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Politica | 29 luglio 2011, 15:35

Imperia: sicurezza in provincia, il pensiero di Indulgenza (PRC) sulla classe politica

Pasquale Indulgenza

Pasquale Indulgenza

"Negli ultimi mesi, il problema della criminalità organizzata di stampo mafioso nel nostro territorio, da argomento non meritevole di grande attenzione, è divenuto questione cui i diversi attori pubblici danno grande risalto. La cosa, come tale, va salutata certamente con favore (viene da dire: "meglio tardi che mai"), ma l'impressione, presso coloro che seguono con un pò di attenzione le cose della provincia, è che ora sia partita anche una operazione, proveniente dagli assetti di potere esistenti, volta a rappresentare una rigenerata volontà politica di rinnovamento capace di contrastare efficacemente le situazioni finalmente riconosciute (ultime, quelle, agghiaccianti, autorevolmente testimoniate dalla Dott.ssa Anna Canepa)".

Parole di Pasquale Indulgenza capogruppo del Partito di Rifondazione Comunista in provincia di Imperia, che sulla questione sicurezza interviene spiegando: "Un'operazione che, per la sua improvvisa significatività, fa pensare che ai 'piani alti' dell'establishment provinciale, qualcuno, più 'illuminato e saggio', abbia preso a consigliare caldamente, a fronte delle macroscopiche evidenze portate dalle vicende di Bordighera e Ventimiglia e dai sempre più duri e puntuali riscontri delle inchieste della magistratura, di 'cambiare rotta', dato che le conseguenze potrebbero essere ancor più gravi e vaste di quelle già viste. Pena, in caso di perdurante non ascolto, il rischio di esserne letteralmente travolti.In questa cornice, da ultimo, all'indomani della sottoscrizione del "protocollo per la legalità" promosso da Confindustria, si pongono le dichiarazioni pubbliche rilasciate dal Sindaco di Imperia, che fanno seguito alle vistosissime dichiarazioni del suo collega sanremese Zoccarato, nella quale egli fa intendere che è stato sottovalutato "il rischio mafioso nel tessuto politico/economico della provincia" ("non ce ne eravamo resi conto") e di essersi fatto consapevole, ora, della serietà della situazione.

Difficilmente noi di Rifondazione potremmo essere accusati, se non da disonesti, di voler improvvisare una cinica iniziativa di contestazione, avendo chiesto le dimissioni dell'attuale sindaco sin dall'estate scorsa, a seguito di certe manifestazioni di piazza con annessa 'messa all'indice' dell'Opposizione cittadina che remava contro "il più bel porto turistico del Meditarraneo" e, ancora, una seconda volta, in relazione agli esiti delle molte inchieste aperte dalla magistratura proprio in riferimento a quell'opera. - dichiara Indulgenza -  Ebbene, ribadiamo il nostro giudizio politico in occasione di queste ultime dichiarazioni, ritenendo fermamente che la conseguenza coerente di ciò che viene detto, per il Sindaco e per coloro che condividono in Giunta l'esperienza di amministrare la città, sia quella di abbandonare le cariche che ricoprono, perché sarebbe la risposta più forte e più chiara a coloro ("i notabili" e i "soloni") che portano le vere responsabilità storiche, politiche e morali, di quanto è stato posto in essere per decenni nella gestione del potere, ridando la parola ai cittadini per una radicale messa in discussione democratica.

Del resto - è bene ricordarlo - amministrare un città non può ridursi ad un personale, seppur impegnativo, tirocinio formativo per apprendere sempre meglio delle competenze nel governo locale; le responsabilità che si hanno pesano quotidianamente sulla vita dei cittadini, sul loro benessere e sulla loro sicurezza.Un ceto politico (anche noi, come il Sindaco, riteniamo inappropriato il termine casta, perché ambiguo e buono per tutti gli usi) che 'non si accorge' per anni e anni di un fenomeno come quello in argomento, che non ne vede la sua modernissima natura di fenomeno espansivo, transregionale e transnazionale, la sua pervasiva capacità di affermarsi, è totalmente inadeguato, culturalmente e amministrativamente, al compito che gli è stato conferito per mezzo di democratico mandato. E non può rimanere.

