Mentre alla vecchia stazione di Porto Maurizio si girava un film drammatico francese, Un amour impossible, nel resto della città andava in scena una commedia italianissima, fatta di code, automobilisti incagniti, clacson, tubi di scappamento, cofani ribollenti sotto il sole.
Un bouchon impossible, traffico in tilt a Imperia, di chi è la colpa? Del sindaco Capacci che ha la delega alla viabilità, del suo vice Zagarella, ex assessore alla viabilità, degli uffici tecnici, della polizia municipale, della produzione transalpina che avrebbe potuto scegliere un giorno meno stressante per le riprese (domenica?), degli imperiesi che sarebbero dovuti andare a piedi, del comune che ha avvisato in ritardo, di qualche capriccio del regista (silenzio, parla la cinepresa).
Orbene, poiché avevo un appuntamento a Oneglia che non potevo rimandare, e vedendo con quanta acrimonia i cittadini imbottigliati stavano maledicendo il comune, i cameraman, le comparse, i vigili urbani, gli attori e credo anche l’autrice dell’omonimo romanzo del 2015, tale Christine Angot, mi sono armato di pazienza e creatività, identificando il seguente percorso mediamente tortuoso (ho scartato a priori l’ipotesi autostradale, perché i bollettini web riportavano assembramenti di vetture ai caselli).
Da via Cascione, dove abito e dove una signora m’ha fulminato con lo sguardo a bordo dell’Alfa 145 (Questa è un’isola pedonale lei che ci fa qui, Guardi che sono residente, ho il garage), ho svoltato verso Artallo, superando il Palasalute che sarà inaugurato non so quando, immagino presto, ad Artallo ho imboccato via Cason della Guardia, il motore arrancava tra villini e villette vista mare, ma mi raccomando non scordarti il pane e il latte, accidenti quanto è stretta e ripida la strada, meglio mettere la prima, ehi tu fermati se no in due non passiamo, ho scollinato sopra S. Agata, sono ridisceso fino all’ospedale.
Dai, non male, venti minuti scarsi, niente traffico, nemmeno l’ombra di un automobilista incazzato col mondo, profumi di ginestre, un po’ di solitudine stradale. Ci vuole così poco, a volte, per trasformare un incubo in una parentesi semi-bucolica. Imperia, che vivibile città, tanto da essere scelta come set di un film che nessuno di noi vedrà mai. I film francesi, si sa, sono una palla, quelli italiani almeno fanno ridere.














