“A San Bastiàn i di s’allonga in passu de gaglina a San Valentin in passa de can” Il giorno di San Sebastiano i giorni si allungano un passo di gallina a San Valentino a un passo di un cane. Per quella giorno ci sarà una montagna di rose sul mercato: comprate solo rose certificate e suggeriamo di comprate solo rose del Ponente. Per la difesa dei diritti delle lavoratrici che in Etiopia coltivano questo fiore. Dobbiamo essere consapevoli e comprare solo rose “certificate”. a Bolzano (23 e 24 gennaio, presso l’Eurac) nel 2010 c’è stata a una conferenza internazionale per una floricoltura sostenibile. È stato un piacere incontrare coloro che, sia in Italia che in Europa, lavorano sul tema “fiori e diritti”, che era appunto il titolo della conferenza. Lavorano per far in modo che i fiori che arrivano in Europa dal sud del mondo siano prodotti con un minimo di equità, tutto questo ci è costato una buona parte della nostra floricultura guarda a caso si chiudono le porte quando i buoi sono scappati, con la benedizione dell’Europa! Sanremo piange la mancanza di un aeroporto che veniva costruito con i materiali di scavo dell’autostrada e del treno, il costo sarebbe stato diverso. O politici del Ponente hanno dormito e non hanno saputo copiare l’Olanda: è vero che sono i commercianti più furbi del mondo i nostri sono stati a curare il loro piccolo orticello… e il disastro è sotto gli occhi, tanto è vero che la rosa che in Italia acquistiamo dal nostro fioraio di fiducia, spesso senza sapere che, per il 90%, si tratta di una rosa in coltivata non in Olanda ma Africa, una volta era importata dal Kenya, ma ora viene totalmente dall’Etiopia. Il fiore che arriva dalle piantagioni africane è venduto alle aste olandesi a soli 7 centesimi di euro. Quella rosa è stata trasportata in aereo ad Amsterdam e poi distribuita, via terra, in tutta Europa, Sanremo compresa. Il boom della vendita di rose è in febbraio, a San Valentino, a maggio, in occasione della Festa della Mamma. Ecco la causa per cui le nostre serre e fasce sono incolte, grazie alla Comunità Europea. Così gli uliveti, i vigneti e frutteti ecc… Si produce altrove e si strangola il contadino, il floricultore l’allevatore ecc…mLa rosa Africana il lavoro è affidato quasi esclusivamente da donne. Chi ha visto le serre sostiene che c’è più cura per le piante che per le lavoratrici. Prima di entrare nelle nostre case o di rendere più romantico un appuntamento, la rosa viene trattata anche sessanta volte con prodotti chimici. Questo è un segnale che deve indurci a non dimenticare che dietro a ciascuna rosa ci possono essere situazioni tremende. Il giornalista Claudio Vaz afferma che c’è più cura per le piante che per le lavoratrici. Nessun porta guanti o indossa grembiuli di lavoro e mascherine per difendersi dai pesticidi, con la scusa che vengono spruzzati dopo l’uscite delle operaie. Prima o dopo il terreno sarà simile a quello sanremese, avvelenato, lasciando la gente del luogo con problemi immensi e senza soldi.
La denuncia dei missionari è implacabile. Nessun operaio ha un minimo di protezione sindacale o sanitaria. Le mucche che hanno mangiato gli scarti o erba intorno allo stabilimento sono morte, ma le donne che lavorano a 35 gradi nelle serre hanno problemi agli occhi, all’apparato genitale, una donna sterile in Africa non vale nulla! Le autorità etiopi sono fiere di aver trovato la “Ziway Roses” altrimenti avrebbero dovuto vivere di stenti, di nuovi produttori avranno a disposizione 500 ettari coltivabili per arrivare a 300 milioni di dollari di fatturato. Ben venga il lavoro, ma vorremmo che sui loro petali non scenda il sangue delle donne, che gli stipendi siano adeguati alle mansione e alle ore massacranti di lavoro. Questi nuovi schiavisti non hanno nulla da invidiare a quelli di una volta.
