Sanremo nel 1880 aveva 7.000 abitanti e 7.000 turisti fissi durante l’anno: Aveva tremila posti letto, le navi passeggere sbarcavano 20.000 turisti l’anno. Basti pensare che un solo Grande Hotel Victoria (1875) nel mese di ottobre dimorassero 2.000 forestieri! Al Grand HOTEL D’Angleterre 1000, al Grand’Hotel de San Remo 300 famiglie, più le 30 ville che venivano affittate a miliardari. Il tutto leggendo i giornali di allora era reso pubblico tipo: “ Oggi e arrivato a Sanremo la signora contessa Oldufieff, nata principessa Abamalech-Lazareff è arrivata in questi giorni scorsi a Sanremo con la sua famiglia e il suo seguito e si è sistemata nella Villa Vittoria , vicino all’Hotel des Anglais. Si è arrivato al punto che il Monsignor… Parroco di Monza venisse messo nell’elenco accompagnato dal seguito composto da parenti: dalle sorelle e famigliari.
Tra cui la Villa Guidi che dal 1976 fu affittata a S.M.I. Imperatrice di Russia. Nel 1878, da Parigi in treno a Sanremo distante 1.121 chilometri ci impiegava 27 ore si pagava lire 138,35 centesimi, in seconda classe 104, 50. Da Genova 137 chilometri, in 4,38 in prima classe si pagava lire 14, 38 in seconda 10,85. Grazie all’efficiente ferrovia e alle linee di navigazioni era facile da ogni parte d’Europa giungere a Sanremo. Non è che una volta giunti a Sanremo venivano abbandonati, ma una efficiente servizio di carrozze giorno e notte erano a disposizione il bello è che si parla vetture a un cavallo di giorno una lira, di notte 1,50 e a due cavalli: Lire 1,50 ( due lire all’ora) sino a L. 4.50 ( durata massima per un’ora). In quanto a cure mediche aveva lo “Spedale Civico in Corso Garibaldi, un Regio Lebbrosario. Una falange di medici al seguito delle persone danarose in cerca si salute, insieme a balie, istruttrici, sarte, cuoche di norma sotto il nome di seguito.
L’istruzione a Sanremo. Il Reale Liceo Cassini e il Ginnasio, una Scuola Tecnica Comunale, (ragioneria), Scuola comunale di Nautica ( ha già sfornato più di cento capitani marittimi e scrivani e proprietari di Bordo. Scuola Magistrale Provinciale. Famoso l’asilo Infantile Corradi che insegnavano a cantare e recitare, oltre a tutte le scuole elementari rigorosamente separati maschi dalle femmine. Per gli analfabeti esisteva una Scuola Comunale Elementare. Dulcis in fundo: una scuola comunale di musica, e una di violino. Trovavano subito lavoro nella banda musicale e al Teatro Amadeo, gazebo di musica e nei vari veglioni e feste nelle ville e alberghi. Le sette erano le ambasciate: di Russia, Inghilterra, Germania, Francia, Danimarca ecc. Il sistema bancario efficiente banche, poste, dogana. Sanremo era una città internazionale e dove si trovava di tutto. C’era una scuola privata Belga che rilasciava diplomi di orticultura.
Negozi internazionali.
