Prendendo spunto dalla recente e interessantissima conferenza del valente storico e musicista locale Freddy Colt all’Unitre di Sanremo su alcune “glorie” della nostra tradizione musicale, il nostro lettore Andrea Gandolfo ci ha inviato alcuni cenni biografici su due dei tre musicisti matuziani trattati da Colt nella sua conferenza, ossia Pippo Barzizza e Nicodemo Bruzzone. Ecco il racconto delle loro vite:
Pippo Barzizza, nato a Genova il 15 maggio 1902 da Giuseppe e Fortunata Battaglieri, imparò a suonare il violino fin da giovanissimo. Iscrittosi alla facoltà di Ingegneria, trascurò gli studi per esibirsi nei locali della sua città natale, passando dal pianoforte alla fisarmonica, dal sassofono alla batteria e quindi alla composizione e all’orchestrazione. Dopo aver suonato come strumentista nelle formazioni orchestrali dirette dai fratelli Di Piramo, iniziò a dar vita a formazioni nelle quali egli stesso ricopriva il ruolo di arrangiatore e direttore. Tra esse quella che lo avrebbe lanciato fu la Blue Star, con cui debuttò a Milano nel 1925 e che gli consentì di raggiungere rapidamente il successo non solo in Italia ma anche all’estero, grazie al suo stile alla “americana” con uno swing molto accentuato e la sezione fiati in evidenza. Nel 1936 venne nominato direttore stabile dell’Orchestra Cetra di Torino, il complesso ufficiale dell’Eiar, l’ente radiofonico di Stato, dove sarebbe rimasto fino al 1943. Negli anni torinesi la collaborazione con cantanti di successo come Alberto Rabagliati, Norma Bruni, Silvana Fioresi, Otello Boccaccini, il Trio Lescano, Natalino Otto, e il lancio di celebri arie come La canzone del boscaiolo e Sera, gli assicurarono ben presto una vastissima popolarità, che dovette però condividere con il maestro Cinico Angelini, fautore di un’orchestrazione più melodica e tradizionale. Negli anni Trenta e Quaranta lavorò anche molto come compositore e arrangiatore per incisioni di numerose canzoni, passando con disinvoltura da un genere all’altro in modo da toccare un po’ tutti i tipi di musica allora in voga in Italia. Nel dopoguerra cominciò a dedicarsi alle musiche per il cinema, scrivendo le colonne sonore di notissimi film, come Fifa e arena (1948), Anema e core (1951), Un turco napoletano (1953), Miseria e nobiltà (1954) e Il mattatore (1960). Nel 1949 ebbe anche un’esperienza come attore nel film I pompieri di Viggiù, mentre due anni prima aveva iniziato a collaborare con una rubrica tecnica alla rivista «Musica Jazz», fondata a Milano da Gian Carlo Testoni. La sua grande competenza nel campo della musica leggera confluì in quegli anni anche in un fortunato manuale, dal titolo L’orchestrazione moderna nella musica leggera, uscito a Milano per i tipi dell’editore Curci nel 1952 e più volte ristampato, che rappresenta un compiuto trattato sulla materia in lingua italiana. Dopo il ritiro dalle scene maggiori per motivi di salute nel 1960, si stabilì a Sanremo presso una villa in quartiere San Martino, dove continuò l’attività di musicista e compositore, scrivendo ad esempio alcuni brani dialettali per il coro della Famija Sanremasca diretto dal maestro Giuseppe Baudo, o fornendo la sua collaborazione alla “Compagnia Stabile Città di Sanremo” per le orchestrazioni delle musiche di scena della commedia U Ciaravüju, andata in scena nel 1977. Si interessò anche di cinema amatoriale come attivista del Cine Club Sanremo, e di musica sacra, componendo una Messa della Mercede, per la chiesa parrocchiale di San Martino. Nominato cittadino onorario di Sanremo, morì nella nostra città il 4 aprile 1994. È stato anche padre della celebre attrice teatrale e cinematografica Isa, che fu tra l’altro nominata Cittadina benemerita di Sanremo nel 1995. Alla sua memoria è stato infine intitolato un’importante premio per arrangiatori di musica leggera, istituito nel 2000 su iniziativa del Centro Studi Musicali “Stan Kenton” di Sanremo, e destinato a premiare artisti distintisi nell’arte dell’arrangiamento e dell’orchestrazione, oltre ai migliori musicisti emergenti nel campo della scrittura orchestrale per il jazz e la musica leggera di qualità.