Le Compagnie Olandesi sbarca in Africa al lago Zjway vicino ad Addis Abeba ( letteralmente: Nuovo Fiore, fu fondata da un italiano nel 1888 il famoso frate cappuccino piemontese Cardinale Massaia con la collaborazione della Regina Taitù.) Gli Olandesi, prima erano attivi in Kenia per una sede di episodi che andavano dallo sfruttamento della mano d’opera agli abusi sessuali. L’Etiopia accolse la proposta che prometteva 100 mila posti di lavoro e varò una serie di leggi favorevoli agli imprenditori: esenzione di ogni tipo di tasse per cinque anni, comprese quelle doganali per macchinari, un affitto irrisorio 200 dollari per 500 ettari di terra coperte di serre, agevolazioni dalla banca mondiale e mano d’opera a basso costo ( mi vien da ridere come nel Ponente di Liguria, quando verranno i produttori olandesi a civilizzarci?). Queste facilitazione hanno permesso in solo due anni di quadruplicare il fatturato in due anni, grazie alla produzione 200 rose ogni metro quadrato, e al risparmio sugli stipendi degli operai sette Bir al giorno ( sessanta centesimi di euro, mentre nella vicina Kenia guadagnavano no un dollaro al giorno, dopo giuste proteste. Ecco perche le nostre serre sono un desolazione. Cosa serve l’Europa a fare ingrassare le varie caste compresa quelle delle rose. Dove sono i nostri politici a difendere i coltivatori italiani? In Kenia Il grosso della produzione avviene nei pressi del lago di Naivasha, 100 chilometri a nord-ovest di Nairobi. Si tratta di un bellissimo bacino, famoso per i fenicotteri, le cui acque vanno diminuendo perché usate per la coltivazione dei fiori. La cosa grave – l’ho potuto vedere con i miei occhi e anche sentire dalle testimonianze dirette delle donne che vi lavorano – è che le lavoratrici sono trattate male. Si usano pesticidi potenti, molti dei quali proibiti in Europa, senza un’attrezzatura adeguata. Per questo motivo, alcune lavoratrici sono diventate cieche. Inoltre, lavorando sei giorni su sette, mangiano e dormono accatastate in baracche che vengono fornite dalla ditta che produce fiori. Il salario è misero. Va detto che ci sono imprese che trattano meglio le persone e sono attente alla sicurezza e ai diritti basilari delle lavoratrici. Ci sono però molti casi in cui chi lavora è trattato come se non fosse titolare di nessun diritto.
Durante il convegno ci si è chiesto come poter cambiare questa situazione e, prima di tutto, come far passare queste informazioni, come farle arrivare all’opinione pubblica più vasta in Italia e in Europa. È giusto che si sappia che dietro queste rose ci sono tante lacrime .Intendiamoci: non si tratta di fare una campagna contro le rose. Non è questo lo scopo. Si vuole solo fare in modo che queste rose, che per noi europei sono un segno molto bello, siano prodotte da persone i cui diritti vengono riconosciuti e rispettati. Nel suddetto convegno perché si potesse approdare a conclusioni concrete. Nella dichiarazione finale, sottoscritta da rappresentanti di Austria, Germania, Olanda e Italia, ci si è impegnati a uno sforzo congiunto per far crescere nei consumatori la consapevolezza che è necessario acquistare solo fiori certificati, in difesa dei diritti sociali e ambientali e boicottino quelle imprese del settore che non rispettano i diritti umani. Viene spontanea una domanda perché non si proibisce l’importazione? chi rispetta i diritti umani di noi Ponentini ? I nostri politici, gli Olandesi? Camera e Senato si divertono a giocare memori degli antichi Ludi Cartacei e la Lega pura e dura , anche lei come gli Olandesi investe in Africa, nel Ponente, secondo lei non c’è spazio, non siamo in Padania?!














