore con la minaccia-slogan di chiudere i porti, una via questa difficilmente praticabile per molteplici ragioni, in primis le norme dei trattati internazionali sui soccorsi in mare con il principio del porto sicuro più vicino. La linea dura italiana ha avuto poco successo, incassando “no” a ripetizione dai leader continentali alle richieste di alleggerire la pressione migratoria sul nostro paese, distribuendo gli sforzi.
In questo proseguire la politica del loop - che in inglese significa circolo o cappio, qui entrambe le traduzioni possono essere valide - dove ognuno incolpa qualcun altro per costruirsi l’Europa che preferisce, verrebbe la tentazione di chiedere a Emmanuel Macron che cosa intendesse, di preciso, quando nel suo primo discorso da presidente francese ha detto che l’Europa deve diventare più “efficace e democratica”.
Lo sviluppo più sorprendente e paradossale della non-strategia dei 28 Stati membri sull’immigrazione, è che alla fine Di Maio e Toti rischiano di essere presi sul serio.














