Lo storico Andrea Gandolfo ci scrive per raccontarci Sanremo nella cosiddetta 'età giolittiana' il periodo della storia d’Italia compreso tra il 1901, con il superamento della crisi di fine secolo e l’inizio del “dominio” politico di Giovanni Giolitti, e il 1914, con la fine del “regime” instaurato dallo statista di Dronero. Un quindicennio “cruciale” per la storia di Sanremo, prima dell’entrata del nostro Paese nella prima guerra mondiale:
Nel luglio 1901 il sindaco Balestreri rassegnò le dimissioni e nello stesso mese si tennero le elezioni amministrative, da cui non uscì però una solida maggioranza consiliare. Dal mese di settembre del 1901 fece quindi le funzioni di sindaco Giovanni Battista Onetti, che fu sostituito nel dicembre 1901 dal commissario prefettizio Casimiro di Rovasenda, rimasto poi in carica fino alla nuova tornata elettorale nella primavera dell'anno successivo. Le elezioni del maggio 1902 videro la netta affermazione dei socialisti, che riportarono al vertice dell'Amministrazione Comunale il banchiere Augusto Mombello. Il nuovo sindaco presentò un programma estremamente ricco e articolato, che prevedeva il sostegno allo sviluppo delle attività commerciali, agricole e floricole grazie al potenziamento delle strutture portuali; incentivi al settore turistico attraverso opere di abbellimento della città, di ampliamento delle sedi stradali, di aumento dei collegamenti ferroviari, e della costruzione del Casinò per fornire alla numerosa colonia straniera un luogo di ritrovo e di svago come quelli già esistenti nella città francesi di Cannes e Nizza; e infine un piano di iniziative in campo sociale destinate ai meno abbienti, quali scuole serali, refezione scolastica e case operaie. Nel campo dei servizi comunali l'Amministrazione Mombello puntò inoltre alla municipalizzazione di alcuni servizi primari, tra cui in particolare l'acquedotto e l'illuminazione a gas, per ottenerne una gestione più oculata e una riduzione dei costi per la popolazione.
L'Amministrazione Mombello condusse anche in porto le trattative per la costruzione del nuovo Casinò Municipale, che erano rimaste interrotte nel 1900 dopo la rinuncia dell'impresario Foisnon. Il sindaco socialista si accordò infatti con l'architetto francese Eugenio Ferret, che avviò subito il progetto per la costruzione della Casa da Gioco sanremese. Nel 1902, però, anche Ferret stava per fallire per mancanza di finanziamenti quando intervenne provvidenzialmente l'ex sindaco Bartolomeo Asquasciati, titolare della Asquasciati Frères English Bank, che elargì all'imprenditore francese un finanziamento di 1.200.000 lire per la prosecuzione dei lavori. Il 5 novembre 1903 venne quindi firmato ufficialmente il contratto per la costruzione e l'esercizio del Casinò tra il sindaco Mombello e lo stesso Ferret, che si impegnava ad erigere a suo rischio e pericolo sul terreno comunale del giardino Maria Vittoria un Casinò, che avrebbe dovuto comprendere una sala per spettacoli, un giardino d'inverno, una sala delle feste, un salone da conversazione, un salone di lettura e corrispondenza, un circolo con annessa sala da gioco, un ristorante e un caffè con tutti i relativi servizi. L'impresario francese si impegnava inoltre per contratto a terminare tutti i suddetti lavori entro il termine massimo di sedici mesi dalla data di accettazione dell'atto da parte dell'Amministrazione Comunale. Per quanto concerneva invece il periodo di esercizio della Casinò, venne stabilito che esso sarebbe durato dal 15 dicembre al 15 aprile di ogni anno, nel corso del quale si sarebbero tenuti dei concerti nel pomeriggio o alla sera e delle rappresentazioni teatrali in numero non minore di tre per settimana. Il contratto fissò inoltre in trent'anni la durata della concessione a partire dall'apertura della nuova Casa da Gioco. L'atto, redatto dal notaio di Perinaldo Mario Raimondo, venne ratificato dal prefetto di Porto Maurizio De Rossi il 16 aprile 1904. Il contratto del 1903 venne infine perfezionato da una successiva Convenzione addizionale, siglata il 17 giugno 1904 tra il Comune di Sanremo e Ferret, intesa a chiarire alcune questioni sorte nel frattempo tra l'Amministrazione Comunale e l'impresario francese in merito alla gestione finanziaria del nuovo Casinò. Portati a termine i lavori di costruzione, la Casa da Gioco sanremese venne quindi ufficialmente inaugurata la sera del 12 gennaio 1905 con una festa posta sotto l'alto patronato del prefetto di Porto Maurizio e del sottoprefetto di Sanremo a profitto degli istituti di beneficenza della città, seguita da un concerto di musica classica diretto dal maestro Giannini. All'architetto Ferret, che