Luigi De Chicchis interviene in merito al caso del giovane di Vallecrosia multato per aver indossato un giubotto del 118.
"E' perfettamente vero quanto afferma il sig. Calvi, una denuncia non ci si può esimere dal protocollarla e dar luogo a procedere, come è altresì vero che non seguendo questo iter si incorrerebbe nel reato di omissione di atti d'ufficio! Di questo ne sono consapevole ormai da alcuni decenni, è altresì vero che se si dovesse agire sempre e immancabilmente a rigor di legge senza eccezione alcuna, non vi sarebbe più nemmeno il modo di respirare, sia per le autorità che per i cittadini!
Anche la minima svista, come attraversare la strada in centro città senza usare le strisce pedonali, proprio a 10 metri dall'agente di Polizia Municipale, costituisce un'omissione di atti d'ufficio e su uesto non ci piove! Sarebbe più giusto, forse, comprendere da cosa sia scaturita la denuncia per usurpazione di titolo e di onori, poichè devo osservare che questo cambierebbe nettamente l'aspetto della vicenda! Qualora sia scaturito il procedimento da parte degli agenti in servizio, ribadirei l'atteggiamento vergognoso da parte degli stessi, nel caso in cui fosse scaturito da una denuncia presentata da parte di qualcuno in particolare... ecco sarebbe giusto conoscere l'autore!
Ovviamente in tal caso, non potevano esimersi dal ricevere la denuncia e dar luogo a procedere, ma resto comunque basito e amareggiato, per come in questo Pese si sia tanto ligi al dovere e alle regole, nonchè ai propri compiti... quando poi la moltitudine delle volte, ben sappiamo come vengono gestite le cose negli uffici! Se a commettere un errore è il privato cittadino... paga amaramente, ma se a commettere l'errore è il tipico 'collega' allora la cosa cambia radicalmente!
La mia opinione, nei confronti del ragazzo che è intervenuto è assolutamente positiva, l'utilizzo di un giubotto catarefrangente è a norma di legge e oltremodo necessario per ridurre i rischi, ciò che poteva essere scritto sul giubotto è relativo, ma soprattutto, non costituisce in alcun modo (a termini di legge) l'usurpazione di alcun titolo o onore, dal momento che non esiste una legge che vieta la riproduzione di una scritta su una casacca. A tutto questo è da aggiungere che il ragazzo ha acquisito per diritto il possesso di quel giubotto, tramite una preparazione specialistica in ambito di primo soccorso.
Qualsivoglia ufficiale, nell'ambito di una caserma, avrebbe potuto d'ufficio, relazionare le circostanze e anticipare alla controparte, che il ragazzo, non aveva addosso una divisa militare o un capo di abbigliamento matricolato, per il quale necessitano le adeguate autorizzazioni, ma bensì un capo di abbigliamento con mansioni pari a quelle dettate dal c.d.s. e di libero possesso. Nel caso risultasse che il ragazzo ha esibito un tesserino falso, o un documento che lo dichiari 'dottore' o 'infermiere' allora pienamente daccordo con le forze dell'ordine, diversamente la questione doveva essere gestita diversamente.
Sig. Calvi, un pensiero in particolare lo voglio rivolgere al 'giuramento' di cui ha fatto menzione... ricordo bene quando ho fatto quel giuramento in quel di Mondovì nel 1988 e posso assicurare che in 8 anni di servizio, sono più le occasioni in cui ho visto i colleghi, venire meno al suddetto giuramento, che quelle in cui invece gli hanno reso onore. Ogni azione lodevole e degna di ammirazione, è sempre finita nelle glorie degli ufficiali e sottufficiali, quindi... sarebbe più coerente riconoscere che in questo tipo di ambienti (come noi ben sappiamo) le regole vengono applicate come e quando è ritenuto opportuno dal responsabile di turno... sono sicuro che Lei come tanti altri... capirete il senso delle mie parole!".
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