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Politica | 06 settembre 2011, 19:42

Iniziative della Giunta di Imperia: il pensiero di Giuseppe Fossati (Futuro e Libertà)

Iniziative della Giunta di Imperia: il pensiero di Giuseppe Fossati (Futuro e Libertà)

"Letta la delibera n°228 del 30.8.2011 della Giunta di Imperia, francamente si resta amareggiati per la logica, prettamente economica e ragionieristica, che muove le scelte dell’Amministrazione Comunale di Imperia. Non mi riferisco alla espressa previsione di privatizzare il servizio di refezione scolastica a decorrere dal prossimo anno; previsione sulla quale intendo tornare una volta definito il quadro normativo di riferimento legato alla conversione della manovra di agosto: usando un’immagine in voga negli ambienti governativi, dalle Camere uscirà un cavallo, un ippopotamo o, come sono più propenso a pensare, un asino? Vedremo, inutile oggi commentare una manovra che cambia ogni giorno e domani sarà già diversa".

Lo scrive Giuseppe Fossati, capogruppo di Futuro e Libertà ad Imperia, che prosegue: "Mi riferisco, invece, al sostanzioso ed immediato smantellamento del servizio di refezione scolastica, in particolare a Porto Maurizio, con la soppressione delle cucine dei plessi scolastici di Caramagna, Piazza Mameli e Borgo Prino, oltre a quella dell’Argine Destro. Per scelta della Giunta, infatti, tali plessi non godranno più della peculiarità più importante e qualificante del sistema di refezione scolastica imperiese, ossia una cucina interna che produce direttamente i pasti in loco, ma vedranno i pasti veicolati da altre cucine, con tutto ciò che ne consegue sotto il profilo qualitativo. In sostanza, andando contro la politica della precedente amministrazione Sappa, nella quale mi onoravo di essere l’assessore competente, che ha implementato e potenziato le cucine nei singoli plessi, tra l’altro realizzando nuove cucine nei plessi di Piazza Roma, di Piani, riaprendo la cucina di Piazza Mameli e rimodernando quasi tutte le altre, l’attuale giunta comunale sceglie deliberatamente di cancellare quattro cucine esistenti, oltre alle due (se non vado errato) già chiuse le scorso anno. Ciò che colpisce, però, è che tale scelta sia dettata, non da motivazioni tecniche, organizzative o manageriali, ma solo ed esclusivamente dalla volontà di ridurre i costi, seguendo una logica puramente ragionieristica. La delibera recita chiaramente che non vi sono le risorse per mantenere l’attuale assetto del servizio e, quindi, sceglie di depotenziarlo, eliminando quattro cucine con un risparmio, stimato, par di capire, in € 32.000,00 sino al 31.12.2011 (in verità, non una gran cifra)".

"Per risparmiare € 32.000,00, quindi - termina Fossati - in un periodo di crisi occupazionale e sociale tragico, si lasciano a casa i lavoratori che per anni hanno operato in tali cucine, si vanificano gli investimenti fatti negli anni passati nelle cucine in questione, si riduce, con tutta evidenza, il livello del servizio. Francamente, sono scelte si scontrano con il mio modo di pensare che, lo dico per inciso, non è mai cambiato e che è, o dovrebbe essere, connaturato ad una destra liberale: i servizi ai cittadini ed alle famiglie e la loro qualità sono la priorità di un Comune, tutto il resto viene dopo. Se servono tagli alla spesa del Comune, non si taglia sui servizi ai cittadini o sul livello dei servizi ai cittadini, si taglia sugli sprechi, se non ci sono sprechi da tagliare, si interviene sui costi della politica, riducendo ad esempio il numero degli assessori, alcuni dei quali oggi hanno deleghe che potrebbero agevolmente essere accorpate, o i loro emolumenti: la riduzione di un solo assessore o la riduzione del 10% degli emolumenti complessivi coprirebbero agevolmente i costi delle cucine soppresse, mantenendo il livello del servizio e mantenendo il posto di lavoro agli attuali addetti (direi oltre 10 persone). Non si vuole fare nemmeno questo? Bene, come vado dicendo da anni anche quando ero assessore (senza peraltro aver mai trovato il necessario consenso dei colleghi dell’ex FI), si rimodulino le tariffe (oggi uguali per tutti a prescindere dal reddito) in modo da mantenere l’attuale prezzo “politico” solo al di sotto di una certa soglia di reddito, oltre alla quale l’utente dovrebbe versare il costo reale del servizio. Penso che  genitori che se lo possono permettere sarebbero i primi disponibile a pagare qualcosa in più, pur di veder mantenuto o migliorato il livello del servizio di refezione per i loro figli. Certo, una tale rimodulazione è complessa e richiede impegno, certamente più facile tagliare quattro cucine, con buona pace dei lavoratori e dei cittadini".

Carlo Alessi

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