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Ventimiglia Vallecrosia Bordighera | 27 febbraio 2017, 17:00

Sguardi tristi sul paesaggio ligure

Sguardi tristi sul paesaggio ligure

Credo che abbia ragione Maurizio Spada, architetto-ecologista, fondatore dell’Istituto Uomo e Ambiente di Milano, quando afferma che la bellezza è diventata un lusso, ma dovrebbe essere il contrario. Terminata la mostra dei suoi “sguardi felici”, acquerelli di paesaggi liguri esposti al museo Bicknell di Bordighera, resta l’amarezza degli sguardi tristi, assuefatti alla bruttezza, alla cementificazione.

Certo, incasellare il concetto di bellezza è difficile quanto spiegare che cosa sia l’arte. Rimanendo nel campo dell’architettura, potremmo sostenere che una costruzione è bella quando rispetta l’ecosistema che la ospita, creando un vincolo di benessere tra le persone e la natura. Proprio in questi giorni è uscita la classifica 2016 dei luoghi del cuore, l’iniziativa promossa ogni anno dal Fai attraverso cui segnalare un parco, un negozio storico, una chiesa, un ponte, qualsiasi cosa reputiamo interessante e meritevole di essere salvata.

I luoghi del cuore sono frammenti della bellezza perduta, o della bruttezza incipiente, che sommerge porzioni sempre più estese della nostra vita. Posti da restaurare, riaprire, strappare al destino dell’incuria, all’indifferenza delle istituzioni, all’incapacità di valorizzarle.

Il terzo luogo più votato in provincia d’Imperia è il casello del dazio a Pieve di Teco. Un piccolo edificio al centro di una rotonda, semidiroccato, con resti di pareti affrescate. Confesso di essere passato davanti al casello decine di volte in macchina, sempre ignorando la sua storia plurisecolare. Una volta, sono sicuro, ho anche pensato: perché non abbattono quel rudere?

Quel rudere potrebbe diventare un ufficio per informazioni turistiche, un micro-museo, una mini-biblioteca, un mix di queste cose, non saprei, mi pare comunque un perfetto esempio in miniatura di quante migliaia di cose potenzialmente belle ci circondano. Salvarle tutte sembra impossibile, ma forse sarebbe più facile se la società si desse regole nuove, includendo nei suoi parametri il costo sociale della bruttezza, che non è solo denaro ma anche tempo svanito e benessere calpestato.

Quanto costa alla collettività un servizio scadente di raccolta rifiuti? Quanto costa un trasporto ferroviario inefficiente? Quanto costa la mancanza di senso civico? L’indifferenza che spinge tanti di noi a vandalizzare il territorio con brutture d’ogni sorta? Se mancheranno le risposte, ci sarà indubbiamente un dazio pesante da pagare alla fine del viaggio.

Luca Re

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