In che cosa consiste la contabilità del regime forfettario? Se lo chiedono i professionisti che hanno da poco aperto una Partita IVA con questo regime o che stanno pensando di aprirla.
La questione è più complessa di quello che sembra poiché, sotto la patina di “semplicità” che copre il forfettario, si cela un mondo fatto di balzelli, obblighi e persino rischi fiscali.
Ne parliamo qui, fornendo anche una panoramica dei requisiti del regime forfettario e introducendo lo studio online che, più di tutti, funge da riferimento per i lavoratori autonomi: Fiscoeasy.
I vantaggi del regime forfettario
Il regime forfettario, fin dal suo esordio, si è posto come punto di riferimento per i professionisti e i lavoratori autonomi. Si caratterizza infatti per tutta una serie di vantaggi, che sono tali anche rispetto al vecchio regime dei minimi. Ecco una panoramica.
Risparmio. Il regime forfettario è piuttosto clemente dal punto di vista tributario. Lo è soprattutto nella forma startup, che copre i primi cinque anni di attività. Rimandiamo i calcoli al prossimo paragrafo, ma possiamo affermare che - al netto delle deduzioni - la pressione fiscale sugli startupper è in media pari al 23-25%, mentre quella sui forfettari “semplici” è pari al 33-35% (compresi i contributi previdenziali).
Comodità. Il forfettario è tale in quanto si caratterizza per una deduzione a forfait. In buona sostanza, anziché “scaricare” fatture su fatture, con il rischio di sbagliare e di perdere molto tempo, si sottrae dal reddito imponibile una certa percentuale, che cambia da codice Ateco a codice Ateco. Nella maggior parte dei casi, essa è pari al 22%.
Sicurezza. Il forfettario è soggetto a una quantità di controlli inferiore rispetto alle società e ai regimi ordinari. Il professionista, dunque, dorme sonni tranquilli.
Accessibilità. Le barriere all’entrata sono molto basse, i requisiti sono piuttosto larghi. Può accedere al forfettario chi guadagna fino a 85mila euro all’anno, chi non produce redditi da lavoro dipendente o ne produce per una cifra inferiore ai 30mila euro all’anno.
Le cause di esclusione dal regime forfettario, tuttavia, non mancano. Il riferimento è a tutte quelle attività che, per legge, devono corrispondere l’IVA sempre e comunque, ovvero agricoltura e pesca, vendita di sali e tabacchi, editoria, gestione di servizi di telefonia, rivendita di documenti di trasporto pubblico, intrattenimento, agenzie di viaggi, agriturismo, vendite a domicilio, rivendita di beni usati, agenzie di vendite all’asta, vendite di rottami.
Come funziona la contabilità nel regime forfettario
Dunque, cosa dire sulla contabilità del regime forfettario? In realtà, non esiste nessun obbligo di contabilità in senso stretto. Ovvero, le “partite IVA forfettarie” non sono tenute a tenere registri contabili.
Questa opportunità può portare a falsi convincimenti. Per esempio, quella secondo cui sia auspicabile gestire la partita IVA forfettaria in modalità fai da te. E’ senz’altro possibile, ma l’errore è dietro l’angolo.
In primis, perché il calcolo delle tasse è molto più complesso di quello che sembra. Proviamo a spiegarlo.
Le P. IVA forfettarie non pagano l’IRPEF e nè l’IVA. Corrispondono però una imposta sostitutiva, che funge da tassa unifica sui redditi. Questa corrisponde al 15% per i forfettari semplici e al 5% per i forfettari startup. A tale imposta si aggiungono i contributi INPS, che sono diversi a seconda della cassa di riferimento, e lo sono ancora di più se una cassa, relativamente al proprio codice ATECO, non esiste. In questo caso, si accede alla gestione separata, che si caratterizza per una aliquota pari al 26,23%,
Altri elementi di difficoltà sono la dichiarazione dei redditi e le scadenze. La dichiarazione dei redditi è complessa, e richiede la compilazione di numerosi campi, i quali non sono affatto intuitivi. Le scadenze, al netto delle eccezioni, sarebbero di norma due (30 giugno e 31 agosto) ma è possibile, a certe condizioni e se si accede al ravvedimento operoso, posticipare i pagamenti al costo di una sovrattassa minima. Il pagamento delle tasse e dei contributi si attua mediante F24, modulo che a sua volta richiede la compilazione di più campi.
A chi rivolgersi
Insomma, la carne al fuoco è tanta e suggerisce una grande verità: la partita IVA fa risparmiare, certo, ed è anche semplice… Ma non così semplice.
Un aiuto è necessario sempre e comune. Un aiuto da parte di un buon commercialista. Di professionisti validi come quelli in forze a Fiscoeasy. Si tratta di uno studio online che assiste professionisti in tutta Italia. Si occupa soprattutto di consulenza in regime forfettario, ma copre una vasta gamma di esigenze, dal servizio paghe alla dichiarazione dei redditi per dipendenti.














