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Cronaca | 06 luglio 2012, 12:28

Millanta conoscenze con il boss Santapaola: oggi nuova udienza in aula per Giovanni Caruso

E' stato ascoltato l'ex capo della Mobile. Revocati gli arresti domiciliari con l'obbligo di non avvicinarsi alla parte offesa.

Millanta conoscenze con il boss Santapaola: oggi nuova udienza in aula per Giovanni Caruso

Dopo un’udienza durata un’ora e mezza, torna in libertà Giovanni Caruso, 33enne incensurato, proprietario di un noto negozio di frutta e verdura in corso Matuzia. L’uomo aveva fatto credere ad una donna di origini catanesi di essere il contatto diretto tra Sanremo e la cosca Santapaola, tutto questo per estorcerle del denaro. I fatti tra l'altro sembra che possano trovare un qualche collegamento con l'incendio ad un auto avvenuto nella zona del Porto Vecchio lo scorso 13 gennaio. Un episodio di cronaca che aveva riscosso molto clamore visto che l'automobile in questione era di un sottufficiale della Capitaneria di Porto di Sanremo ma in uso proprio a sua moglie, la donna vittima dell'estorsione. 

Nell’udienza di questa mattina, la prima, erano presenti sia l’imputato che la parte offesa ed è stato ascoltato l’ex dirigente della Squadra Mobile, Alessandro Carmeli, che ha riferito i dettagli dell’indagine partita dall’incendio di un’auto, appartenente ad un ex sottoufficiale della Capitaneria di Porto di Sanremo, marito della donna. Ad oggi comunque Caruso viene di fatto accusato solo dell'estorsione continuata ma non dell'incendio doloso in quanto non ci sono prove che lo collochino materialmente sulla scena dell'accaduto. Carmeli, di fatto, ha spiegato che dai filmati non era stato possibile risalire agli autori materiali dell’attentato e, successivamente erano emerse due piste: una relativa a delle presunte minacce, fatte da alcuni pescatori al militare e l’altra nei confronti della moglie, in via eventuale. Questo perché l’auto, seppur di proprietà del militare, era in uso esclusivo alla moglie. Partirono così delle intercettazioni sulle utenze dei due e, poco dopo emersero alcuni messaggi, nei quali si faceva riferimento ad un ‘qualcosa di dovuto’ e che lei avrebbe dovuto corrispondere.

Nell’arco di un mese, rispetto all’attentato, emersero circa un’ottantina, tra telefonate ed sms sull’utenza della donna. Gli agenti della Mobile accertarono che si trattava esclusivamente di chiamate ingresso al cellulare della donna e che erano tutte provenienti da cabine telefoniche vicine al negozio, dove lavorava Caruso. Alla fine gli agenti si appostarono nei pressi di una cabina, dove identificarono l’uomo durante una telefonata. Nel corso della testimonianza sono emersi anche i dettagli relativi all’aspetto più curioso della vicenda, ovvero che il Caruso avrebbe camuffato nelle telefonate la propria voce, a volte presentandosi come Cosima e Carmelo. In diverse occasioni si rammentava il debito che aveva contratto la donna, facendo riferimento anche ad un tale Francesco, che gli inquirenti identificarono come ultimo destinatario dello stesso. Il tutto ricollegato a Francesco Santapaola, attualmente detenuto ma soprattutto figlio del boss Nitto. Ma il tutto solo millantando l’amicizia con Santapaola, per cercare di recuperare il credito.

Sembra che l’escamotage dell’uso di questo personaggio fosse stato utilizzato solo per spaventare la donna, facendo leva su una passata relazione che lei aveva avuto in gioventù proprio con Francesco Santapaola. L’udienza è terminata con un rinvio al 20 di luglio per il conferimento dell’incarico sulle intercettazioni. Inoltre il giudice Eduardo Bracco ha disposto la revoca degli arresti domiciliari per Caruso, con l’imposizione di un qualsiasi tipo di avvicinamento tra l’imputato e la donna.

Stefano Michero

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