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Attualità | 09 agosto 2026, 13:09

Coldirodi ritrova i giovani con la festa di Sant’Anna e costruisce il futuro delle sue tradizioni. “Se i ragazzi restano nei paesi, possono innamorarsene”

La Famija Culantina chiude un mese di festeggiamenti culminato il 1° agosto con il Carnevale estivo. La presidente Federica Adorno racconta il nuovo corso dell’associazione: un direttivo intergenerazionale, nuove serate e una comunicazione social capace di aprire le tradizioni del paese al presente. “Spero di avere tracciato una strada per i ragazzi che domani prenderanno in mano tutto questo”

Coldirodi ritrova i giovani con la festa di Sant’Anna e costruisce il futuro delle sue tradizioni. “Se i ragazzi restano nei paesi, possono innamorarsene”

A Coldirodi la tradizione non è rimasta chiusa in una fotografia del passato. Durante luglio ha camminato per le vie del paese, ha bussato alle porte delle donne di nome Anna, ha suonato le chitarre, riempito il campo delle feste e, per la prima volta, attraversato ogni giorno gli schermi dei telefoni. È passata dalle mani degli adulti a quelle dei ragazzi, senza che gli uni dovessero farsi da parte e senza che gli altri fossero costretti a rinunciare al proprio linguaggio. Il mese dei festeggiamenti di Sant’Anna, organizzato dalla Famija Culantina, si è concluso sabato 1° agosto con il tradizionale Carnevale estivo. Una serata che ha portato a Coldirodi una folla persino superiore alle aspettative e ha chiuso un’edizione destinata probabilmente a rappresentare uno spartiacque per l’associazione.

Non soltanto per le presenze registrate durante gli eventi o per i record ottenuti dalla corsa podistica e dalle altre iniziative. Il dato più profondo riguarda l’incontro tra generazioni: una realtà composta esclusivamente da volontari ha affidato ai più giovani una parte importante della propria trasformazione, scegliendo per la prima volta di raccontare quotidianamente sui social una festa di paese. Il risultato ha superato 1 milione e 150mila visualizzazioni in appena un mese. Un numero sorprendente per profili appena nati. Ma soprattutto il segnale che una tradizione può continuare a vivere senza sottrarsi al presente.

Un’associazione con oltre mezzo secolo di storia. “La Famija Culantina è presente a Coldirodi da almeno una cinquantina d’anni, probabilmente anche di più”, racconta la presidente Federica Adorno. Il direttivo viene rinnovato ogni due anni ed è formato interamente da volontari: presidente, vicepresidente e consiglieri lavorano senza percepire alcun compenso. Quello che ha organizzato i festeggiamenti del 2026 si è insediato a febbraio. Adorno faceva già parte da tempo dell’associazione, ma ha vissuto quest’anno la sua prima esperienza alla presidenza. Nel costruire il gruppo ha scelto consapevolmente di tenere insieme persone appartenenti a età diverse. “Quando mi hanno candidata ho voluto accanto a me una presenza importante di giovani, ma ho scelto anche persone appartenenti a differenti fasce d’età – spiega –. Credo sia giusto che all’interno del direttivo venga rappresentata l’intera collettività del paese. Poi devo ringraziare l'assessore al Turismo Alessandro Sindoni, che ha inserito i festeggiamenti nel calendario manifestazioni del Comune, il sindaco Alessandro Mager e Sergio  Tommasini per la preziosa collaborazione di Amaie Energie oltre all'assessore regionale al Turismo, Luca Lombardi”. Una decisione che non ha avuto soltanto un valore simbolico. I ragazzi hanno contribuito a introdurre idee, serate e modalità di comunicazione mai sperimentate prima, mentre chi possedeva una maggiore esperienza ha messo a disposizione la memoria organizzativa e la conoscenza delle tradizioni. “Con i giovani ho fatto centro – riconosce la presidente –. Il gruppo del quale mi sono circondata è meraviglioso e ha prodotto una crescita esponenziale rispetto a ciò che veniva fatto negli anni precedenti. Abbiamo introdotto nuove iniziative e organizzato serate che non erano mai state proposte”.

