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CRONACA | giovedì 16 gennaio 2014, 17:05

Maxi processo contro la ‘ndrangheta nel ponente ligure: il super pentito Oliverio svela il business di armi e droga

Parla il super pentito della malavita calabrese, Francesco ‘Ciccio’ Oliverio, ‘trequartino’ a capo delle ‘ndrine riconducibili alla locale di Rho, in Provincia di Milano. Il principale business che lo ha portato ai rapporti con la locale ponentina era legato al traffico di armi e droga.

Maxi processo contro la ‘ndrangheta nel ponente ligure: il super pentito Oliverio svela il business di armi e droga

E’ stato un incontro in carcere, durante la sua detenzione a 'Le Vallette' di Torino, agli inizi degli anni 2000, a portarlo a conoscenza dell’esistenza della locale della ‘ndrangheta di Ventimiglia, e successivamente alla conoscenza diretta di Antonio Palamara. ritenuto dagli inquirenti il capo assieme a Giuseppe ‘Peppino’ Marcianò. “Attraverso il linguaggio ‘ndranghetista mi ha fatto intendere che era una figura di vertice”. A parlare,, in una deposizione fiume lunga otto ore, è il super pentito della malavita calabrese, Francesco ‘Ciccio’ Oliverio, ‘trequartino’ a capo delle ‘ndrine riconducibili alla locale di Rho, in Provincia di Milano. Il principale business che lo ha portato ai rapporti con la locale ponentina era legato al traffico di armi e droga.

Il pentito ha ricostruito le fonti di conoscenza del ponente ligure, avvenuti durante il periodo della sua latitanza, tra il 2005 ed il 2007, in Riviera, dove aveva trovato ospitalità in un’abitazione sulle alture di Sanremo a Coldirodi: “Angelo Oliveri (che risulta indagato per detenzione di armi ndr) era il tramite che aveva contatti diretti in Liguria. Siamo parenti, a detta di altri parenti più anziani. Lui si occupava principalmente di traffico di stupefacenti. Aveva dei rapporti con persone che abitavano nelle zone tra Ventimiglia, Bordighera e Sanremo".

L’occasione per un grosso giro d’affari arrivò in quell’arco di tempo: in ballo c’erano 200 kg di cocaina provenienti dalla Spagna e dalla Francia che dovevano arrivare in Lombardia. Venne fissato un appuntamento a metà strada tra francesi e calabresi. Il luogo stabilito fu Mentone. Durante la permanenza in riviera  “avevo trovato un punto d’appoggio – riepiloga il pentito – nei pressi di Sanremo, sulle alture di Coldirodi." Tornando all’affare: L’incontro avvenne nei pressi del Casinò, in una gelateria. Dopo dieci minuti si presentò un napoletano Giovanni Tagliamento (ritenuto legato alla malavita organizzata e rimasto invischiato in diverse inchieste giudiziarie ndr). 'Volevamo fare noi l’affare ma non ce la facciamo a coprire l’operazione di questo traffico' avrebbe detto Tagliamento, riferisce il collaboratore di giustizia – Così noi abbiamo dato disponibilità a cedere una parte. Abbiamo parlato di prezzo e quantità: 28 mila euro per un kg di cocaina. Il quantitativo che gli interessava era tra i 50 ed i 100 kg".

L’incontro con i fratelli Roberto e Maurizio Pellegrino, Francesco 'Ciccio' Barillaro e Vincenzo Marcianò, il nipote del presunto boss ‘Zio Peppino’, era avvenuto invece, racconta Oliverio, in un locale sul lungomare di Ventimiglia, durante la sua latitanza, tra il 2005 e il 2007. Sempre durante quel periodo, ha conosciuto, sulle alture di Sanremo, Giuseppe ‘Peppino’ Marcianò e il figlio Vincenzo Marcianò, classe 1977. I contatti d’affari diretti con gli esponenti dell’estremo ponente ligure, che riguardavano “scambi di favore” relativi a cessioni e forniture di armi e cocaina, cominciarono nel 2008. “Angelo Oliveri (che aveva contatti diretti nel ponente ligure ndr) – ha raccontato il collaboratore di giustizia – mi fece presente che Demarte e i Pellegrino avevano bisogno di un paio di kg di cocaina”. Ha successivamente fatto riferimento ad un altro episodio, avvenuto a Bordighera, con Francesco Demarte, legato a mezzo kg di cocaina per 20 mila euro.

Sul fronte del traffico di armi  il testimone racconta: “Angelo Oliveri mi aveva chiesto una calibro 9 glock per i suoi amici, facendo riferimento ai Pellegrino”. Interrogato dal Presidente del collegio giudicante, Paolo Luppi, ha riferito di non “ricordare il nome di quale fratello. Aggiunge il pentito: “In un primo momento avevano bisogno loro di armi, ma successivamente, ne avevano da smerciare tre: proposte al prezzo di 1550 per ogni pistola." Nel riferire di essere “a conoscenza della presenza di 10/15 locali della ‘ndrangheta attive il Liguria, che fanno riferimento a Domenico Gangemi, ritenuto capo ‘Crimine’, ha parlato delle locali di Ventimiglia e Bordighera: "In più occasioni Angelo Oliveri mi ha fatto cenno, inoltre, della volontà dei Pellegrino di staccarsi e creare una locale a Bordighera.” 

L’udienza aggiornata a mercoledì 22 gennaio alle 9.30.

Renato Agalliu

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