Famoso era lo Stabilimento Farmaceutico Internazionale i cui chimici sapevano districarsi ricette scritte in ogni lingua. Era dotata della famosa macchina Hermann per le gassose ed altre acque fresche rinfrescanti, i turisti inglesi rimanevano a bocca aperta vedendo che a Sanremo era come Londra. Non poteva mancare la famosa fabbrica di cioccolato di cav. Rubino. I negozi erano di portata di capitali europee, non c’era bisogno di recarsi a Nizza e Bordighera che con i suoi 2.000 inglesi era la piccola Londra del Mediterraneo, si stampavano cinque giornali di cui uno in inglese, francese ecc…Viene spontanea una domanda che cosa mangiavano i turisti? C’era in via Cavour una salsamenteria Torinese che era specializzata in fabbricazione di salumi, Deposito di burro vero di Milano, specialità in formaggi stranieri e italiani, olii, agrumi, mostarde e conserve alimentari. Argentino de Salvi Droghiere aveva una lista da far paura, aveva persino biscotti inglesi (dalla fabbrica di Huntely e palmers di Reading) condensati al vapore di latte, Estratto di caffe e escono fuori le grandi fabbrica dell’epoca: Caffarel, Prochet, la Gay e C, di Torino, La Carlo Erba di Milano, ecc…Nei vini e liquori fa spicco Liquoer de Moines Benedictine de l’abaiye de Fecampè , la Maraschino di Zara, Fernet-Branca, ecc.. i vermout di Fratelli Cora, G. Ballor, Martini, Sola, ecc… penso che, al giorno d’oggi nessun a Sanremo abbia un negozio con tutte le mercanzie elencate. Dai coloniali. Liquori ec…
Eden Concerto: Carlo Dapporto
Anche i caffè non erano da meno al Grand Cafe Restaurant Garibaldi abbiamo servizio alla carta, Salons particulier, la Sala da bigliardo, Diner de comande a domicile, vens fins assortites, specialità di Birre di Vienna ent boutilles pur assortis. Si parlano le principali lingue. Diffusi le del te , dove alla cinque di pomeriggio si esibivano sciantose, ballerine e cantati, oppure Eden Concerto : questa sempatica sala, ritrovo dell’alta società dei nostri notambuli in cerca di divertimenti scelti e di buon gusto … lo si può sentirsi tutte le sere d’eccelente musica e apprezzare tutte le novità più in voga che vi cantano o che vi recitano i migliori r più affascinanti virtuosi: Carlo Dapporto come come garzone , poi come cameriere fu la sua scuola la sua gavetta per poi lanciarsi e diventare famoso in televisione. E si potrebbe continuare per pagine e pagine ma questa premessa ha un motivo anzi due far toccare per mano quanto è caduta in basso Mater Matuta tanto da renderla irriconoscibile, al giorno d’oggi l’unico Hotel che si avvicina a questi e l’Hotel de Paris, poi e buio completo. I tremila posto letto un sogno. Vorrei parlare dell’approvvigionamento alimentare vero e proprio. Per quanto riguarda le carne, uova, conigli, galline, il Piemonte faceva da padrone. Poi le galline verranno importate dall’Ungheria. Ed altre novità crostacei: astici e gamberi vivi, le ostriche si potevano degustare fresche,. Il tutto per via treno e nave. Le verdure da dove venivano?
La Piazza delle Erbe. (così veniva chiamati i mercati di verdura in Liguria) alle quattro del mattino i contadini sanremaschi portavano le verdure dei loro orti zucche e zucchini, trombette spinaci, carote, sedano, insalate, aranci, mandarini, limoni, anche dei paesi come Taggia, Badalucco, Ceriana, Bordighera, ogni paese era specializzato e portava secondo il periodo, da vecchie registri risulta ad esempio daTaggia che Commercianti proprietari di un carri raccoglievano alla sera nella loro bottega tutti i tipi di verdura per venderla a Sanremo. (per curiosità, abbiamo: bietole, fave, cipolle, patate, pomodori, ciliegie, mandarini, limoni,) da Badalucco, fagioli di ogni tipo, freschi e secchi, castagne, pesche, funghi, lamponi e fragole, patate) Da Ceriana: uva moscatella, verdura, castagne, mele, ortaggi, funghi) la cosa interessante questi piccolo commercianti portavano tutti i gusti, prezzemolo, rosmarino, timo, maggiorana ecc. ma il mercato era all’aperto all’alba e alle otto del mattino era terminato. Nel dopo guerra Sanremo raggiunge i sessantamila abitanti, ma serviva un bacino di 100.000 persone, il mercato delle erbe diventa un ambaradan mostruoso, manca d’igiene, furti tutto era possibile, lavoro minorile, scene da terzo mondo e una corte dei miracoli all’altezza dei migliori films di Monicelli…
Grossisti per caso
I grossisti erano di due spece, chi si approvvigionava dai mercati di Bologna, (era la capitale della ortofrutta in Italia), da Torino e Verona (mele e pere) e Genova (carciofi sardi) secondo anche la stagione il mercato di Bologna era basilare, gli agrumi venivano dalla Calabria e messi su vagoni del treno e spediti a Sanremo. I secondi grossisti portavano verdura e frutta della piana d’Albenga e erano specializzati in asparagi, spèinacci, insalate di tutti i tipi lattughe: scarola, sarzetto, radicchio ecc… zucchine, trombette, basilico e i famosi fagiolini primaverili mangia e “spua”, le carote, in primavera pesche, albicocche e soprattutto pomidori. A Pietra Ligure aveva grandi frighi alti come palazzi i Fratelli Orsero che importavano tutte le primizie da ogni parte del mondo: pere ciliegie, lamponi dall’Argentina e Cile soprattutto importava da Israele pompelmi che costavano dieci 10 lire in Israele e alla fine dei passamano a Col di Nava costavano cinquecento lire. A Natale Fragole, fagiolini, primizie sub tropicali: avocados, ananas, noci di cocco, ecc. .Le banane era monopolio dei Mazzucco che le faceva maturare nei frighi a Sanremo. Ogni grossista riempiva i magazzini (sempre fuori dal mercato di pere e mele) per poi rivenderle. I compratori erano di base tutti i banchi del Mercato Annonario e tutte le botteghe di Sanremo e le Filiale Standa da Ventimiglia, Bordighera Sanremo, Imperia, Alassio e i rivenditori di frutta a verdura da Ventimiglia ad Imperia. Tutti gli alberghi facevano capo a Sanremo. Come si vede visto l’ambiente piccolo l’igiene scarsa poco alla volta i supermarche iniziarono a far venire la merce direttamente da Bologna, Milano, Torino ecc. In verita certi tipi di merce costavano meno a Sanremo che nei grandi mercati ortofrutticoli.
