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Attualità | 05 marzo 2014, 07:31

In attesa del 50° dalla sua scomparsa, ecco il profilo di Antonio Rubino dal nostro lettore Andrea Gandolfo

Antonio Rubino nacque a Sanremo il 15 maggio 1880 da Giovanni Battista e Maria Sarlandiere.

In attesa del 50° dalla sua scomparsa, ecco il profilo di Antonio Rubino dal nostro lettore Andrea Gandolfo

In occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa del noto disegnatore, illustratore e poeta sanremese Antonio Rubino, che cadrà il prossimo 1° luglio, il nostro lettore Andrea Gandolfo ci propone un breve profilo biografico di questo nostro grande conterraneo, in vista anche delle celebrazioni che si terranno l'estate prossima per l’importante anniversario:

Antonio Rubino nacque a Sanremo il 15 maggio 1880 da Giovanni Battista e Maria Sarlandiere. A 17 anni compose tre poemi grotteschi: L’anabignombasi, Le galluppotoracicchegrafeidi e Poema baroko, quest’ultimo in tremila terzine. Dopo aver conseguito la maturità classica e vinto una borsa di studio, si iscrisse all’Università di Torino, dove nel 1903 si laureò a pieni voti in Giurisprudenza. Nel capoluogo piemontese aveva anche scoperto la sua vena artistica durante una visita all’Esposizione d’arte decorativa moderna del 1902, quando cominciò a disegnare le caratteristiche figure che avrebbero reso celebre il suo stile, passato alla storia come la “pittura Rubino”. Nel 1904 partecipò per la prima volta ad una manifestazione artistica, l’Esposizione di Cuneo, e una delle sue opere, La grandine, fu premiata con una medaglia d’argento. L’anno successivo conseguì invece il secondo posto al premio “Amici dell’Arte” di Torino, che gli fruttò la somma di cento lire. Ma quando stava per completare il biennio di pratica forense presso lo studio dell’avvocato Boyer di Torino, un articolo di Giuseppe Bevione, di entusiastico elogio per i suoi brani poetici e le illustrazioni di accompagnamento, dal titolo Un artista fantastico, pubblicato sulla rivista «La Lettura» del 1° aprile 1905, lo indusse a cambiare professione.

Stimolato dal giudizio di Bevione, l’editore musicale Augusto Puccio lo chiamò allora a Milano per affidargli le illustrazioni di alcuni spartiti: Valse d’Or, Re Olaf, Pierrot e la luna e poi altri pubblicati tra il 1906 e il 1909. Firmato il contratto con Puccio, Rubino si stabilì a Milano ed entrò a far parte della FAM (Famiglia Artistica Milanese), iniziando a collaborare con varie testate, tra cui «Avanti della Domenica», «L’Auto d’Italia», «L’Arte decorativa moderna», «Il Secolo XX», «Il Risorgimento Grafico» e «La Lettura». Nel 1906 avviò pure una proficua collaborazione con il settimanale per ragazzi «Il Giornalino della Domenica», diretto da Luigi Bertelli. Fu quindi tra i collaboratori scelti da Silvio Spaventa Filippi per dar vita al «Corriere dei Piccoli», il nuovo settimanale illustrato per ragazzi che apparve in edicola il 27 dicembre 1908 e con il quale Rubino avrebbe collaborato, seppur con alcune interruzioni, per oltre un cinquantennio, creando più di tremila tavole a colori. Notevole successo riscosse intanto nel 1909 L’esposizione Omeopatica del Cattivo Gusto. Affermatosi come raffinato e fantasioso tavolista “all’italiana”, diede vita ad una cinquantina di caratteri, lavorando come illustratore ed autore per vari editori. Tra i suoi lavori più significativi si segnalano: Coretta e Core (1909); Versi e disegni (1911); I balocchi di Titina (1912); In Flemmerlanda (1913); Viperetta (1919); Tic e Tac (1919); Lillo e Lalla (1920); Fata Acquolina (1920); Grufoletto (1920); La scuola dei giocattoli (1922); Fil di sole (1924); Teatro minimo (1925). Nel 1916 venne chiamato alle armi e fu inviato sul Monte Grappa come ufficiale nel 68° Reggimento Fanteria presso l’Ufficio Cartografico istituito per l’allestimento di trincee e baraccamenti. Tra il 1918 e il 1919 collaborò a «La Tradotta», un giornale in grigioverde destinato ai soldati della 3ª Armata. Dopo aver temporaneamente sospeso la collaborazione con il “Corrierino”, nel 1926 assunse la direzione del «Balilla», un settimanale destinato ai ragazzi in camicia nera. I rapporti con l’editore però si deteriorarono e Rubino venne censurato ed allontanato dopo tre anni di collaborazione.

