Un nostro lettore, il dott. Davide La Monica, ci ha scritto per esprimere la sua opinione sui comunicati di solidarietà che sono stati pubblicati nei confronti di Diego David:
"Queste mie considerazioni non vogliono nè difendere qualcuno nè tantomeno attaccare il giornalista in questione ma vogliono far notare come i comunicati di solidarietà dell'Avv. Fossati, di Luca Stufetti e della sua redazione facciano apparire Diego David come la 'vittima sacrificale' di 'attacchi personali fuori luogo e ingiustificati' (parole usate dall'Avv. Fossati nel suo comunicato) e i querelanti come coloro che cercano solo di 'imbavagliare' la pubblica informazione. Nella delicata materia del giornalismo vengono a contrapporsi due diritti di pari dignità: quello all'onore e quello di libertà di manifestazione del pensiero, entrambi costituzionalmente garantiti. Il confine tra libertà di stampa e violazione del diritto all'onore e alla reputazione è spesso molto sottile ma il giornalista ha il dovere di non oltrepassarlo. Nel caso di specie i querelanti avranno ritenuto di essere stati lesi nel proprio onore e nella propria reputazione per quanto scritto da Diego David. La querela è l'istituto che permette alla persona che si ritiene persona offesa da particolari reati di chiedere l'intervento dell'autorità giudiziaria per verificarne la sussistenza. Nei comunicati di solidarietà a David si equipara la querela ad 'un attacco intimidatorio' (parole di Luca Stufetti). Mi domando cosa ci sia di intimidatorio nel querelare una persona da cui si è convinti di aver subito un danno ingiusto? I giornalisti godono di un mezzo privilegiato per esprimere le proprie opinioni, il cittadino al contrario non ha questa opportunità ed ha come unico mezzo per difendere se stesso e la propria onorabilità il ricorso all'autorità giudiziaria. Nel caso in questione le espressioni di solidarietà nei confronti di Diego David appaiono faziose e pretestuose poichè solo nelle giuste sedi (quelle giudiziarie) verrà stabilito se il giornalista ha o meno oltrepassato il limite del diritto di cronaca. Queste mie considerazioni vogliono altresì sottolineare come nel nostro Paese sempre più spesso i processi si svolgano sulla carta stampata e non nelle sedi opportune. Questo fatto è inaccettabile per chi, come me, ha l'idea di uno Stato democratico, liberale e legalitario".














