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Al Direttore | 11 aprile 2021, 09:34

Il problema delle vie di comunicazione terrestri nel Ponente ligure dai Romani ai Savoia

I Romani con la loro sapiente organizzazione avevano unificato l'Impero anche grazie ad una straordinaria rete viaria

Il problema delle vie di comunicazione terrestri nel Ponente ligure dai Romani ai Savoia

I Romani con la loro sapiente organizzazione avevano unificato l'Impero anche grazie ad una straordinaria rete viaria. Non a caso Roma è stata chiamata Regina viarium. Il Ponente ligure solo in forza della conquista napoleonica vide incentivati i traffici terrestri dopo che si realizzò (1804, 1810 e quindi conclusa nel 1828) la Strada della Cornice, oggi “Via Aurelia”. La Strada della Cornice fu infatti la prima linea costiera di comunicazione ininterrotta in Liguria dai tempi in cui i Goti distrussero la romana via Julia Augusta, con la conseguenza che per tutto oltre un migliaio d’anni e per tutto il periodo dell’amministrazione genovese, tranne che per spazi limitati, gli spostamenti sull’arco regionale ligure avvennero sempre per via  mare, data anche la straordinaria importanza e strategica del porto di Genova e delle stesse marinerie liguri, tra le quali si distinguevano Alassio, Sanremo e soprattutto Laigueglia, che si inoltravano assai lontano. In tale contesto le coste liguri erano in stretto contatto con le coste provenzali, poi divenute francesi. Lo stesso Dante, ma anche Petrarca, attribuiscono alla difficoltà delle comunicazioni terrestri uno dei problemi per attraversare la Liguria Occidentale e raggiungere i territori oltre la Turbia e la Francia. Analogamente ebbe a sperimentare l'arduo transito papa Urbano V, tornando da Avignone a Roma. Gli stessi ambasciatori stranieri che passarono da quelle parti si lamentarono a loro volta di tale situazione.

Con la realizzazione della litoranea napoleonica, una corrente di traffico si sviluppò sul litorale ligure: la parte più vicina alla Provenza fruì di gran passaggio di merci e viaggiatori. Non bisogna tuttavia pensare che la Strada della Cornice sia stata una delle felici decisioni napoleoniche in tema di opere pubbliche. Infatti presso l'istituto internazionale di studi liguri viene custodito l’acquerello di Anna de l’Epinois intitolato Le Pont de St. Louis prés de Menton. In esso si può infatti leggere la sovrapposizione di due ponti, il più grande risalente alle opere inaugurate da Napoleone Bonaparte: in particolar modo la realizzazione della Strada della Cornice. Già in una cartografia settecentesca è possibile leggere la particolare strutturazione confinaria dell'area dei Balzi Rossi e il notevole rilievo strategico di quella spiaggia dei Balzi Rossi, presso cui da tempi solo relativamente recenti sorge il “valico confinario di Ponte S. Ludovico”, che ha sostituito il più antico Ponte San Luigi, storica linea di demarcazione sulla via litoranea. Napoleone non ebbe a disposizione il lungo tempo che permise ad Augusto di potenziare la Julia Augusta: pur nel contesto di una realizzazione rapidamente portata avanti, il risultato architettonico più rilevante dell’impresa napoleonica con probabilità fu l’edificazione del Ponte San Luigi. La tradizione, testimoniata dagli antiquari, vuole che il Bonaparte al fine di celebrare solennemente questa iniziativa, emulando le gesta trionfali di Ottaviano Augusto, abbia percorsi i tratti resi carrozzabili della nuova strada costiera con un mezzo che si conserva ancora.

Dopo la caduta di Napoleone quella strada costiera che era andata a colmare un grave limite viario della Liguria, ancora evidenziato da relazioni del XVIII secolo, cominciò però a cadere in rovina per l’assenza di manutenzione. La turista inglese lady Blessington, solo pochi anni dopo la caduta di Napoleone, nel 1823, durante un viaggio per la strada della Cornice, mise in risalto la necessità di procedere per quella via ancora a dorso di muli. Se non proprio nel rispetto di una tradizione secolare per via soltanto delle proprie gambe, sì che divenne quasi istituzionale la figura del "pedone" identificabile in una sorta di professionista della strada addetto a trasportar missive od oggetti relativamente piccoli per contrade del genere.Il recupero dell’iniziativa stradale napoleonica non dipese da una vera e propria scelta del restaurato governo  sabaudo – che per i deliberati del “Congresso di Vienna del 1815” aveva incamerato il territorio della soppressa Repubblica di Genova -, ma dal fatto che nel 1826 si pensò di far svolgere un viaggio per la litoranea dei Sovrani Sabaudi. Il meccanismo celebrativo dell’Antico Regime impose l’adeguamento della strada della Cornice alle esigenze di comodità dei sovrani.

Non sembra peraltro un caso che la Città di Sanremo, come si evince dal Manoscritto Borea, commemorando la morte del Sovrano Sabaudo, Carlo Felice, abbia attribuito a questi il restauro della arteria, nominata nelle iscrizioni funebri dedicate al Sovrano, come Via Emilia. Il restauro della strada litoranea, partendo dal 1826 (anche se il viaggio regale, di fatto, poi non si verificò), fu soltanto in crescendo: anche se, per la sveltezza di certe opere storiografiche, rimasero da compiere diversi lavori che furono completati solo in tempi successivi: un esempio nel Ponente estremo, tra Camporosso e Ventimiglia, il tratto di Strada della Cornice che portava dal torrente Nervia al fiume Roia venne realizzato solo anni dopo, precisamente nel 1836. Anche nell’area di Oneglia sia il torrente Prino che il torrente Impero dovettero ancora essere superati per via di un guado. Ci vollero ancora 20 anni circa prima che l’impresario Giordano realizzasse il ponte sul Prino e analogamente occorse parecchio tempo affinché il torrente Impero risultasse superabile in forza del ponte sospeso precedentemente costruito. Su tali argomenti si tornerà in una prossima occasione.

Pierluigi Casalino

Redazione

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