Oltre 1 milione e 150mila visualizzazioni in un mese. Il cambiamento più visibile è arrivato dalla comunicazione. Fino a poche settimane prima la Famija Culantina non disponeva di una vera presenza digitale, fatta eccezione per una pagina Facebook utilizzata in maniera essenziale. L’impulso dei ragazzi ha portato alla nascita di un progetto più strutturato. “L’idea di farci aiutare da una persona che curasse professionalmente i nostri profili è partita proprio dai giovani – racconta Adorno –. Per tutto il mese abbiamo avuto un videomaker che ha seguito le serate, raccontando e pubblicando i diversi momenti”. In trenta giorni i contenuti hanno superato 1 milione e 150mila visualizzazioni. Una portata difficilmente immaginabile per una realtà di paese appena arrivata sui social e che dimostra come anche una sagra tradizionale possa raggiungere un pubblico molto più ampio della comunità nella quale nasce. I social, in questo caso, non hanno sostituito la festa fisica. Hanno preparato l’incontro, alimentato l’attesa e mostrato all’esterno quello che accadeva a Coldirodi. Chi ha scoperto l’associazione su Instagram ha potuto vedere i volontari al lavoro, conoscere il programma e percepire l’atmosfera delle serate prima ancora di raggiungere il paese. Al tempo stesso, i video hanno costruito un archivio. “Rimarrà un ricordo anche per i bambini di oggi – osserva Adorno –. Tra qualche anno potranno tornare a vedere quelle immagini”. Dietro il dato delle visualizzazioni c’è dunque qualcosa di più di un risultato promozionale: la memoria orale e collettiva di una festa ha cominciato a dotarsi di una memoria digitale, accessibile e condivisibile.

Il lavoro invisibile dietro un mese di festa. Il successo delle iniziative rischia talvolta di nascondere ciò che accade prima dell’apertura degli stand e dopo l’ultima serata. I festeggiamenti occupano l’intero mese di luglio, ma l’impegno dei volontari inizia molto prima. “C’è tantissimo lavoro, non soltanto durante il mese della festa – sottolinea la presidente –. Prima bisogna affrontare tutti gli aspetti burocratici e tecnici. Costruiamo una struttura completamente mobile, che deve essere montata e successivamente smontata”. Il campo utilizzato per le manifestazioni è infatti uno spazio a disposizione anche del paese e delle scuole. Terminato il Carnevale estivo, i volontari sono tornati subito al lavoro per liberarlo e restituirlo alle sue funzioni ordinarie. È questo il lato meno visibile dell’associazionismo: settimane di preparazione, responsabilità, autorizzazioni, allestimenti e turni affrontati da persone che, contemporaneamente, continuano a svolgere il proprio lavoro e a occuparsi delle rispettive famiglie. La festa dura poche ore; la comunità necessaria a renderla possibile lavora per mesi.

Il Carnevale estivo e un paese invaso dalla festa. Il Carnevale estivo rappresenta tradizionalmente l’ultima serata dei festeggiamenti. Si svolge nell’ultimo sabato di luglio oppure nel primo di agosto e richiama ogni anno una presenza significativa, soprattutto tra i giovani. La risposta ottenuta nel 2026, tuttavia, ha superato qualsiasi previsione. “Sapevamo che il Carnevale di Coldirodi fosse ormai un appuntamento molto seguito – ricorda Adorno –. Ma numeri simili non ce li saremmo mai aspettati. È stato davvero un bagno di folla”. La presidente racconta il momento nel quale le è stato chiesto di raggiungere la strada superiore per osservare il campo e le vie dall’alto: “Sono rimasta sbalordita. C’erano persone ovunque”. Nonostante la partecipazione straordinaria, la serata si è svolta senza incidenti. La collaborazione con i carabinieri della stazione di Ospedaletti e con la Polizia locale di Sanremo, insieme alla presenza di un servizio di vigilanza privata predisposto dall’organizzazione, ha permesso di gestire l’afflusso. “Non abbiamo avuto un intoppo, una rissa o un diverbio – evidenzia Adorno –. Malgrado tutta quella gente, è stata una serata meravigliosa: si è festeggiato e basta”. Un risultato non secondario, soprattutto considerando la quantità di persone concentrate in uno spazio di paese. La presenza dei giovani non è diventata un problema da contenere, ma una partecipazione da accompagnare e rendere sicura.

I record della corsa e delle altre iniziative. Il Carnevale ha rappresentato il punto culminante, ma la risposta del pubblico ha accompagnato tutto il calendario. La corsa podistica organizzata insieme alla Pro San Pietro ha raggiunto 135 iscritti tra gli adulti, ai quali si sono aggiunti circa 30 bambini. Numeri importanti non soltanto per l’attività sportiva. Attorno a ogni partecipante sono arrivate famiglie e gruppi di amici che hanno vissuto il paese, mangiato negli stand e condiviso la serata. Anche le iniziative più popolari hanno registrato partecipazioni superiori al passato. Le competizioni e le serate a tema hanno coinvolto decine di iscritti, confermando la capacità del nuovo programma di rivolgersi a pubblici differenti. La direzione per il futuro è già delineata: costruire un calendario nel quale ciascuno possa trovare una ragione per partecipare. Non una festa pensata per un solo tipo di pubblico, dunque, ma una successione di occasioni capaci di mettere insieme bambini, famiglie, adulti e ragazzi. “Vogliamo puntare sempre di più su una proposta diretta e su serate a tema – anticipa Adorno –. Cercheremo di crescere andando incontro alle esigenze dell’intera comunità, mantenendo però un occhio particolare per i giovani”.

