Il Festival di Sanremo parte all'insegna di un dejà-vu dell'edizione precedente, che vede di fatto medesimo cast e team autorale. Cantanti che ritornano da lunghi silenzi, come Antonella Ruggiero - bravissima ed eclettica, voce unica nel panorama musicale italiano - e soprattutto Ron, assente dalle scene discografiche da un bel po': sono sicuro che da lassù il caro Lucio Dalla farà il tifo alla grande per il suo allievo prediletto di sempre. E poi qualche nome della nuova scena italiana - che al grande pubblico resta pressocchè sconosciuto -, artisti in cerca di rilancio come Francesco Renga e Francesco Sarcina (ora solista, ex voce de Le Vibrazioni) sperando magari in qualche concerto estivo in più a cachet maggiorato. Il resto? Facce da reality con alterne fortune musicali.
Siamo in tempo di carnevale, spero non si riveli tale anche il carrozzone canoro ligure, evento febbrile sempre pronto a suscitare polemiche e opinioni di vario genere. La tv è cosa seria, il turpiloquio - anche soltanto prestato alla comicità per strappare un sorriso al pubblico a casa in tempo di crisi - per nulla invece, per quel che personalmente mi riguarda. Anzi, lo trovo un mero strumento per ovviare spesso alla carenza dei copioni: i quali, mi auguro, non siano da propaganda politica di alcun colore, simbolo o bandiera. Mi appello in tal senso al buongusto e al buonsenso di Luciana Littizzetto: che faccia fare bella figura ai piemontesi non tradendone la reputazione, gente da sempre esempio di stile e bon ton che non ama parolacce e affini.
Beppe Grillo? Continui a fare il "politico" tranquillamente nella sua dimora a Genova. Per far spettacolo ha avuto tanti anni da fine anni Novanta a oggi: perchè aspettare proprio questo Sanremo? Dubito anch'io - come ha dichiarato il popolare giornalista tv Antonio Lubrano all'Adnkronos - che vada lì, se davvero lo farà, per ascoltare le canzoni. Una simile eco mediatica fa gola a tutti, lui compreso, che in materia di strombazzamenti mediatici è un vero maestro.

