gestì il Casinò per due anni e tredici giorni, subentrò nel gennaio 1907 Augusto Lurati, che avrebbe retto la Casa da Gioco sanremese fino al settembre 1919. Nel corso dell'Amministrazione Mombello venne anche rivolta particolare attenzione alla promozione delle attività culturali, come dimostra la fondazione dell'Università Popolare Sanremese, sorta su iniziativa dell'Associazione della Stampa Sanremese e Ligure, e inaugurata l'8 novembre 1903 nei locali delle Scuole Tecniche alla presenza delle massime autorità civili e militari della città e di un folto pubblico. Negli anni successivi il nuovo istituto scolastico avrebbe quindi svolto un'intensa attività didattica che vide la partecipazione di numerosi cittadini frequentanti i vari corsi previsti dallo Statuto dell'Università e tenuti da docenti particolarmente illustri e qualificati.
Nel luglio 1906 gli elettori sanremesi furono nuovamente chiamati alle urne per rinnovare il Consiglio Comunale. Anche in questa tornata risultò vincente la lista socialista, nella quale ottenne il maggior numero di voti l'avvocato Orazio Raimondo, che venne eletto sindaco della città nel corso della prima seduta del nuovo Consiglio Comunale. Appena insediato in carica, il neosindaco presentò il suo programma, che voleva essere all'insegna della continuità con l'operato dell'Amministrazione precedente tramite la prosecuzione delle opere messe in cantiere tra il 1902 e il 1906, tra cui in particolare l'ampliamento dei corsi a levante e a ponente della città, il recupero della caserma Umberto I e la costruzione della nuova caserma a San Martino, e la realizzazione della strada carrozzabile per San Romolo allo scopo di favorire le piccole attività rurali. Tra gli altri punti qualificanti del programma vi erano anche la municipalizzazione dell'acquedotto e dell'illuminazione elettrica, la gestione del Casinò e il completamento della linea dei tram elettrici verso Taggia e Ventimiglia. La municipalizzazione dell'acquedotto sarebbe stata quindi effettivamente realizzata dall'Amministrazione Raimondo tramite un contratto stipulato il 25 giugno 1907 con l'ingegnere Ernesto Marsaglia, che sancì la cessione al Comune della gestione dell'Azienda dell'acqua potabile di proprietà della famiglia Marsaglia. La municipalizzazione dell'acqua potabile, superate le prime difficoltà di natura tecnica e amministrativa, avrebbe consentito all'Amministrazione civica di migliorare notevolmente tutto l'impianto idrico e soprattutto di conseguire la captazione e la regolare protezione igienica delle sorgenti. Il sindaco Raimondo si propose anche di operare a favore delle classi meno abbienti attraverso la costruzione di case operaie, del mercato coperto, di alberghi e case popolari e di nuovi edifici scolastici.
Un'altra importante iniziativa assunta dall'Amministrazione Raimondo fu quella di potenziare i collegamenti ferroviari tra il Basso Piemonte e la Liguria di Ponente tramite la proposta di costruire una linea ferroviaria che congiungesse queste due regioni attraverso la Valle Argentina. L'Amministrazione provinciale aveva peraltro già sostenuto la necessità di istituire un collegamento ferroviario atto a potenziare le attività commerciali nelle zone di Oneglia e Sanremo, proponendo la costruzione di una linea Ormea-Valle Impero-Oneglia. Le difficoltà pratiche per realizzare un simile progetto si rivelarono però moltissime e allora Raimondo propose nel 1906 di realizzare una linea Garessio-Pieve di Teco-Valle Argentina-Sanremo, finanziandone anche il relativo progetto da presentare agli organi competenti. La successiva mobilitazione di tutti i comuni della Valle Argentina portò all'istituzione di un Comitato pro-ferrovia, presieduto dallo stesso Raimondo, che per tutto il biennio 1907-08 lavorerà alacremente per ottenere l'approvazione del progetto, appoggiato anche dall'onorevole Giuseppe Biancheri. La questione ferroviaria fu comunque sempre al centro delle attenzioni del sindaco socialista, che portò avanti anche altre iniziative presso l'amministrazione delle ferrovie di Roma, quali la richiesta del raddoppio del binario Sanremo-Ventimiglia, dell'attivazione di un treno locale Nizza-Sanremo, dell'ingrandimento della stazione ferroviaria e dell'attivazione di un collegamento con il porto per il potenziamento delle attività commerciali. L'ultima fase dell'Amministrazione Raimondo fu inoltre caratterizzata da una serie di importanti avvenimenti quali l'inaugurazione del nuovo ospedale per bambini Nuñez del Castillo in un edificio progettato dall'ingegner Pietro Agosti, il Congresso nazionale di idrologia e climatologia e l'inaugurazione del monumento a Garibaldi.
