Il suo è il secondo brano più trasmesso dalle radio: "Il primo amore" di Enrico Ruggeri. Titolo bocciato da tanti. Lo ha scelto un po' come burla, perché fa pensare ai ricordi, spiega. Ma non è solo quello, il brano racconta il primo di tutto, ciò che lascia in noi un imprinting indelebile. Lo spiega così Ruggeri: "Noi siamo quello che ci è capitato".
Simpatico, spigliato, voce profonda. Ascoltarlo parlare, spiegare, raccontare è davvero un piacere. Perché ha qualcosa da dire.
Parla di diversi temi, pungolato dalle domande. La coccarda arcobaleno? "E' una cosa che ha iniziato a serpeggiare 'tra i banchi'. Mi è sembrato un modo sorridente, un segnale affettuoso su un tema sul quale si dibatte abbastanza. Sono contento di aver partecipato".
Per Ruggeri quello in uscita, "Un viaggio incredibile", è il 32° album. Tanti, quasi uno all'anno. "E' il mio lavoro, mi piace", commenta a chi gli chiede come faccia a produrre così tanto.
Domanda sulla stepchild adoption. "Non è solo questione di diritti, ma di logica e buon senso. Un bimbo in orfanotrofio è una sconfitta. Anche per le famiglie etero è difficilissimo adottare, quindi il problema è trasversale". Indirettamente prende posizione sul tema, ma direttamente preferisce non farlo perché non si sente all'altezza.
Data zero del tour il 2 aprile, a Fabriano. Ringrazia tutti, saluta e augura "Buon Festival".




































