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Al Direttore | 24 giugno 2017, 17:56

Il Grespino comune (Spnchus oleareus9, un'altra erba di Liguria spiegata da Pierluigi Casalino

"Un'erba piuttosto nota ed apprezzata da noi, nonostante che ai più sfugga l'esistenza"

Il Grespino comune (Spnchus oleareus9, un'altra erba di Liguria spiegata da Pierluigi Casalino

"Nonostante la perdurante crisi, i veleni e gli umani tradimenti, gli sbattimenti climatici, c'è ancora vita sul pianeta e le nostre erbette liguri, da parte loro, non cessano di stupirci con la loro vitalità. Si dice che persino il pirata barbaresco Ulu Alì o Ucciali o Occhiali alias Giovanni Dionigi Galeri, convertito all'Islam e poi pascià di tripoli, governatore di Algeri, protagonista delle scorrerie sino a Taggia e Roccabruna, e la Corsica, oltre che in grado tenere testa a don Giovanni d'Austria a Lepanto (come ci ricorda anche il Cervantes nel don Chisciotte) ne fosse ghiotto e che da queste parti le gustasse. Una conoscenze, quella delle nostre erbe, che il Liguri hanno da epoche immemori, al punto che saper di erbe rientra nell'autentica sapienza di questa nostra gente, che sa benissimo che l'insegnare agli altri ha successo solo se si propongono le cose come se si cercasse di far ricordare qualcosa che si è dimenticato, per usare le parole del poeta inglese A.Pope.

Questo discorso ci conduce inevitabilmente al messaggio del cosiddetto Grespino Comune (Sonchus Oleareus L.), erba piuttosto nota ed apprezzata da noi, nonostante che ai più sfugga l'esistenza. Il nome vernacolare varia di zona in zona: lacciussu a Laigueglia e ad Andora, Scixerboa a Genova e a Recco, Lacciussa o Lacciussola in Val d'Arroscia, Acciussola in quel di Porto Maurizio, Scurzoere o Quarlati a Nava, Strugium alla Mortola, Cardella e Cardellina a Bordighera, Lacciusso e anche Sérbixe nel Dianese, Laccianson a Savona, Cardella dumestega a Dolceacqua, Accioira a montalto, Dévure nel Finalese, Lacette a Bardineto, Mascherpin a Ovada e con altri nomi altrove. Si tratta di una piantina annuale o biennale, alta 20-100 cm, dal fusto gracile, generalmente molto ramoso con foglie molli non spinose ed opache, con orecchiette piccole ed acuminate, dai semi abbraccianti, mentre i suoi fiori sono in capolini dalle cime corimbiformi, in genere decisamente fioccosi e fiori ligulati di 12-14 mm; ha semi  (acheni) di 7 per 3 mm. Fiorisce nelle colture concimate, nei muri, ai bordi delle vie. In Liguria si usano le rosette intere, fino a 7 cm di diametro, tenerissime, crude in insalata ed hanno un sapore che ricorda la nocciola (specialmente nell'ovadese). Le sue proprietà medicinali sono la tonicità soprattutto, mentre è buona come aperitivo ed ha pure funzioni di colagogo. Questo Sonchus può essere confuso facilmente con altre specie come il Sonchus arventis  L.s.s. Hill, che vivono negli stessi ambienti.

Il Spnchus oleareus ha la sua maggiore difusione proprio nnel territorio ligure: il suo sapore, per ricapitolare, è leggermente aromatizzato tipo nocciola, appena amaro quanto basta. E saporito quanto serve. Il patrimonio delle nostre erbe è comunque continuamente celebrato dalla Riviera all'entroterra con interessanti manifestazioni tra natura e cultura. Come il carattere di questa terra, sempre aperta al senso critico come ci insegna quel Barone Rampante, che italo Calvino ha reso maestro del non accettare mai nulla di scontato.

Pierluigi Casalino". 

Redazione

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