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Al Direttore | 20 luglio 2017, 07:51

La Contea di Nizza Sabauda e le sue specificità: il racconto del nostro lettore Pierluigi Casalino

La sua posizione geografica aveva reso possibile nei secoli scambi fittissimi tra Italia e Francia, di modo ché una parte della Contea nizzarda era di lingua ligure (quella lingua ligure che, anche attraverso il retaggio del figòn, dialetto di influenza albenganese, conserva tuttora alcune tracce da Grasse a Saint Tropez) nella zona di Mentone e della Val Roya.

La Contea di Nizza Sabauda e le sue specificità: il racconto del nostro lettore Pierluigi Casalino

Se la Savoia, patria originaria della Real Casa, era divisa dal resto dei territori sabaudi dai massicci alpini ed era di lingua franco-provenzale, diversa fu la situazione di Nizza e della sua Contea. La sua posizione geografica aveva reso possibile nei secoli scambi fittissimi tra Italia e Francia, di modo ché una parte della Contea nizzarda era di lingua ligure (quella lingua ligure che, anche attraverso il retaggio del figòn, dialetto di influenza albenganese, conserva tuttora alcune tracce da Grasse a Saint Tropez) nella zona di Mentone e della Val Roya, mentre il capoluogo, seppure di lingua occitana (il nizzardo era una variante arcaica della lingua provenzale) era legato fortemente e tradizionalmente alla dinastia sabauda e al Piemonte.

Circostanza quest'ultima, che non trovò conferma nei dati addomesticati (anche dallo stesso Piemonte) del referendum che sancì il definitivo passaggio alla Francia nel 1861. Ma quando, dopo il Congresso di Vienna, nel 1815, il Regno di Sardegna ritornò in possesso della Contea di Nizza, tutta la stima e la riconoscenza dei nizzardi verso i Savoia fu evidente. La specificità sabauda di Nizza trovò molti elementi di riferimento nella generosa e illuminata relazione che proprio i Savoia intrattenevano con la città, la cui fortuna venne di volta e volta esaltata nei secoli precedenti da parte della Casa Regnante. Non solo: l'affermarsi della cultura italiana a Nizza deve le proprie origini proprio al clima sabaudo (e non solo ligure) di un territorio e di una cultura che trovano maggiori aderenze nel contesto dei rapporti transfrontalieri in dinamico interagire. La specificità più importante di Nizza poggia su una civiltà della libertà delle idee. Ma anche su una sana amministrazione.

Tuttavia, bisogna ben dire che dopo il ritorno ai Savoia, l'importanza di Genova fu tale da rendere sempre più marginale Nizza nella bilancia degli interessi sabaudi, già a partire da Carlo Alberto. Non mancava la preziosa funzione di un lugo di grande valore strategico e turistico, anche se la nobiltà e la borghesia già mandava da tempo i suoi figli a studiare a Parigi o a Lione, mrntre i ceti più umili fornivano mano d'opera nella vicina Provenza nel settore agricolo e in quello delle costruzioni. La pressione della Francia era comunque percepita, soprattutto dagli anni 1830-1850 più per l'intreccio di relazioni socio-economiche che non per un interesse annessionistico vero e proprio, un interesse che in un modo o nell'altro aleggiava da sempre su la contea di Nizza da parte della vicina potenza. Le mire di Parigi su Nizza si erano in un certo senso attenuate anche dopo l'intervento di Napoleone III nella seconda guerra di indipendenza a fianco del Piemonte, almeno dopo l'armistizio di Villafranca con l'Austria, salvo ridecollare di lì a poco sia in coincidenza dell'emergere prepotente della questione romana e prima ancora dei plebisciti nell'Italia Centrale a favore di Torino, in vista dell'Unità Nazionale italiana. Se va riconosciuto che il referndum che approvò il passaggio di Nizza alla Francia fu, anche a detta del corrispondente del Times di Londra dell'epoca, "una delle più grandi farse della storia delle nazioni" (se pur con qualche inevitabile esagerazione) per la forzatura di un risultato mai altrimenti raggiungibile, si deve riconoscerere che la forza propulsiva sabauda da quelle parti si era andata progressivamente spegnendo.

Se nel 1848 le città libere di Mentone e di Rocccabruna si erano poste con entusiasmo sotto la protezione del Piemonte in contestazione dell'assolutismo monegasco, la mancata concessione della clausola di città più favorite nel commercio dei limoni da parte del Piemonte finì per raffreddare tale iniziale atteggiamento. Dopo il 1815, infatti, la Liguria, entrata a far parte del Regno di Sardegna, aveva assunto una crescente rilevanza nella prospettiva non troppo nascosta di un disegno più ambizioso della Corte di Torino. Ciò nondimeno la stella dei Savoia brillava nel cuore dei nizzardi non solo per ragioni sentimentali e di lealtà dinastica, ma anche per la consolidata influenza della cultura ligure ed italiana a Nizza e nel suo contado. Gli autorevoli articoli del Professor Gandolfo su Sanremo News hanno d'altra parte posto spesso in tutta la sua evidenza i termini del rapporto tra Piemonte e Francia fin dal XVIII secolo e in particolare l'atmosfera e le condizioni storiche ed economiche in cui maturò e poi avvenne la cessione della Contea di Nizza nel 1861. Sugli splendori, peraltro, della Nizza sabauda non si mancherà di tornare in altra occasione. 

Redazione

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