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Al Direttore | 18 luglio 2012, 07:41

Sport e ruolo cruciale degli allenatori: nuova risposta del lettore Gianluca Melchiorre

Sport e ruolo cruciale degli allenatori: nuova risposta del lettore Gianluca Melchiorre

Un nostro lettore, Gianluca Melchiorre, torna scriverci su sport e ruolo cruciale degli allenatori:

"Si discuteva la scorsa settimana sulla priorità della diffusione dello sport sulla selezione e una lettrice di Sanremonews che ringrazio moltissimo, nel rispondermi ha sottolineato il ruolo cruciale che hanno in questo campo gli allenatori. Si perchè al di là di quelle che sono le scelte della società sportiva, il vero tramite con gli atleti sono loro, gli allenatori. Leggendo quanto scrive la lettrice di Sanremonews mi sono sentito tirato in ballo in quanto pure io sono un allenatore e certe contraddizioni le vivo sulla mia pelle ogni volta che entro in palestra:come conciliare il principio di non escludere mai nessuno con l'agonismo che è la forza motrice dei giovani atleti e un po', diciamolo, anche di noi allenatori/educatori? (per non parlare dei genitori che stanno sulle tribune...). Credo che come in tutti i grossi conflitti dell'essere umano la cosa migliore sia usare il buon senso e avere ben presente con chi abbiamo a che fare e come vedono le cose i ragazzi che stiamo allenando: una volta che abbiamo appurato che non siamo dei selezionatori e che non vogliamo escludere nessuno anzi cercare di far apprezzare lo sport che insegniamo al più gran numero possibile di aspiranti, dobbiamo fare i conti con la realtà. Il materiale umano con cui lavoriamo è molto variegato e ci sono ragazzi che hanno abilità innate o che apprendono con molta facilità, mentre altri impiegano più tempo; c'è chi progredisce in fretta all'inizio e poi perde l'entusiasmo e chi invece è costante e passo dopo passo cresce più degli altri; c'è anche chi è proprio negato, è la realtà siamo diversi uno dall'altro!

Poi ci sono le differenze oggettive con cui bisogna pure fare i conti: c'è chi partecipa sempre a tutti gli allenamenti con entusiasmo  e chi invece è meno presente o si impegna meno, chi è tanti anni che viene e ci sono i nuovi arrivati. Di fronte a tutte queste differenze è forza maggiore che ci sia una sorta di gerarchia all'interno del gruppo e sarebbe un grosso errore far finta di non vederla! I ragazzi inconsapevolmente già dopo pochi allenamenti ce l'hanno ben presente, ma anche il coach deve tenerne conto: non puo' prescindere dalla realtà! L'abilità del coach/educatore consiste nel porre obbiettivi diversi a seconda delle capacità di ogni singolo, dedicare ovviamente ad ognuno il tempo di cui a bisogno perchè impari al massimo delle sue potenzialità, e non nascondere le differenze che ci sono fra i vari atleti. Ognuno, anche il più imbranato, si dovrà sentire gratificato dall'aver superato (sicuramente a fatica) l'obbiettivo che l'allenatore gli ha posto, anche se altri avranno fatto meglio di lui. Facile? assolutamente no! Ma attenzione non si può fallire perchè l'allenatore è un personaggio che ha un magnetismo particolare per i ragazzi: ricordo quando ero bambino (erano altri tempi, ma non mi piace per niente dirlo) con i miei coetanei giocavamo tutti i pomeriggi a calcio sul campo dei PP. Giuseppini alla Fondura a Imperia e a quei tempi il problema dei genitori e degli educatori non era che i bambini facevano poca attività motoria ma che ne facevano troppa!!! Infatti le sgridate arrivavano sempre perchè si rincasava troppo tardi trascurando i doveri scolastici. Comunque un bel giorno un ragazzo che aveva si è no qualche hanno più di noi aveva preso l'iniziativa di allenarci e farci formare una squadretta, Giuseppe è il suo nome, ebbene per noi dei Giuseppini quell'allenatore era la massima autorità sulla terra, era la fonte del sapere e della giustizia! Un brutto voto a scuola, un castigo dai genitori o una sgridata del parroco non erano minimamente paragonabili al peso che aveva il giudizio del Mister! Perfino i genitori a volte lo pregavano di sgridarci se andavamo male a scuola consapevoli che avrebbe ottenuto più ascolto! Questa autorità che a noi adulti fa sorridere, dal punto di vista dei ragazzi è fortissima: se un allenatore anche involontariamente emargina un atleta o lo fa sentire in qualunque modo superfluo, estraneo al gruppo quella è una condanna senza vie d'uscita: bisogna tenerlo sempre presente in questa straordinaria attività".

Carlo Alessi

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