Il Congresso nazionale di idrologia, climatologia e terapia fisica assunse in particolare una notevole rilevanza per aver riunito a Sanremo i principali esponenti della classe medica e climatologica italiana ed estera: dai direttori delle più importanti stazioni climatiche e termali italiane, come Ettore Baistrocchi di Salsomaggiore e Aristide Conti di Bagni di Castrocaro, ai professori di medicina delle principali università italiane, ai delegati delle società mediche straniere. Il Congresso rappresentò inoltre il coronamento dell'intensa attività svolta in quegli anni da un gruppo di medici di Sanremo, tra il cui il dottor Martemucci e il dottor Altichieri, rivolta all'ulteriore sviluppo e perfezionamento delle terapie climatiche e balneari. Il 26 aprile 1908 si svolse invece la solenne cerimonia di inaugurazione del Monumento a Garibaldi realizzato dallo scultore Leonardo Bistolfi. Nel corso dell'Amministrazione Raimondo si tennero anche importanti iniziative in campo sportivo e cinematografico che avrebbero ottenuto un successo straordinario quanto inaspettato negli anni successivi. Nell'aprile 1907 venne infatti organizzata la prima edizione della corsa ciclistica Milano-Sanremo, destinata a diventare una delle corse più importanti e prestigiose del ciclismo professionistico mondiale. Alla prima edizione della Milano-Sanremo, svoltasi il 14 aprile 1907, parteciparono soltanto 33 dei 60 corridori iscritti e venne vinta dal francese Lucien Mazan, detto Petit Breton, poi morto in combattimento il 20 dicembre 1917 a Vonziers nelle Ardenne durante la prima guerra mondiale.
La corsa, sostenuta anche da sovvenzioni comunali erogate a partire dal '15, si sarebbe quindi disputata, a parte due brevi interruzioni per motivi bellici nel 1916 e dal 1944 al 1945, fino ai giorni nostri, guadagnandosi il titolo di Classicissimai del ciclismo mondiale e registrando la partecipazione dei più quotati ciclisti professionisti del mondo. Durante il biennio di Amministrazione Raimondo venne anche costruito il primo cinematografo «permanente», nel senso di «stabile», in contrapposizione ai cinematografi precedenti che si muovevano da una città all'altra. Il primo di questi ultimi era stato montato nel novembre 1898 in un recinto di via Gioberti, al quale seguirono il Cinematografo Edison e il Cinematografo Lumière. Il primo cinematografo «permanente», che prese il nome di Eden, venne invece impiantato il nei locali dell'Eden Concert. Un anno dopo venne impiantato in via Vittorio Emanuele il secondo cinematografo cittadino, The American Cinematograph, di proprietà del signor Lindemer. A partire dal 13 maggio 1908 questo cinematografo cambiò proprietari e assunse il nuovo nome di Cinematografo Sanremese; ai primi di agosto dello stesso anno il complesso venne rilevato dal signor Carlo Vacchino, un intraprendente impresario sanremese, capostipite di una famiglia di illustri imprenditori cinematografici che avrebbero avuto un ruolo importante nelle future vicende dell'edilizia teatrale e cinematografica cittadina. Il 10 novembre 1907 venne invece inaugurato, in un locale di via Vittorio Emanuele situato accanto al Cafè Européen, il Cinematografo Parisiana diretto dall'ingegner Barbier. Nell'agosto dell'anno successivo questo cinematografo venne quindi intitolato a Marconi e passò sotto la direzione del signor Giuseppe Cassano. Nel dicembre 1916 il Marconi, rimesso a nuovo, avrebbe assunto il nome di Cinematografo Moderno, passando sotto la proprietà del signor Antonio Robiolo; dopo alcuni anni di attività, il Moderno sarebbe stato infine demolito intorno al 1922-23 per far posto ad un nuovo Cinemagrafo, il Centrale, inaugurato nel marzo 1924.