Il funzionamento del mercato all’araba.
Il luogo era lo stesso della fine ottocento, la piazza ricavata dal giardino delle Suore Turchine, la cui foresteria era il locale delle Cantine Sanremesi, dove stazionavano i coltivatori diretti e commercianti dei paesi con i loro prodotti locali. La piazza dietro il coro della chiesa di S. Siro erano i grossi grossisti. Ognuno avea simbolicamente il suo piccolo posteggio ma in realtà di notte veniva occupata spazi dieci volte più grandi. Il bello e la diatriba nascevano che taluni potevano usufruire di magazzini altri erano sotto il sole e l’acqua. I primo non volevano spostare il mercato e così i politici lasciavano le cose come stavano, era un divide et impera vergognoso. L’igiene del mercato era nulla e inesistente a notte fonda la piazza era igienicamente impresentabile, pisciate e vomiti, siringhe, alla mattina si trovava di tutto. Il mercato di norma apriva alle quattro del mattino e terminava alle nove invece d’estate i primi camion scaricavano la verdura alle undici di sera, e alle quattro del mattino la merce faceva bella mostra sul plateatico. All’una si presentavano gli scaricatori del mercato che venivano chiamati secondo i camion da scaricare, tutto in nero le tasse venivano divise a metà andava al grossista e l’altra metà allo scaricatore. Troppi lavoravano in nero. Vigili, Finanza e ispettorato del lavoro neanche l’ombra in caso di lite interveniva la polizia. Piccoli imprenditori pagavano tasse astronomiche che a pensarci facevano venire i brividi. Mi ricordo di un signore che vendeva beterave (barbabietole) che cuoceva nella sua cantina: due quintale al giorno, pagava quanto un grossista che vendeva un camion di cinquanta quintali di verdura! Una volta scarica la merce il bello era venderla, l’acquirente più grossi telefonava o mandava i classici “pizzini” con la lista. Per non ingolfare la viabilità si pesava e subito si cerva di caricare, in una confusione dove i soliti furbi facevano scomparire la merce. Allora si inscenavano liti da far West. Chi addolciva questa bolgia erano i vari i bar, diremo agenzie ora di vendita, ora di collocamento, ora di informazione, peri posteggi di chi lavorava all’aperto ed era senza telefono.
