Dopo quasi 75 anni, i resti del soldato Francesco Rossi, detto Gino, hanno fatto ritorno in Italia per trovare degna sepoltura nella tomba di famiglia ad Andagna, frazione del comune di Molini di Triora. La toccante cerimonia si è svolta domenica 4 novembre, una data importante a livello nazionale per la Feste delle Forze Armate e per il Centenario dalla fine della Prima Guerra Mondiale ma per questa piccola comunità è stato molto di più.
‘Gino’ era un alpino nato ad Andagna, venne catturato il 9 settembre nel 1943, all’indomani dell’annuncio alla radio dell’entrata in vigore dell’Armistizio di Cassibile, pronunciato dal capo di governo, il Maresciallo Pietro Badoglio. All’epoca Francesco Rossi aveva 20 anni e si trovava a Bolzano dove venne fatto prigioniero e trasferito in un campo di lavoro ad Amburgo, in Germania. Lì si ammalerà e morirà di meningite, era l’ 8 febbraio del 1944.
Questo soldato difensore della patria, originario di Andagna, come molti altri non fece mai ritorno a casa, così come le sue spoglie sepolte nel cimitero militare della cittadina tedesca. I parenti di Gino da tempo portavano avanti una strenua battaglia per poter riavere i resti del proprio caro nella tomba di famiglia.
Da domenica questo normale desiderio è diventato realtà. Un sollievo per i discendenti di Gino ma anche un momento che ha reso più unita e forte la comunità di questo borgo. Alla cerimonia hanno preso parte i rappresentanti degli Alpini, delle Forze dell’Ordine, delle istituzioni e moltissimi abitanti.
Toccanti le parole espresse dal sindaco di Molini di Triora Marcello Moraldo che ha voluto ricordare la storia dell’alpino Francesco Rossi. “…Chi era Gino? era un ragazzo poco più che ventenne nato e cresciuto ad Andagna. Qui era nato l’8aprile del ’23. Durante il Secondo Conflitto mondiale venne arruolato nel Primo Reggimento Alpini e gli venne assegnata la matricola 156.186. Il 9 settembre 1943 il giorno dopo che il capo governo Pietro Badoglio aveva annunciato l’entrata in vigore dell’armistizio di Cassibile, Gino venne fatto prigioniero a Bolzano e portato in un campo di lavoro ad Amburgo. Lì, come testimoniato da altri prigionieri, Gino si ammala e il giorno 8 febbraio 1944 nell’ospedale di riserva muore per meningite. Viene sepolto con gli onori militari il 14 febbraio del 1944 nel cimitero tombale militare della stessa Amburgo. Per Gino l’8 febbraio del 44 sono finiti sogni e speranze e progetti futuri che ogni ragazzo della sua età ha nella mente e nel cuore. Sono stati necessari quasi 75 anni perché i resti del soldato Rossi Francesco potessero tornare nel paese natio, nel cimitero accanto ai suoi cari. Purtroppo i suoi genitori, il fratello e la sorella non hanno avuto la possibilità di pregare sulla sua tomba, di portargli un fiore ed anche loro se ne sono andati portandosi questo ulteriore dispiacere. Solo una lapide posta a latto piazza riporta il suo nome insieme a quello di un altro suo compaesano. Già agli inizi degli anni ’90 la famiglia aveva tentato invano il rientro dei resti. Oggi finalmente per merito dei nipoti Gianfranco, Mariagrazia, Gabriella, Mariano, Pierfranco ed Antonello si è riusciti ad ottenere quanto doveva essere fatto da molto tempo. La comunità di Andagna si è riunita per accogliere i resti mortali del suo compaesano Gino e stringersi con affetto ai suoi parenti. La speranza è che oggi sia solo un inizio e che tutti i soldati italiani caduti durante le guerre, in stati stranieri, possano riposare accanto ai propri famigliari”.
La cerimonia è terminata con la traslazione della salma nel locale cimitero e la solenne inumazione con onori militari. Per l'occasione è stata posta anche una corona al monumento ai caduti, nel 100° anniversario della fine della Grande Guerra. Un giorno che per la comunità di questo borgo rimarrà nella storia perchè domenica, dopo 75 anni Gino è tornato ad Andagna, a casa, da quella grande famiglia che non si è mai dimenticata di lui.











