Nel maggio 1908, intanto, Raimondo aveva portato all'attenzione del Consiglio Comunale alcuni progetti relativi alla costruzione delle case operaie, dei bagni popolari, dell'albergo dei poveri e del mercato coperto, poi realizzati dall'ingegner Ameglio, che furono approvati dall'assise consiliare. Nel successivo mese di giugno, però, l'Amministrazione del sindaco socialista rassegnò le dimissioni e si svolsero nuove elezioni amministrative. Nel corso della campagna elettorale il partito costituzionale, che annoverava tra i suoi candidati personalità di spicco quali l'ingegner Pietro Agosti, Ernesto Marsaglia, Michele Manuel Gismondi, Giovanni Battista Onetti e l'avvocato Francesco Asquasciati, figlio dell'ex sindaco Bartolomeo, accusò la passata amministrazione di aver tradito le promesse elettorali fatte ai ceti meno abbienti. I costituzionali rimproverarono in particolare la Giunta Raimondo di aver portato praticamente alla bancarotta la città tramite una disastrosa gestione finanziaria della cosa pubblica. Il sindaco rispose allora ai costituzionalisti con alcuni articoli pubblicati sui giornali «Il Nuovo Pensiero» e «La Lotta», in cui rivendicò la corretta gestione finanziaria della sua Amministrazione, rinfacciando ai suoi oppositori di utilizzare questi argomenti soltanto per fare mera propaganda elettorale. Le elezioni si risolsero comunque in una netta vittoria del partito costituzionale, che tornò così alla guida dell'Amministrazione civica. Nell'agosto 1908, però, in seguito al sorgere di una serie di attriti e contrasti in seno alla nuova maggioranza consiliare, il prefetto ordinò lo scioglimento del Consiglio Comunale e insediò alla guida dell'Amministrazione il commissario prefettizio Aristide Garnier, al quale successe, nello stesso mese di agosto, Carlo Puoti, rimasto poi in carica fino al dicembre successivo. Sempre nel dicembre del 1908 si tenne quindi una nuova tornata elettorale, dalla quale uscì nuovamente vittorioso il partito costituzionale, che innalzò alla carica di sindaco l'esponente moderato Alfredo Natta Soleri, il quale resse l'Amministrazione Comunale fino al maggio 1910. Il 14 novembre 1909, intanto, il giornalista sanremese Giacomo Gandolfi aveva fondato un nuovo periodico bisettimanale, «L'Eco di Sanremo», che sarebbe stato pubblicato fino al 14 febbraio 1913; poco più di tre anni dopo, lo stesso Gandolfi si fece anche promotore della fondazione di un nuovo foglio di informazioni locali, «L'Eco della Riviera», nato il 19 marzo 1916 dalla fusione del cessato «L'Eco di Sanremo» e della rivista «La Riviera». Il nuovo giornale, pubblicato fino agli anni Novanta del Novecento, avrebbe quindi svolto, per oltre tre quarti di secolo, un ruolo di primaria importanza nell'ambito dell'informazione locale come unica testata giornalistica sanremese. Frattanto la municipalizzazione dell'acquedotto creò le condizioni per istituire un organo appositamente incaricato di gestire la distribuzione dell'acqua e dell'energia elettrica erogate dal Comune, che fondò a questo scopo l'Azienda Municipalizzata Acquedotto ed Impianto Elettrico, entrata in funzione il 15 maggio 1910. Nel giugno successivo si tennero invece nuove elezioni amministrative, che confermarono la fiducia dell'elettorato sanremese al partito costituzionale, che nominò sindaco per un secondo mandato consecutivo Natta Soleri, rimasto poi in carica fino al novembre 1913. Nel novembre del '13 si verificò però una crisi della Giunta che portò alle dimissioni di Natta Soleri e alla nomina del commissario prefettizio Luigi De Lachenal, al quale successe nel gennaio 1914 il commissario Pietro Balbi Viecha, che avrebbe retto le sorti dell'Amministrazione Comunale fino al maggio del 1915.