Bar al basto. (letteralmente: bar del basto della mula)
Apriva alle 3 si chiamava Bar Al basto. Questo nome fu scelto per essere il primo bar nell’elenco telefonico. Il proprietario, fervente comunista nei tempi di pausa, il bar era simile a Ballarò. Le discussioni non duravano più di 20 minuti al massimo o al minimo il tempo di un cappuccino con briosce, oppure caffe corretti alla grappa, al cognac, o meglio liquori specialmodo d’inverno. Si discuteva di tutto bianchi e rossi si tiravano frecciatine. (Viet-Nam, Cuba, Cecoslovacchia, Polonia, Libano e dintroni) Un certo di Gennaro, comunista mi pagò per tre anni tutte le volte ce ci incontravamo gratis un cappuccino con l’intento di iscrivermi al partito. Fungeva anche da centralino del mercato e rifocillava i camionisti, e alle ore sette del mattino ogni tanto i grossisti a turno ordinavano un bel coniglio alla sanremasca innaffiato da vini piemontesi: barolo, nebbiolo, fresia, barbaresco da favola e senza etichetta ecc… mentre la bassa plebe ( i scaricatori! si rifornivano di mortadella e prosciutto cotto, salame dai salumiere di via Palazzo e pan e pumata a volontà infarcito di basilico, aglio e pomodori a volontà, una buona bottiglia di spuma moscatella faceva da padrone. Si tiravano le somme e si facevano i bilancio per ciò che serviva per il domani. A quell’ora i privati venivano a comparare a comperare all’ingrosso, ma il più delle volte sul mercato la frutta costava meno.( vendevano al lordo) Il mercato all’ingrosso è stata la cosa più anacronistica di Sanremo e per questo anche la più viva di umanità che vi girava attorno era ineffabile a raccontarsi. Al bar terminava la giornata, il gaudente, il giocatore del Casinò sempre perdente, si affogava nel liquore. Le passeggiatrici di via Nino Bixio si bevevano l’ultimo cappuccino insieme all’ultimo scappato da casa. Era il Casinò che mandava i migliori clienti: cantanti falliti, avventurieri, gente di camorra che una volta rimasti al verde chiedevano di lavorare. Bisognava stare attenti alle casse che consisteva in un tavolino con il tiretto, pieno di soldi. Quando c’era tanta confusione i soldi venivano nascosti addosso al famigliari, più di una volta una cassa fu rapinata. La contabilità dei grossisti una buona parte non era in mano a commercialisti, ma ex finanzieri in pensione.
L’unico guardiano del tempo era l’orologio di S. Siro, batteva anche di notte i quarti d’ora, (serviva anticamente per la distribuzione delle “aighe in deveu”. Si narra che il curato, fresco di nomina, chiese al parroco di zittirlo, la sua camera era a pochi metri, mi raccontava che non era il tocco di campana, ma il rumore che metteva in moto tutti gli ingranaggi, per questo era insonne da giorni. Con somma contentezza il parroco accondiscese, ora è vescovo a Savona dove le campane suona per la sette di mattina. . Gli abitanti che avevano le case sul mercato non ne potevano più, tanto è vero che un affittacamere scrisse a tutti i presidenti della Repubblica per far spostare invano il mercato.
Fiori e odori in Piazza delle Erbe
In teoria alle otto sino alle otto di sera, la parte frontale della piazza diventava per incanto un giardino fiorito, bello a vedersi e profumato, anche li con i suoi problemi, con la sua corte dei miracoli. Le fioraie alle otto facevano chiamando anche i vigili, liberare il loro spazio chiamato anche “posteggio” e subito installavano un bel ombrellone per il sole e ogni evenienza, e i più belli fiori del Ponente era in bella mostra, o piante grasse in tipici vasetti di ceramica: ricordo di Sanremo”. Come i grossisti di frutta e verdura erano attacati come remore una banda da poveracci ( preferisco non fare nomi, dirò che tra queste c’era l’ultima camala di Sanremo) che gli davano una mano: portare fasce di gladioli sulla testa, tirare il carretto dei fiori, riempire i vasi dei fiori d’acqua, ecc… questo lavoro veniva retribuito. La cosa più inpellente era quella di portare mazzi di fiori che lo sposo in viaggio di nozze o l’amante inviava alla reception degli alberghi cittadini, molte volte accadde che, essendo male in arnese, j portieri lo li facevano neanche entrare, mesti e per la figura fatta e la mancata mancia e i rimbrotti della fioraia si sedevano a compiangersi.
Panta rei.
Era un mondo sempre in divenire sia di notte che di giorno. Mi ricordo in un giovane fotografo francese, che a Genova gli fu rubato lo zaino e aveva vergogna di ritornare a casa. Giunto a Sanremo lo assumemmo, gli cercammo una sistemazione provvisoria, fattesi le vacanze-lavoro a Sanremo, dormiva in un camion per risparmiare, con un bel gruzzolo in tasca poté ritornare a Parigi. Certamente un tipo come il ministro Brunetta, grande sponsorizzatore dei mercati generali, non avrebbe trovato lavoro, troppo piccolo di statura e con la prosopopea che ha, sarebbe stato messo in un cestone di fagioli mangia e spua e spedito non so dove. II ricordi di quei giorni belli e brutti, spesso intrecciati da pater noster sarvaighi., mi sono rimasti in fondo al cuore e penso che nessun università mi ha aperto gli occhi sull’ ineffabilità dell’uomo mentre scaricavo cassette sotto il cielo stellato, Giove pluvio permettendo..














