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Cronaca | 02 aprile 2019, 15:33

Sanremo: "frode in pubbliche forniture" ai danni del Comune, la Procura chiede le condanne "Dagli imputati una condotta all'italiana"

"Le condotte degli imputati - ha detto il Pubblico Ministero - appaiono determinate da lassismo, mancanza di voglia di affrontare le problematiche".

Sanremo: "frode in pubbliche forniture" ai danni del Comune, la Procura chiede le condanne "Dagli imputati una condotta all'italiana"

"Una condotta all'italiana", lo ha definito così, il Pubblico Ministero Antonella Politi, il presunto modus operandi degli imputati a processo per frode in pubbliche forniture a carico dell’ex responsabile del settore igiene urbana del Comune di Sanremo Stefano Burlando, dell’ex capo tecnico dell’igiene urbana diventato capo area di Aimeri Luciano Crespi, di Giovanni Punzo, diventato capo tecnico dell’ufficio comunale dopo il passaggio di Crespi ad Aimeri, e dei capi cantiere Pietro Iriti e Giuseppe Di Pietrantonio.

Il Pm, durante la lunga requisitoria, durata circa tre ore e mezza, ha chiesto le condanne di Crespi a quattro anni e sei mesi, oltre a 1000 euro di multa, di Burlando, a due anni e tre mesi e di Iriti, a un anno e tre mesi e 1500 euro di multa. Chiesta l'assoluzione per Punzo e Di Pietrantonio perché il fatto non sussiste o, in subordine per non aver commesso il fatto.

"Le condotte degli imputati - ha aggiunto il Pubblico Ministero - appaiono determinate da lassismo, mancanza di voglia di affrontare le problematiche".

Il caso, ricordiamo, riguarda un appalto per la raccolta dei rifiuti affidato ad Aimeri. L’indagine nasce nel 2012 quando, come ha ricostruito l’Ispettore della Squadra Mobile Pierangelo Bernacchia, un dipendente Aimeri, l'ex capo cantiere Leonardo Di Giorgio, avrebbe dichiarato alle autorità possibili irregolarità riguardanti il contratto d’appalto.

In particolare, secondo l’accusa i mezzi di Aimeri destinati alla raccolta rifiuti a Sanremo, erano in realtà destinati anche ad altri comuni: Ceriana, Arma di Taggia e Riva Ligure. Sui camion venivano incollati degli adesivi con i nomi delle altre città, coprendo la scritta ‘Comune di Sanremo’. Gli imputati, secondo il Pm, non avrebbero vigilato sulla regolarità dell’appalto.

La tesi della difesa è che i mezzi utilizzati negli altri comuni fossero in realtà in esubero a Sanremo e destinati così negli altri comuni dove vi era invece penuria a causa di continui guasti.

Dopo l'accusa, nel proseguimento pomeridiano dell'udienza, la parola è andata alla Parte Civile, il Comune di Sanremo e lo stesso Di Giorgio. Anche nei loro confronti tuttavia, il Pubblico Ministero non ha risparmiato frecciate durante la sua requisitoria, definendo il Comune "Il grande assente di questo processo, che ha rinunciato ai propri testi e non ha portato elementi all'accusa, a parte una consulenza che non ha però messo a disposizione".

Nell'elencare i numerosi atti, il Pm ha concluso che la prova del reato sia stata raggiunta, e l'effetto sia stato di ottenere una città, quella di Sanremo, sporca, con un servizio mal gestito.

I tre giudici che compongono il Collegio, presieduto da Donatella Aschero, hanno rinviato alla prossima udienza per sentire le difese, rappresentate dagli avvocati Alessandro Mager (Crespi, Iriti e Di Pierantonio), Eugenio Aluffi (Burlando) e Roberto Trevia (Punzo). Il Comune di Sanremo si è costituito parte civile, assistito dall'avvocato Alessandro Vaccaro. Parte civile rappresentata anche dall'ex capo cantiere Leonardo Di Giorgio, assistito dall'avvocato Maria Josè Sciortino.

Francesco Li Noce

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