Durante l'amministrazione commissariale di De Lachenal venne completato un nuovo edificio religioso cittadino, la Chiesa Russa Ortodossa, solennemente inaugurata il 23 dicembre 1913. La nuova chiesa, eretta nel corso del 1913 dall'impresa Vernassa su disegno degli ingegneri Pietro Agosti e Tornatore, era stata costruita in cemento armato da un'equipe diretta dall'assistente Francesco Malacrida, che aveva terminato l'opera in cento giorni lavorativi. L'edificio sacro, dedicato a Santa Caterina Martire e al Santo taumaturgo Serafino di Sarov, ma detto comunemente Chiesa di Cristo Salvatore, fu aperto, subito dopo la sua inaugurazione, all'esercizio regolare del culto russo-ortodosso. Nell'autunno del 1913, intanto, la città era stata sconvolta da una terribile tragedia: la mattina dell'8 novembre, infatti, la contessa Maria Tiepolo, discendente da un illustre casato veneziano e moglie del capitano del 1° Reggimento bersaglieri Ferruccio Oggioni, allora accasermato a Sanremo, aveva ucciso con un colpo di pistola in viso l'attendente del marito Quintilio Polimanti. Appena compiuto l'omicidio, la Tiepolo venne disarmata dalla moglie del capitano Bosio, un collega del marito, con l'aiuto della moglie del professor Sghinolfi. La contessa, subito interrogata in merito all'accaduto, affermò che, per difendere l'onore dei suoi due figli, che si trovavano in quel momento a scuola, era stata costretta ad uccidere il giovane bersagliere originario di Ascoli Piceno per legittima difesa. La dichiarazione della Tiepolo venne allora creduta, mentre il marito, informato del fatto, si era precipitato immediatamente in casa della moglie e aveva trovato ancora nel corridoio dell'abitazione il cadavere del proprio attendente. Tra la contessa e il giovane soldato doveva comunque essere avvenuta molto probabilmente una colluttazione, come dimostrato dalle numerose graffiature riscontrate sul volto dell'ucciso. Informate le forze di polizia, arrivarono sul posto il giudice istruttore Pestarino, il procuratore del re Cammarota, il commissario Silvestri ed altri funzionari. In serata la nobildonna, accompagnata dall'avvocato Moreno, venne quindi condotta alle carceri giudiziarie. La contessa, che si trovava in stato di gravidanza, abortì inoltre in carcere venticinque giorni dopo l'arresto, mentre le perizie mediche accertarono che il nascituro non era figlio del giovane bersagliere ucciso. Occorre inoltre ricordare che la Tiepolo soffriva spesso di crisi depressive e che, qualche anno prima, un suo fratello si era ucciso a Parma. Intanto i giornali locali e nazionali avevano diffuso la notizia dell'omicidio, che destò un'enorme impressione e fu oggetto di feroci polemiche tra innocentisti e colpevolisti. Pochi mesi dopo l'uccisione di Polimanti si svolse il processo alla Tiepolo presso la Corte d'Assise del Tribunale di Oneglia, che ebbe inizio il 14 aprile 1914.
Il processo, che suscitò un grandissimo interesse in tutto il Paese, era presieduto dal cavaliere Leati, mentre il cavalier Margottini sosteneva la pubblica accusa. Nel corso del processo l'aula del Tribunale di Oneglia fu costantemente affollata da moltissime persone che erano venute da molte località per assistere alle udienze. La contessa era difesa dall'avvocato Orazio Raimondo, mentre l'avvocato Francesco Rossi di Bordighera sosteneva la parte civile. Dopo otto ore di Camera di Consiglio, il cancelliere Boria lesse il verdetto dei giurati, con cui la contessa fu assolta dall'accusa di omicidio, perpetrato per legittima difesa, e scarcerata seduta stante. La notizia dell'assoluzione destò una grande impressione in tutta Italia, spaccando l'opinione pubblica tra coloro che approvavano la decisione della giuria di Oneglia e quelli che ritenevano la sentenza ingiusta in quanto giudicavano troppo ardita la tesi della legittima difesa sostenuta dall'imputata e accettata dai giurati del processo. Nel corso dell'età giolittiana furono anche compiuti importanti lavori nell'area portuale sanremese.