Nicodemo Bruzzone nacque a Sanremo il 27 aprile 1922 da Francesco e Bianca Carbonetto. Appartenente a una famiglia sanremasca di lontane origini genovesi, sentì fin da giovanissimo la vocazione per la musica. Dopo aver appreso da autodidatta qualche accordo sulla chitarra, intraprese lo studio del violino, con pianoforte complementare, sotto la guida del celebre maestro Francesco Sfilio. Manifestò inoltre fin dall’adolescenza una spiccata vena compositiva, che espresse in romanze e canzoni come Serenata a Sanremo, scritta nel 1937 ed eseguita al Teatro Principe Amedeo dal tenore Gino Bagnasco sotto la direzione dello stesso Bruzzone. Negli stessi anni promosse la costituzione di alcuni gruppi di musica leggera, tra i quali spicca in particolare quello denominato “Ritmo Bianco”, che operava in seno al Gruppo Universitario Fascista matuziano, tenendo le prove nel ridotto del Teatro comunale ed esibendosi in concorsi, locali e feste in tutta la Riviera. La prima composizione stabile del gruppo era costituita da un quartetto, formato, oltre che da Bruzzone, da Lelio Cavallini, Giovanni Boeri e dal batterista-comico Francesco «Nini» Sappia, destinato a diventare in seguito il capocomico e il primo attore del teatro sanremasco. Nel 1941 il gruppo si aggiudicò tra l’altro il primo premio nella “Seconda Ora Dilettante”, una rassegna musicale a livello provinciale organizzata dall’Opera Nazionale Dopolavoro. Nel corso del secondo conflitto mondiale venne arruolato in Aeronautica e trasferito in Istria, dove diresse una banda militare presso Radio Zara. Dopo l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943, dovette però abbandonare l’attività musicale e si unì ai partigiani insieme alla fidanzata e futura moglie Anna, conosciuta sul fronte jugoslavo. Dalla Dalmazia rientrò allora precipitosamente in Liguria entrando nelle fila del movimento partigiano locale con il nome di «Capitano Gordon». Durante i mesi della guerra civile ebbe peraltro modo di comporre alcune arie, tra cui una suggestiva «ciarda», intitolata Da un balcone ungherese, e due Sonate cameristiche, poi rinvenute nel suo studio dopo la morte. Terminato il conflitto riprese l’attività musicale con la stessa passione di prima, come dimostrato tra l’altro da una trasferta a Bergamo nel 1946, grazie alla quale poté acquistare un pianoforte a grancoda, un contrabbasso e una chitarra di pregevole qualità. Nei primi anni del dopoguerra, archiviata l’insegna “Ritmo Bianco”, fondò l’Orchestra Bruzzone, specializzata in musica da ballo e intrattenimento. Della formazione fecero parte alcuni tra i migliori musicisti della provincia, tra i quali il sassofonista Gianni Tozzi Rambaldi, poi passato nel complesso di Renato Carosone, e il pianista imperiese Emilio Lepre, che sarebbe stato quindi sostituito dal maestro Giulio Del Santo. L’orchestra si esibì in quegli anni nei più rinomati locali della Riviera, come il “Damilano” di Bordighera, il “Daetwiller” e il “Morgana” di Sanremo, alternandosi a volte anche con altre celebri orchestre come quella di Cinico Angelini. Tra il 1946 e il 1948 Bruzzone avviò anche dei rapporti con gli editori musicali Globus, Settima e Canotti di Milano, che gli pubblicarono alcuni suoi brani di musica leggera. Nel 1951 l’editore sanremese Carlo Beltramo inserì il tango composto da Bruzzone, dal titolo Magdalena, in una raccolta di tanghi argentini destinati al mercato tedesco, dove ottenne un discreto successo tanto da venire anche inciso su un disco Polydor dall’orchestra di Alfred Haus di Amburgo. Negli stessi anni ebbe pure l’occasione di farsi notare a livello nazionale nelle