Prove fiume oggi per i 14 cantanti in gara che hanno interpretato tutte le 28 canzoni. Coinvolgente la scenografia che raffigura un palazzo del '700 'abitato' dall’orchestra, d’effetto anche le luci e l’atmosfera creata, almeno nelle prove, dal regista Forzano. Gli artisti scendono 'in pista' nell’ordine di partenza delle due serate.
A rompere il ghiaccio martedì sarà Arisa, con la sua solita aria da bambina smarrita, ma senza incertezze le sue interpretazioni. Jeans e maglioncino, capello corto e faccia pulita interpreta “Lentamente (il primo che passa)” una sorta di marcia romantica, dolcissima, meglio di “Controvento” che ha come sfondo un incessante battito.
Dopo di lei arriva il rap di Frankie Hi-Nrg Mc. Jeans e maglioncino anche per lui, pass al collo entra con passo “molleggiato”. La sua interpretazione di “Un uomo è vivo” è coinvolgente e al termine lancia in alto un fiore giallo che domani sera si porterà all’occhiello. Più orecchiabile e canticchiabile “Pedala”, con un non so che di Raggae.
Arriva il giovane Renzo Rubino e si mette in prima fila ad ascoltare le prove, proprio quando sul palco sale l’inscalfibile, quasi imbronciata, Antonella Ruggiero. “Quando balliamo” ricorda un bel walzer gitano, ma la canzone che più mette in risalto la sua immensa voce, e che ricorda i vecchi tempi dei Matia Bazar, è sicuramente “L’impossibile è certo”.
Sempre per restare in tema di grandi voci, dopo una lunga preparazione, si affaccio sul palco dell’Ariston Raphael Gualazzi accompagnato da Sir Bob Cornelius Rifo, ovvero The Bloody Beetroot e dal coro “Anno Domini Gospel Singers”. La prima canzone è “Liberi o no” dove esce fuori tutto il swing di Gualazzi, mentre in “tanto ci sei” si ascolta un’inedita quanto efficace incontro tra il jazz, l’elettronica, il blues e il gospel. L’immensa interpretazione di Gualazzi riesce sempre a sorprendere. Tra il pubblico compare anche uno dei favoriti, Francesco Renga, che scherza con Ron a proposito della sua capigliatura, in effetti folta e incontrollata “Poi la cambio” dice toccandosi la chiome come se fosse una parrucca.
Le prove continuano, i tecnici sollecitano il silenzio, e il quinto cantante della prima serata sarà Cristiano De Andrè. In lui è nel suo stile si intravede il padre. Forse con qualche chilo di troppo, pantaloni e camicia di jeans imbraccia la chitarra e da vita alle poesie cantate “Invisibili” e “Il cielo è vuoto”, forse non adatte al distratto pubblico di Sanremo, ma candidate al premio della critica.
Fa capolino anche Fazio, a controllare che tutto proceda per il meglio, perfezionista come è. Fa “ciao ciao” con la manina dal palco e poi scende in sala a salutare il maestro Peppe Vessichio, grande mattatore di questo Festival. Fazio il precisino però non si è accorto di avere il colletto della camicia messo male, segno dei primi sintomi di stanchezza, ma la sua assistente provvede subito a sistemarlo.
Questo è il festival dei single in senso musicale, l’unico gruppo in gara sono i Pertubazione, penultimi a cantare nella serata d’esordio. Il direttore d’orchestra è la grintosissima Andrea Mirò che si presenta con un ciuffo verde chiaro, chissà se lo porterà anche in prima serata. “L’unica” è, secondo me, il loro pezzo migliore, rock frizzante, ritmico, semplice ma allo stesso tempo frivolo. Troppo banale invece “L’Italia vista dal bar”.
Giusy Ferreri con l’immancabile look da vamp, invece non canta. E’ sotto antibiotici e cortisone e preferisce preservare la voce per martedì sera. Ascolta l’orchestra che suona le sue canzoni “L’amore possiede il bene” e “Ti porto a cena con me”. E’ finita la prima serata, ma le prove continuano. Solo 15 minuti di interruzione per permettere all’orchestra e ai cameramen di fare “pipì”.
Mercoledì il primo dei “Campioni” in gara sarà Francesco Renga. Della sua capigliatura arruffata abbiamo già parlato, ma della sua splendida giacca di pelle marrone, molto vintage no. Quasi un ragazzo anni ’70, bottiglietta d’acqua indispensabile per schiarire la voce che esplode in “A un isolato da te”, romantica quanto basta e perfetta per la sua interpretazione. Bella anche “Vivendo adesso” in cui si concede un assolo di sola voce…se lo può permettere.
Tanto per restare in tema vintage entra in scena Giuliano Palma, vestito di tutto punto, completo impeccabile giacca e pantaloni, ti coinvolge con il suo ritmo soul e rock e sembra di avvero di stare in un Sanremo di altri tempi. Gioca con l’asta del microfono. Più coinvolgente “Un bacio crudele”, ma se la gioca con “Così lontano”.
Capelli rossi, occhiali da vista e un lunghissimo vestito da sera nero e giallo. E’ Noemi, con il suo timbro particolare e inconfondibile. Sarà la terza a cantare mercoledì sera. Porta due brani molto impegnativi: “Bagnati dal sole” forse la melodia più difficile e “Un uomo è un albero” dove la sua voce esplode in un ritmo sfrenato. Inutile dire che è una delle favorite alla vittoria.
Da spettatore a protagonista, è la volta dell’ex “giovane” Renzo Rubino, vestito da ragazzo della porta accanto, barba incolta e viso acqua e sapone. Entra il piano a mezza coda, si siede, ma quando interpreta le sue canzoni non riesce a star composto sullo sgabello. Ha grinta da vendere e i suoi pezzi sono originali, coraggiosi. “Ora” è ad alto impatto, mentre “Per sempre e poi basta” è davvero da ascoltare.
In sala siamo quasi allo stremo delle forze, una maratona davvero lunga che continua con un classico che non invecchia mai: Ron. Biondo quasi platino sembra sempre un ragazzino sia fisicamente che per quanto riguarda la voce. Perfetta l’interpretazione di “Un abbraccio unico”, la canzone che ci si aspetta da Ron, mentre più originale “Sing in the rain” una sorta di incrocio da musica pop e country, il western si “infabula” grazie ad un suonatore di bengio e ad un classico fischiettare.
Siamo al penultimo, l’ecclettico Riccardo Sinigallia. Lineare e composto. Il brani “Prima di andare via”fila liscio, mentre nel secondo “Una rigenerazione” pasticcia un po’ con le parole. “Giuro che domani me la ricordo” promette.
Dulcis in fundo Francesco Saracina, che chiuderà le esibizioni dei Campioni mercoledì. L’ex leader delle Vibrazioni si presenta alle prove con un impeccabile completo grigio, camicia scura e occhiali da sole. E’ il suo esordio da solista, ma la sua voce resta associata ai grandi successi del gruppo. Le canzoni ricordano lo stile Vibrazioni, del resto le ha scritte tutte lui, “Nel tuo sorriso” e “In questa città” sono entrambe degne di passare il turno.
14 Campioni, 28 canzoni, dopo quasi 3 ore di prove la prima giornata termina qui. Non c’è tempo per i pettegolezzi e per scambiare due parole con i protagonisti del Festival, tutto deve essere pronto e perfetto. E allora che il 64° Festival della Canzone Italiana vada ad incominciare, pronto a farsi giudicare.

















