Nuova battuta d’arresto per il Comune di Ventimiglia sul fronte autovelox. La Corte di Cassazione ha dichiarato manifestamente infondati altri tre ricorsi, adottando il rito accelerato e portando così a 17 le pronunce di inammissibilità, con conseguente condanna dell’ente al pagamento delle spese. Al centro della vicenda resta la tesi sostenuta dal Comune, secondo cui l’“approvazione” degli autovelox sarebbe equivalente alla loro “omologazione”. Una posizione che la Suprema Corte continua a respingere con fermezza, ribadendo che senza omologazione non vi è prova legale della velocità, rendendo quindi i verbali annullabili.
Secondo quanto evidenziato dall’avvocato Mazzola, difensore degli automobilisti, la situazione era già chiara da tempo: “Il Comune era stato avvertito con una petizione del 25/01/2024, prim’ancora che la Cassazione pronunciasse la nota ordinanza dell'aprile 2024; ciononostante ha continuato ad impiegare gli autovelox non omologati”. Il legale ricostruisce una prassi ormai consolidata nei tribunali: “Da circa tre anni il Giudice di Pace annulla i verbali e il Comune propone appello; il Tribunale conferma gli annullamenti e il Comune propone ricorso in Cassazione, che ritiene i ricorsi manifestamente infondati”. Particolarmente critica la valutazione su alcune postazioni: “Nel caso di Porra non si pongono neppure ragioni di sicurezza, poiché viene sanzionato il superamento di un limite ridotto, in rettilineo e fuori dal centro abitato, ove non esistono pericoli”. Mazzola sottolinea inoltre come altri enti abbiano scelto strade diverse: “Diversi Enti, più oculati, annullano le sanzioni non appena ricevono il ricorso… Altri, più correttamente, disattivano i congegni in attesa di una regolamentazione”.
Una linea opposta a quella adottata da Ventimiglia: “Il Comune ha invece riproposto la tesi dell'equiparazione sino alla Cassazione, richiamando circolari amministrative e sentenze isolate”. Ma proprio su questo punto la Cassazione è netta: le circolari non hanno forza di legge e non possono derogare alla normativa che impone l’omologazione. Una posizione che, secondo il legale, era stata anticipata anche da altri organi: “Persino il parere dell’Avvocatura dello Stato aveva messo in guardia i Comuni sui probabili esiti negativi”. Il quadro giurisprudenziale appare ormai consolidato: “La Cassazione è ferma sull'obbligo di omologazione e la giurisprudenza di merito pressoché totalitaria si è conformata”, evidenzia Mazzola, citando anche le decisioni locali.
Non mancano le conseguenze a livello nazionale: “Importanti Prefetture, come quella di Napoli, hanno sospeso il rilascio dei decreti autorizzativi”. Infine, l’affondo sulla scelta politica-amministrativa: “Si discute di Legalità, non di convenienza economica per la Pubblica Amministrazione”. E ancora: “Appare singolare la scelta del Comune di sposare la posizione del privato e insistere sino in Cassazione nel sostenere il contrario di quanto sostiene la Cassazione”. Un contenzioso che, alla luce delle ultime decisioni, rischia di tradursi non solo in un danno economico per l’ente, ma anche in ulteriori profili di responsabilità.














