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Attualità | 28 novembre 2009, 10:05

Imperia: lettera del comitato imperiese sull'acqua

Imperia: lettera del comitato imperiese sull'acqua

A seguito del cosiddetto decreto Ronchi il problema dell' acqua e della gestione del servizio idrico integrato, è sempre più al centro della discussione in queste settimane. E' venuto quindi il momento di fare chiarezza sugli aspetti dirimenti che si pongono in materia, tenendo presente che contestualmente si stanno anche determinando l'assetto e le funzioni dell'ambito territoriale ottimale che sarà chiamato a governare il settore nel quadro provinciale. Va detto, innanzitutto, che la surrichiamata normativa impone, a partire dal 2011, l'affidamento dei servizi solo tramite gare ad evidenza pubblica.

 

La messa sul mercato, cioè, del servizio idrico. Da quella data, le società partecipate possono mantenere contratti stipulati con le amministrazioni senza gara formale solo fino alla scadenza, se le amministrazioni cedono loro almeno il 40% del capitale. In più,  entro il 2015, le azioni degli enti locali nelle società quotate dovranno scendere sotto il 30% del capitale! A scadenza raggiunta, quindi, anche la possibilità di mantenere in essere delle Società Partecipate si esaurisce e ci si deve rimettere a quanto di norma stabilisce la legge. Logica che dal punto di vista di chi ha voluto e approvato la norma è sensata, essendo le stesse società di capitali e, come tali, obbligate a conformarsi al gioco del mercato e della concorrenza.

 

E' del tutto chiaro, così stando le cose, che dai territori  l'unico modo per salvaguardare la possibilità di continuare a tenere gestioni pubbliche del bene acqua e non rischiare che il servizio venga presto interamente privatizzato è quello di far valere la piena potestà degli Enti Locali su di esso, in forza dei principi di autonomia e sussidiarietà sanciti costituzionalmente. Ecco perché stiamo promovendo una petizione ai sindaci che chiede di 'costituzionalizzare' il diritto all'acqua negli statuti comunali, riconoscendo l'acqua come un bene comune pubblico, e qualificare il servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, definizione giuridica che corrisponde all'unica possibilità di far valere la potestà comunale, quando ritenuto, per decidere una forma di affidamento, tra quelle contemplate dal Testo Unico delle leggi di ordinamento degli enti locali (Art. 113 bis D. Lgs. 267/2000), che eviti che il mercato e il privato si prendano la gestione del servizio.

Solo in questo modo, inoltre, sarebbe possibile per un certo numero di comuni che oggi si preoccupassero di tutelarsi adeguatamente nei termini suddetti, di associarsi in un prossimo futuro, magari su base comprensoriale, e creare un consorzio per provvedere ad una forma associata di gestione, condividendo oneri e opportunità nell'uso della risorsa.

 

Con l'assicurazione, cioè, di un effettivo controllo degli enti e delle comunità sulla qualità, l'efficienza e i costi del servizio (in primis delle tariffe), che deve rimanere senza fini di lucro e garantito a tutti perché corrispondente ad un diritto universale.

Per questo Lunedì prossimo (30 novembre) il Consiglio Comunale della Città di Imperia discuterà una mozione che chiede l’ introduzione nello Statuto Comunale del principio che stabilisce che l’ acqua è un servizio pubblico locale “privo di rilevanza economica”.

 

C.S.

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