vesti di contrabbassista dell’orchestra che accompagnava in giro per l’Italia la cantante Nella Colombo, la quale tuttavia lo avrebbe esonerato in seguito alla precedenza da lui accordata, nel corso di una sfilata carnevalesca, ai componenti della banda folcloristica matuziana “Canta e Sciuscia”, fondata nel 1949, e di cui Bruzzone era allora direttore stabile. Verso la metà degli anni Cinquanta decise di trasferirsi con la famiglia a Londra, dove sarebbe rimasto per una decina d’anni esibendosi nei locali notturni con il “Bruzzone Quintet”, che proponeva, oltre ai successi internazionali dell’epoca e ai classici della musica leggera, anche canzoni originali scritte dallo stesso Bruzzone con la collaborazione del paroliere F.W.H. Dickens. Dopo il suo rientro dal Regno Unito, cominciò a dedicarsi alla direzione di gruppi amatoriali e formazioni bandistiche. In questa nuova veste venne chiamato a dirigere nel 1978 “I Növi”, una nuova compagine vocale-strumentale sorta su iniziativa della Famija Sanremasca con l’intento di rivalutare e divulgare il repertorio musicale tradizionale senza trascurare l’apporto di brani inediti. Nel suo nuovo incarico, oltre a riesumare alcuni classici autori vernacolari come Panizzi, Marabotto e Rolleri, scrisse o adattò suoi motivi con i testi dialettali del poeta Franco D’Imporzano, dalla cui collaborazione nacquero brani come Mati pè a müüxica, Pè scrive ina cansun, Ina stela e Freve a caranta. A causa di alcune divergenze programmatiche con la Famija Sanremasca, il gruppo si sarebbe poi reso autonomo nel 1980 trasformandosi in associazione culturale dal nome “Complesso Vocale Strumentale Sanremo”. Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Novanta si diede ad un’intensa attività didattica, dividendosi tra i locali del dismesso “Piccolo Teatro” della Federazione operaia sanremese e il Centro didattico musicale italiano di Ancona, dove impartiva lezioni di solfeggio, pianoforte, chitarra, mandolino, violino, fisarmonica e basso, oltre a corsi specifici di armonia e composizione. Da sottolineare in particolare il suo impegno per promuovere la diffusione del mandolino, uno strumento abbastanza desueto a cui indirizzò giovani talenti destinati al "Complesso Sanremo" e piccoli gruppi a plettro giovanili, per i quali scrisse anche arrangiamenti originali. Negli ultimi anni, contemporaneamente alla guida del "Complesso Sanremo", successe al professor Franco Chiappa, primo contrabbasso dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo, nella direzione dell’antica Banda Musicale “Pasquale Anfossi” di Taggia, mentre nel 1989 la neonata “Sanremo Jazz Big Band”, diretta da Livio Zanellato, gli avrebbe commissionato la scrittura di due arrangiamenti di sue composizioni originali. Nel 1997 collaborò anche con la scuola di musica “Ottorino Respighi” nell’orchestrazione di alcuni brani dialettali, che furono incisi su nastro in occasione del 40° anniversario di fondazione della Famija Sanremasca. Nella primavera del 1998 realizzò ancora alcuni arrangiamenti per il musical della “Red Cat Jazz Band”, andato in scena nell’estate successiva. Il maestro non ne poté tuttavia vedere i risultati in quanto, dopo una lunga malattia, si spense nell’ospedale di Fossano, in provincia di Cuneo, il 1° giugno 1998. Su iniziativa del Centro studi musicali “Stan Kenton”, si tiene ogni anno, dal settembre 1998, un concerto in suo onore denominato “Bruzzone Memorial”, che è stato inserito nell’elenco delle manifestazioni ufficiali dell’Assessorato al Turismo e che vede la partecipazione di amici, colleghi e allievi del maestro.
















