Inizia con un’eccellente esibizione live, in stile jazz-blues, con la sala stampa in visibilio, la conferenza al Palafiori di Sanremo, di Rapahel Gualazzi, accompagnato da Fabrizio Bosso. Il cantautore di Urbino, classe 1981, in gara nella sezione giovani alla kermesse matuziana, con il brano “Follia d’amore”. Ha presentato il nuovo album, intitolato “Reality and Fantasy” che rappresenta al meglio il suo stile ‘stride-piano’, di matrice americana.
Carattere, all’apparenza, timido e riservato davanti ai microfoni, ma quando si mette al pianoforte si trasforma ed esprime il suo enorme talento. La sua musica nasce dalla fusione della tecnica Rag-time dei primi del ‘900 con liricità del blues, del soul e del Jazz nella sua forma più tradizionale. Unisce il sound tipico del pre-jazz alle influenze più innovative di artisti come Jamiroquai e Ben Harper.
A proposito delle sonorità del jazz, spesso considerato una realtà elittaria, il giovane pianista ha precisato: “Non credo che il Jazz, debba essere un genere d’élite, anche perché agli albori si sviluppava in contesti popolari ed urbani negli USA. Quindi, a mio avviso, il jazz, che esprime improvvisazione, si merita la dimensione della popolarità”. Si mostra lusingato dei paragoni fatti, in questi giorni, con grandi artisti nazionali ed internazionali. “Ovviamente – dice – mi inorgogliscono questi accostamenti e, ad ogni modo, mantengo il mio stile con i piedi ben piantati per terra”.
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