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Politica | 25 marzo 2026, 07:14

Taggia verso il voto 2027, il rebus dell’affluenza: dal 40% delle regionali al 55% del referendum, ma il trend resta incerto

Affluenza sopra il 55% al referendum, in crescita rispetto alle regionali ma inferiore alle amministrative: partecipazione in ripresa, ma trend ancora incerto

Taggia verso il voto 2027, il rebus dell’affluenza: dal 40% delle regionali al 55% del referendum, ma il trend resta incerto

Il referendum sulla giustizia non è stato soltanto un passaggio nazionale, ma ha offerto anche chiavi di lettura interessanti a livello locale. A Taggia, dove nel 2027 si tornerà alle urne per eleggere il nuovo sindaco, il dato che ha messo d’accordo quasi tutte le forze politiche è stato quello della partecipazione. Con un’affluenza del 55,96%, pari a 5.869 votanti, il Comune ha registrato un dato leggermente inferiore alla media nazionale (58,93%), ma comunque significativo, soprattutto se confrontato con le ultime tornate elettorali. Un segnale che, al di là del merito del quesito referendario, racconta di una comunità che è tornata a esprimersi con una certa continuità.

Il confronto con le amministrative del 2022 offre però una prima chiave di lettura più articolata. In quell’occasione i votanti furono 6.292, con un’affluenza del 54,68%. Un dato che, pur essendo percentualmente più basso, risulta numericamente più alto rispetto al referendum. Questo significa che il corpo elettorale di riferimento non è perfettamente sovrapponibile, ma soprattutto che il dato percentuale, da solo, non basta a restituire il quadro reale della partecipazione. Ancora più evidente è il confronto con le regionali del novembre 2024, quando a votare furono 4.707 cittadini, pari al 40,95%. Un crollo netto: oltre 1.500 votanti in meno rispetto alle amministrative e più di 1.100 rispetto al referendum. Un andamento a “saliscendi” che rende complesso individuare una tendenza stabile.

È proprio qui che si inserisce la domanda, già emersa a livello nazionale e ora riproposta in chiave locale: il dato referendario può essere considerato indicativo in vista delle prossime elezioni politiche o amministrative? Ad oggi, la risposta più prudente è negativa. Le dinamiche locali, soprattutto nei comuni di medie dimensioni come Taggia, seguono logiche spesso lontane da quelle nazionali. Le elezioni amministrative si giocano su equilibri personali, reti territoriali, liste civiche e leadership locali, elementi difficilmente replicabili in un referendum. Eppure, un elemento emerge con chiarezza: la partecipazione. Il fatto che, nel giro di poco più di un anno dal prossimo voto amministrativo, i cittadini siano tornati alle urne con percentuali significative può rappresentare un fattore importante. In particolare per le nuove generazioni, che secondo diverse letture hanno contribuito in modo rilevante al risultato referendario.

Se questo dato si consoliderà, potrebbe incidere anche sulla campagna elettorale del 2027, spingendo le forze politiche a intercettare un elettorato più giovane, più mobile e meno legato agli schemi tradizionali. Nel frattempo, come raccontato nelle settimane scorse, qualcosa si muove già sotto traccia. In città si registrano i primi segnali di riorganizzazione politica, con nuovi movimenti che iniziano a prendere forma (vedasi Altamarea) e i primi dialoghi tra i protagonisti della scena locale. Nulla di strutturato, per ora, ma abbastanza per far capire che la partita è già iniziata.

Taggia si avvicina così al 2027 con un quadro ancora aperto. I numeri raccontano una partecipazione incostante, ma non disinteressata. La politica, dal canto suo, sembra pronta a rimettersi in moto. Tra dati che oscillano e scenari in costruzione, una certezza c’è: il prossimo voto non sarà una semplice replica del passato. E proprio per questo, oggi più che mai, ogni segnale merita di essere letto con attenzione.

Andrea Musacchio

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