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Economia | 15 settembre 2025, 08:29

Accessibilità dei siti web: le novità dell’European Accessibility Act (EAA)

Il tema dell’accessibilità è diventato sempre più importante in tutti gli ambiti, dai trasporti fino alle strutture pubbliche.

Accessibilità dei siti web: le novità dell’European Accessibility Act (EAA)

Oggi questa centralità è stata riconosciuta anche in ambito digitale dall’UE che con l’European Accessibility Act (EAA) ha imposto delle regole affinché intenet sia alla portata di tutti.

La regolamentazione riguarda tutti i prodotti digitali, compresi app e siti web, per garantire la loro accessibilità anche alle persone con disabilità e a chiunque incontri delle barriere nell’uso di questa tecnologia.

Vediamo a questo punto di cosa stiamo parlando, a chi si applica e quali novità introduce per le aziende che operano online. Per fornire informazioni precise, abbiamo contattato Riccardo Binaco, titolare di un’agenzia di Roma che si occupa della realizzazione di siti web con particolare attenzione all’accessibilità, chiedendogli di chiarire qualche dubbio circa l’applicazione della normativa. 

Cos’è l’European Accessibility Act (EAA)

L’European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882) è una normativa approvata dal Parlamento Europeo con l’obiettivo di uniformare le regole sull’accessibilità digitale in tutti gli Stati membri.

Il suo scopo principale è eliminare le barriere che ostacolano l’uso di prodotti e servizi da parte di persone con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive, ma anche migliorare l’esperienza per anziani e utenti con connessioni o dispositivi meno performanti.

In sintesi, l’EAA:

  • Definisce requisiti comuni di accessibilità per prodotti e servizi digitali.
  • Copre ambiti specifici come siti web, app mobili, e-commerce, servizi bancari, piattaforme di e-learning, e-book e sistemi di biglietteria elettronica.
  • Introduce obblighi uniformi in tutti i Paesi UE, riducendo le differenze normative tra Stati.

A chi si applica l’EAA

L’European Accessibility Act riguarda sia il settore pubblico che quello privato, con alcune eccezioni.

Rientrano negli obblighi i siti web e app di enti pubblici, quelli di aziende che forniscono servizi digitali al pubblico (banche online, e-commerce, servizi di streaming, piattaforme di prenotazione, ecc.) e infine i produttori e distributori di dispositivi come smartphone, computer, tablet ed e-reader.

Eccezionalmente possono essere esenti dall’obbligo le microimprese (aziende con meno di 10 dipendenti e fatturato inferiore a 2 milioni di euro) e anche tutti quei prodotti o servizi che richiederebbero una modifica sproporzionata o impossibile da realizzare.

Ma attenzione, l’esenzione non è un salvacondotto per non adeguarsi. Le aziende infatti devono dimostrare che apportare le modifiche per rendere accessibili le loro piattaforme/prodotti/servizi, comporterebbe un “onere sproporzionato” rispetto alle proprie capacità di spesa o un’“alterazione fondamentale” del servizio.

Novità per l’accessibilità dei siti web

Esaurito l’aspetto normativo, vediamo quali novità introduce l’EAA.

Uno degli aspetti più rilevanti dell’EAA riguarda l’obbligo di conformità agli standard WCAG (Web Content Accessibility Guidelines) 2.1 livello AA o superiori. Questo significa che i siti web dovranno:

  • Fornire testo alternativo per tutte le immagini e i contenuti non testuali.
  • Garantire una navigazione completa da tastiera, senza necessità del mouse.
  • Mantenere contrasti di colore adeguati per favorire la leggibilità.
  • Assicurare che i contenuti siano comprensibili e fruibili anche da tecnologie assistive (screen reader, comandi vocali, ecc.).
  • Rendere accessibili documenti scaricabili come PDF e moduli online.

Queste regole valgono anche per le app mobili, che dovranno rispettare criteri simili per consentire un uso agevole a tutti.

Scadenze e tappe di attuazione

La direttiva è stata approvata nel 2019, ma la sua applicazione pratica avverrà in diverse fasi:

Il 28 giugno 2025 è stato il termine ultimo per il recepimento da parte degli Stati membri nelle legislazioni nazionali.

Dal 28 giugno 2025 è iniziata l’obbligatorietà per tutti i nuovi siti web e le nuove applicazioni.

È stato stabilito anche un periodo transitorio di alcuni anni (entro giugno 2030) per consentire l’adeguamento di servizi, siti e app già esistenti.

Le sanzioni per chi non si adegua saranno stabilite a livello nazionale, ma potranno consistere in multe e, nei casi più gravi, la sospensione del servizio. 

Quali benefici si ottengono dall’avere un sito accessibile a tutti?

Sicuramente, avere un sito o un’applicazione che sia davvero accessibile permetterà di raggiungere anche tutti quegli utenti che hanno i problemi che la direttiva europea vuole semplificare. Immagina un anziano che ha problemi a leggere il testo di un prodotto sullo smartphone perché è troppo piccolo. Probabilmente rinuncerebbe all’acquisto.

Poi si ottengono anche vantaggi lato SEO perché Google tende a premiare con un miglior ranking i siti inclusivi che migliorano l’esperienza di navigazione degli utenti.

Lato brand invece si dimostra di essere realmente sensibili al tema dell’accessibilità guadagnandone in reputazione positiva. 

Come adeguarsi all’EAA: linee guida pratiche per siti web

Per rispettare i requisiti dell’EAA, le aziende dovrebbero:

  1. Effettuare un audit di accessibilità del proprio sito web per identificare le aree critiche.
  2. Aggiornare il design e il codice secondo gli standard WCAG.
  3. Testare con utenti reali e strumenti di validazione (come WAVE, axe, Lighthouse).
  4. Monitorare costantemente il rispetto delle norme e intervenire in caso di aggiornamenti o nuovi contenuti.

Di solto le aziende non hanno risorse interne formate su questo settore, per cui la miglior cosa è affidarsi ad un collaboratore esterno in grado di rendere accessibili tutti i canali digitali di cui sono proprietarie.

la legge, ma anche migliorare l’esperienza di tutti gli utenti, compresi quelli senza disabilità.

L’European Accessibility Act segna un cambiamento storico per il web europeo. Non si tratta di un semplice adempimento burocratico, ma di un passo fondamentale verso un internet realmente aperto e fruibile da chiunque.

 






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