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CRONACA | mercoledì 20 giugno 2018, 16:00

Imperia: incendio al portone di via Belgrano, non convalidato il fermo di Salvatore Ventura ed obbligo di dimora a Cogorno

Nell'ordinanza del Gip le minacce a Muratorio "Ti faccio scoppiare il cuore". Ventura, annunciandosi come il peggior nemico dei due fratelli, avrebbe riferito che avrebbe fatto scoppiare il cuore a Domenico Muratorio, alla moglie e ai figli e che si sarebbe fatto trovare davanti al luogo di lavoro, che era a conoscenza del luogo di residenza e che anche fosse andato in galera sarebbe comunque uscito.

Imperia: incendio al portone di via Belgrano, non convalidato il fermo di Salvatore Ventura ed obbligo di dimora a Cogorno

Non è stato convalidato, perché non vi è pericolo di fuga, il fermo nei confronti di Salvatore Ventura, l’uomo sospettato di aver appiccato l’incendio della notte dello scorso 14 giugno al portone di via Belgrano. Al termine dell’interrogatorio di garanzia che si è svolto questa mattina a Genova, dove l’uomo è stato arrestato mentre lavorava in una pizzeria, il Gip Luisa Camposaragna ha disposto l’obbligo di dimora a Cogorno, nel genovese, dove Ventura si era trasferito con la compagna dopo l’attentato.

Nel corso dell’interrogatorio, Ventura ha confermato le minacce telefoniche fatte a Domenico e Paola Muratorio, i due professionisti che hanno uno studio in via Belgrano, proprietari di un hotel a Taggia, da dove è stata sfrattata la compagna di Ventura, che ne aveva preso la gestione.

In varie circostanze, Ventura, secondo quanto riportato nell’ordinanza del Gip, avrebbe telefonato a Domenico Muratorio  “Invitandolo a consegnare 176mila euro” alla sua compagna, rivolgendogli frasi del tipo: “Le faccio vedere cosa combino, il mio primo obiettivo sarete voi, perché lunedì dentro quell’ufficio iniziano i disastri”.

Ventura, annunciandosi come il peggior nemico dei due fratelli, avrebbe riferito che avrebbe fatto scoppiare il cuore a Domenico Muratorio, alla moglie e ai figli e che si sarebbe fatto trovare davanti al luogo di lavoro, che era a conoscenza del luogo di residenza e che anche fosse andato in galera sarebbe comunque uscito.

In un’altra conversazione, Ventura si era rivolta alla segretaria dello studio Muratorio “Lunedì eviti di andare (a lavoro ndr) perché sennò si potrebbe fare del male anche lei, non è una minaccia la sto avvertendo… allor ascolti io le sto dicendo di non andare perché non voglio che lei si faccia del male, se però lei ci vuole andare che ci vada pure… vuol dire che io lunedì vi combino un disastro in quell’ufficio che non avete idea”.

Ancora, rivolto all’agente immobiliare che si era occupato della locazione dell’albergo “Ascolta digli di arrivare a miti consigli di fargli il contratto nuovo a quella signora, che si può recuperare i suoi soldi, o di dargli i soldi che ha speso, perché tanto guarda anche se mi registri io uscirò dalla galera, ma il mio obbiettivo è lui, lui e la sua famiglia, diglielo… non ho paura non me ne frega un c…. sono pazzo… hai capito! Aspetta… ah e io che ti lascio il locale con 170 mila euro così? Visto che lui non ha avuto pietà per quella donna che gli ha detto, per pietà non mi rovini ancora di più, e lui ha il cuore di pietra, glielo faccio esplodere quel cuore… ma fidati… non me ne frega un c…., ma… domani mi vengono ad arrestare… non mi interessa niente, lui non ha capito contro chi si è messo, lui non ha visto niente ancora e io non gli ho fatto niente… gli ho rimesso a posto il locale 170mila euro lì dentro sono stati buttati”, e ancora “Diglielo, diglielo, diglielo, digli, digli guarda che la signora ha minacciato di suicidarsi eh e poi diventa un problema serio, ma ti dico che le fiammatelle così del c.... io sto… ascolta guarda cosa ti dico, guarda, ma te lo giuro sui miei figli eh, io aspetto fino a domani a mezzogiorno che mi dai una risposta, dopodiché non connetto più di quello che fa!”.   

Le minacce, davanti alle evidenti prove, (le conversazioni erano state registrate), sono state confermate da Ventura, che per quanto riguarda l'incendio non ha invece dichiarato apertamente di averlo appiccato, ma avrebbe reso delle spontanee dichiarazioni nel corso delle quali avrebbe in parte ammesso la propria responsabilità.

Francesco Li Noce

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