E' arrivato a Sanremo l'atteso violinista italiano Uto Ughi. Tra gli ospiti di punta del calendario eventi organizzato per il cinquantenario di attività del Teatro Ariston, il Maestro questo pomeriggio ha incontrato il pubblico per presentare la sua autobiografia dal titolo “Quel diavolo di un trillo”.
Un incontro di conversazione, anticipazione del grande appuntamento che si terrà domani sera alle 21.15 con il concerto al Teatro accompagnato al pianoforte da Alessandro Specchi. Accolto da Walter e Carla Vacchino, il violinista ha condiviso racconti e riflessioni sulla sua vita nella città simbolo della musica.
“In questo libro ho voluto mettere in evidenza alcuni personaggi straordinari che ho conosciuto durante i miei viaggi – ha spiegato il maestro - Non avrei mai pensato di scrivere un libro però quando mi è stato chiesto mi sono detto: perchè non ritornare alla memoria di un tempo, a quelle emozioni che mi hanno lasciato un segno? È stato rivivere situazioni dopo tanti anni con un'ottica diversa”.
Lettore appassionato, Ughi ha ricordato l'influenza della cultura nella musica e viceversa facendo riferimento anche della realtà: “Amo molto le letterature, ho conosciuto grandi scrittori che mi hanno dato idee per il futuro. La musica non è fatto isolato da un pensiero, oggi si fa musica quasi passivamente invece il pensiero è fondamentale. La musica esprime un pensiero – ha spiegato il musicista - ma è carente nelle scuole. Siamo il paese più ricco di geni musicali e siamo gli ultimi a saperlo. Abbiamo un miniera ricca di capolavori che potrebbe dare gioia a milioni di giovani ed è disattesa”.
Inevitabile il riferimento alla musica nella città della musica: Sanremo. “Io penso che la musica deve andare dappertutto ed è un bene che anche il festival si apra anche ad un'altra musica. Esiste una musica popolare e una musica più meditata, riflessiva – ha concluso Ughi - allora è giusto che tutte le musiche vengano coltivate con la stessa assiduità, ci vuole una par condicio d'informazione. Mi sembra che sia troppo di parte nella musica leggera”.
Infine il concerto: difficile sapere se il maestro suonerà un violino Guarneri del Gesù del 1744 o uno Stradivari del 1701 denominato "Kreutzer": “L'acustica in teatro sarà secca ci vorrà l'aiuto di una leggera amplificazione. Dipende dalla simpatia che lo strumento ha per la sala. Lo sapremo solamente domani”.



















