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Sanità | 28 maggio 2020, 11:33

Coronavirus, per uno studio della fondazione Gimbe, Lombardia, Liguria e Piemonte non sarebbero pronte alla riapertura

"Si sottolinea che i dati analizzati riflettono quasi interamente le riaperture del 4 maggio, ma non quelle molto più ampie del 18 maggio che potranno essere valutate nel periodo 1-14 giugno"

Coronavirus, per uno studio della fondazione Gimbe, Lombardia, Liguria e Piemonte non sarebbero pronte alla riapertura

Lombardia, Liguria e Piemonte non sarebbero pronte a riaprire dal 3 giugno. A dirlo è un'analisi della fondazione Gimbe pubblicata da alcuni quotidiani nazionali, che mette in risalto come in queste regioni la percentuale di tamponi diagnostici positivi risulti superiore alla media nazionale del 2,4%. In particolare, in Lombardia (6%) e in Liguria (5,7%), secondo lo studio della fondazione, in maniera rilevante. In misura minore in Piemonte (3,8%). Le altre due regioni in cui l'indice di contagiosità è superiore alla media nazionale sono Puglia (3,7%) e Emilia Romagna (2,7%).

Per quanto riguarda il numero di tamponi diagnostici per 100.000 abitanti. “Rispetto alla media nazionale (1.343), - si legge nello studio - svettano solo Valle d’Aosta (4.076) e Provincia Autonoma di Trento (4.038). Nelle tre Regioni ad elevata incidenza dei nuovi casi, la propensione all’esecuzione di tamponi rimane poco al di sopra della media nazionale sia in Piemonte (1.675) che in Lombardia (1.608), mentre in Liguria (1.319) si attesta poco al di sotto”.

Gimbe fornisce anche l'analisi sull'incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti: “rispetto alla media nazionale (32), l’incidenza è nettamente superiore in Lombardia (96), Liguria (76) e Piemonte (63). Se il dato del Molise (44) non desta preoccupazioni perché legato a un recente focolaio già identificato e circoscritto, quello dell’Emilia-Romagna (33) potrebbe essere sottostimato dal numero di tamponi diagnostici (1.202 per 100.000 abitanti) ben al di sotto della media nazionale (1.343).

Si sottolinea che i dati analizzati riflettono quasi interamente le riaperture del 4 maggio, ma non quelle molto più ampie del 18 maggio che potranno essere valutate nel periodo 1-14 giugno, tenendo conto di una media di 5 giorni di incubazione del virus e di 9-10 giorni per ottenere i risultati del tampone. A 23 giorni dall’allentamento del lockdown, dunque, la Fondazione Gimbe dimostra che la curva del contagio non è adeguatamente sotto controllo in Lombardia, Liguria e Piemonte: in queste Regioni si rileva la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi, il maggior incremento di nuovi casi, a fronte di una limitata attitudine all’esecuzione di tamponi diagnostici. In Emilia-Romagna, una propensione ancora minore potrebbe distorcere al ribasso il numero dei nuovi casi”.

Nei prossimi giorni il governo valuterà le azioni da intraprendere alla luce del monitoraggio dei dati del contagio forniti dall'Istituto Superiore di Sanità. Il ministro degli affari regionali, Francesco Boccia ha comunque dichiarato che non ci saranno aperture differenziate a seconda delle regioni.

"Nei prossimi giorni con l'ultimo click che riporterà il Paese a muoversi ci dovrà essere anche quello del buonsenso. - ha dichiarato - Se tutte le Regioni ripartono, ripartono senza distinzioni sul profilo dei cittadini di ogni regione, la distinzione tra cittadini di una città rispetto all'altra non è prevista, se siamo sani ci muoviamo. Diverso è prevedere una fase di quarantena, ma non siamo in quella condizione. E anche in quel caso ci vuole un accordo tra le parti".

 

Francesco Li Noce

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