Poniamo due domande:- Come si è potuto pensare così a lungo, malgrado il Rapporto Carrer, le relazioni della Commissione Antimafia, le indagini della DDA, i riscontri riportati dai Carabinieri, le denunce e le iniziative della Procura di Sanremo, gli studi sociologici, gli allarmi dei sindacati e delle associazioni democratiche, le inchieste giornalistiche, che in provincia vi fosse solo un problema di (micro)criminalità comune? Che nel territorio non si stessero sviluppando radici e ramificazioni della malapianta, capaci di interagire sempre più organicamente con le molte, ben chiare dinamiche della corruzione pubblica? - E come si è potuto pensare, quando già venivano in luce certe situazioni che hanno martoriato la parte più occidentale della provincia, e con la storica problematicità (per usare un eufemismo) di Sanremo, che Imperia, il capoluogo, fosse in ogni caso immune da rischi di contagio? - si interroga Indulgenza - Al Sindaco va dato atto di uscire oggi allo scoperto dando pubblica evidenza alla questione (anche se poi, interpellato sul caso del consigliere Saso, si fa subito cauto e intimistico...), ma dove stanno coloro che hanno formato e diretto il sistema di potere dominante in provincia e tuttora lo tengono?

Coloro che fino a tempi recentissimi, anche quando si preparavano le candidature per l'elezione alla carica di 'primo cittadino' ad Imperia, assicuravano perentoriamente che da noi la mafia non esisteva o non era tale da costituire un problema prioritario, proprio mentre si favoriva, con una politica sistematicamente attuata, una trasformazione del territorio e delle sue economie sempre più connotati da impieghi improduttivi, spregiudicati processi di finanziarizzazione che muovono enormi flussi di denaro, affarismo e occasioni di speculazione? Mentre maturavano le condizioni, con il regresso - abbondantemente voluto e perseguito - delle attività produttive e l''orgia' delle 'grandi opere' volute dalle amministrazioni pubbliche, con incredibili concessioni a discutibili soggetti privati, perché il nostro tessuto sociale ed economico, colpito dalla precarizzazione del lavoro, dalla disoccupazione e da crescente povertà, divenisse sempre più permeabile da emergenti poteri criminali?

Esigiamo che si faccia chiarezza su questo, principalmente, e, nel contempo, siamo chiari - e pensiamo che sia un fatto di serietà per la Politica - per quanto riguarda la prospettiva di un cambiamento possibile e necessario.Ciò che si richiede non è nè una logica gattopardesca del tipo "cambiamo tutto per non cambiare nulla", nè la riproposizione di formule di  progressismo superficiale e subalterno ai 'poteri forti'. A nostro avviso, al momento, - e conclude il capogruppo del PRC - nessuna forza politica - di destra, di sinistra o di "centro" (sempre che possa esistere un centro, nelle scelte politiche) - può pensare di avere i requisiti per rappresentare e portare avanti una alternativa adeguatamente profonda a questo stato di cose.

Ad Imperia, come altrove. C'è bisogno, infatti, di avere il coraggio e l'energia per mettersi in discussione di fronte alle questioni vere del presente, drammi sempre più gravi per persone, gruppi e comunità (disuguaglianze crescenti, impoverimento sociale ed economico, mancanza di lavoro, distruzione del welfare), se si vuole contribuire a ricucire una tessitura sociale e democratica e risiglare un 'patto di cittadinanza', nei quali l'ordine del discorso pubblico sia scritto nuovamente, rimettendo in primo piano beni comuni, ripubblicizzazione delle risorse e dei servizi collettivi e primato dell'utilità sociale, al posto della rendita fondiaria e immobiliare, del profitto ad ogni costo, del 'partito del mattone' e delle 'grandi opere' ad ampio margine di speculazione. Un patto che sia sottoscritto non sull'onda di un ennesimo populismo, nè per iniziativa di una pretesa "società civile", fatta da persone, magari anche perbene, ma portatrici in primo luogo di interessi e idee congeniali al loro status o a quello dei ceti proprietari, ma, piuttosto, in forza di una aggregazione solidale e plurale che cresca dal basso, in cui prevalgano le istanze di soggetti popolari che esprimano i bisogni materiali prodotti, anche localmente, dalle aumentate disuguaglianze e dalla sperequata distribuzione della ricchezza sociale vergognosamente consentita sino ad oggi".   

Stefano Michero

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