Le chitarre, le Anna e una tradizione che aggrega. La modernizzazione della comunicazione non ha cancellato i gesti più antichi. Il 26 luglio, giorno dedicato a Sant’Anna, un piccolo gruppo è partito al mattino per portare gli auguri a tutte le donne del paese che portano quel nome. “Si comincia magari in cinque o dieci persone – racconta la presidente –. Con le chitarre percorriamo il paese, consegniamo un omaggio floreale alle Anna e gli abitanti ci offrono qualcosa da bere o da mangiare. Man mano si aggiungono altre persone e altre chitarre. Quest’anno, alla fine della mattinata, eravamo diventati una cinquantina”. È forse questa l’immagine che meglio sintetizza il senso del mese appena trascorso. Una tradizione non sopravvive semplicemente perché viene ripetuta. Sopravvive se riesce ancora ad aggregare qualcuno lungo il percorso, se chi assiste decide di uscire di casa e unirsi al gruppo, se un ragazzo prende una chitarra e riconosce come propria una consuetudine nata molto prima di lui. L’obiettivo non è conservare immutata una cerimonia, ma continuare ad attribuirle un significato. Il fiore portato alle Anna, il cibo offerto dagli abitanti e il gruppo che cresce attraversando Coldirodi trasformano la memoria in una pratica ancora viva.

“Se i ragazzi restano nei paesi, possono innamorarsi delle tradizioni”

Il punto centrale del progetto emerge dalle parole di Adorno: coinvolgere i giovani non soltanto come pubblico, ma come futuri custodi e organizzatori. “Siamo convinti che, se riusciamo a tenere i ragazzi nei paesi, possano innamorarsi delle tradizioni e portarle avanti”, spiega. Per alcuni anni il ricambio generazionale era rimasto in una fase di stallo. Il nuovo direttivo sembra avere rimesso in moto il passaggio, riconoscendo ai ragazzi non una presenza decorativa, ma uno spazio decisionale e operativo. La distinzione è decisiva. Invitare i giovani a una sagra non significa necessariamente avvicinarli all’associazionismo; permettere loro di proporre un’idea, modificare un programma, costruire la comunicazione e osservare il risultato del proprio lavoro può invece generare appartenenza. I ragazzi non hanno dovuto scegliere tra la festa di Sant’Anna e Instagram. Hanno utilizzato Instagram per raccontare Sant’Anna. Non hanno abbandonato il Carnevale estivo perché apparteneva alla storia del paese: ne hanno riconosciuto il valore e contribuito a mostrarlo con i codici del presente.

L’anno della svolta per la Famija Culantina. Per Federica Adorno, il 2026 può essere considerato l’anno di una svolta. Non perché l’associazione abbia rinnegato ciò che era, ma perché ha trovato un modo nuovo per proseguire il proprio cammino. “È avvenuto uno switch verso l’epoca nella quale viviamo, quella della comunicazione attraverso i social – osserva –. La Famija Culantina esisteva già e possiede una storia lunga, ma quest’anno ha compiuto un passaggio importante”. Adorno ha 48 anni e guarda al nuovo direttivo come a un ponte: “Spero di avere tracciato una strada per i ragazzi che oggi lavorano insieme a me. Mi auguro che domani possano prendere in mano questa associazione e portarla avanti, perché hanno tutti i numeri per farlo e perché è una realtà che merita di continuare”. Il prossimo obiettivo sarà distribuire altri appuntamenti durante l’anno, evitando che il paese si accenda soltanto a luglio. La volontà è quella di prolungare la presenza dell’associazione, creare nuove occasioni d’incontro e mantenere vivo il legame costruito durante l’estate. Il milione di visualizzazioni racconta la portata raggiunta; la folla del Carnevale certifica il successo della proposta. Ma il risultato più importante non si misura interamente con i numeri. Sta nei ragazzi entrati nel direttivo, nelle idee diventate serate, nelle famiglie tornate alla sagra e nelle cinquanta persone che, partite in poche, hanno attraversato Coldirodi suonando per le Anna.

Luglio ha dimostrato che tradizione e innovazione non sono estremi incompatibili. La prima ha bisogno di essere tramandata; la seconda può offrirle nuovi strumenti per farlo. A Coldirodi adulti e nuove generazioni si sono incontrati esattamente in questo punto: non nella nostalgia per ciò che è stato, ma nella responsabilità condivisa di decidere ciò che continuerà a essere.

Andrea Musacchio

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