Passato a «Il Cartoccino dei Piccoli», edito a Monza dai fratelli Boschi, collaborò con la torinese «L’Illustrazione del Popolo» e nel 1929 fondò per i piccoli amici de La Rinascente «Mondo Bambino». Tornato nel 1931 al «Corriere dei Piccoli», vi restò per tre anni prima di trasferirsi alle edizioni Mondadori quale direttore di varie testate per ragazzi: «Topolino» (1935-38), «Albi d’Oro» (1935-38), «I tre porcellini» (1935-38), «Paperino» (1937-1940). Nello stesso tempo, dopo aver dato alle stampe dodici volumetti della “Bibliotechina prescolastica” nel 1928, pubblicò Il frottoliere (1930), Le avventure di Pippo Frottola (1936), Fiabe quasi vere (1936), Finestra aperta (1937), Pupi, giocattolo infelice (1938), Il castello degli spaventi (1939). Nel 1940 venne chiamato dalla Incom per tentare a Roma l’avventura del disegno animato. Nonostante lo scarso sviluppo del settore e le notevoli difficoltà tecniche e organizzative derivanti dal clima bellico, affrontò con entusiasmo l’impresa e portò a termine Nel paese dei ranocchi, un cortometraggio a colori premiato alla Mostra di Venezia nel 1942. Appassionatosi del cinema d’animazione, realizzò anche un secondo cortometraggio: Crescendo rossiniano, che però non sarebbe mai giunto sugli schermi a causa delle vicende belliche.

Concluso il conflitto, durante il quale terminò di comporre l’inedito Il mistero del tempo, riprese a collaborare a varie testate: «Bambola» (1947), «Gazzetta dei Piccoli» (1947), «Modellina» (1947). Nella città natale fondò il «Gazzettino della Riviera dei Fiori», che prese poi il nome de «Il Gazzettone» e quindi di «Gazzetta di Sanremo»; successivamente pubblicò Il libro di Bel Vedere (1947). Ritentato dal cinema d’animazione, brevettò una macchina da presa “sinalloscopica”, con la quale realizzò il suo terzo film I sette colori nel 1955. Intanto, su invito del direttore Giovanni Mosca, aveva ripreso la collaborazione con il «Corriere dei Piccoli», che proseguì fino al 1959. Nell’ambito della sua attività artistica, ebbe modo di esprimersi anche come cartellonista pubblicitario per varie aziende, compositore (la ballata Il soldato focillato, 1919, con testo di Cesare Pascarella) e autore teatrale. Si spense il 1° luglio 1964 a Baiardo durante una passeggiata nel bosco di Pallarea. Il Comune di Sanremo lo volle ricordare dedicandogli la scuola elementare di Baragallo, mentre il Lions Club di Sanremo istituì il “Premio Antonio Rubino”, un concorso letterario nazionale di narrativa per ragazzi. Nel 1965, in occasione del primo anniversario della scomparsa dell’artista, la Famija Sanremasca fece collocare una lapide alla sua memoria sulla facciata della chiesa di Baiardo.

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