Ha 23 anni quando decide di riprendere le tradizioni di famiglia e mettere a dimora alcuni alberi di arance amare. Oggi ne ha 35 e quelle piante arrivate così per gioco o per hobby, con il solo intendo di produrre un po' di acqua di fiori d'arancio per rendere più buone le 'bugie', dolce tipico del territorio, sono diventate 300 e quel prodotto così antico e ricercato è oggi presidio slow food richiesto a livello internazionale. E' la storia di Pietro Guglielmi, titolare de 'La Vecchia Distilleria', che incontriamo nel pieno della raccolta del fior d'arancio, in una soleggiata giornata di maggio in località Castellan a Vallebona, dove in questi giorni si sta organizzando la manifestazione dedicata al presidio slow food.
“Vallebona è sempre stata famosa per la coltivazione delle arance amare e per la distillazione dello stesso fiore - spiega Pietro Guglielmi - infatti la distilleria di famiglia venne aperta nel 1856 e andò avanti fino agli anni '60, dopodiché arrivò l'essenza chimica e il mercato sparì completamente. Quelli erano gli anni buoni per i fiori recisi, per cui vennero tolti gli aranci amari e messi a dimora piante come la mimosa, ad esempio, o la ginestra.
Sono nato in distilleria, fino all'84 in miei genitori hanno sempre distillato il fior d'arancio, dall'85 non fu più possibile perché arrivò il famoso gelo. Nel 2004 ho deciso di mettere nuovamente a dimora gli aranci amari per fare un po' di acqua di fiori d'arancio per le bugie, si è aperto un buon mercato, Vallebona è ritornata ad essere famosa per questo prodotto d'eccellenza ed io mi ritrovo ad avere più richiesta che offerta.”
Intervista a Pietro Guglielmi
Una produzione che è minima e che si aggira intorno ai 200/250 litri, ma che ogni anno tende ad aumentare proprio perché le piante crescono: “Aumenta anche la richiesta, specialmente dall'estero, ho parecchi rivenditori internazionali che apprezzano quest'acqua di fiori d'arancio, anche perché il mercato non c'è più, si trova quella sintetica, ma sempre più pasticceri, ristoratori o gelatai preferiscono utilizzare prodotti naturali anziché di sintesi.”
Un segnale importante per l'imprenditoria giovanile, ma anche per il territorio, l'esempio di come il ritorno alle tradizioni possa portare soddisfazione personali, e non solo, anche in questo periodo in cui tutto sembra difficile, se non impossibile: “Ho aperto un'azienda in un periodo di crisi e sta andando avanti – continua - ci sono state mille difficoltà perché uscire subito sul mercato non è stato facile. Nel 2012 è stato fatto il presidio slow food e da lì si è proprio aperto un mercato internazionale, nuovi spiragli e richieste. Il prodotto è apprezzato da molte persone anche al di fuori dell'Italia.”
Vallebona da circa tre anni rende onore all'acqua di fiori d'arancio con una tradizionale festa: “Abbiamo pensato, in collaborazione con il comune, di fare questo evento per dare visibilità al prodotto e a Vallebona portando anche un po' di turisti.”
“Una manifestazione nata un po' in via sperimentale che ogni anno cresce sempre di più – spiega il Sindaco di Vallebona Roberta Guglielmi - quest'anno avremo anche la partecipazione del presidio del carciofo di Perinaldo e il fagiolo di Pigna, aspettiamo disponibilità di altri due presidi di fuori provincia, ma anche produttori locali dei prodotti della nostra terra.”
Un ritorno alle origini che Vallebona ha accolto sicuramente con grande soddisfazione e che vuole anche essere un esempio per i giovani, spronandoli ad investire in questo settore, dove sembra essersi aperto un mercato: “C'è un ritorno alle origini – spiega Pietro Guglielmi - buona parte del paese e non, partecipava alla raccolta del fior d'arancio, c'era chi raccoglieva e poi conferiva alla distilleria del mio bisnonno, ma anche donne che arrivavano dai paesi limitrofi, perfino da Corte e Ceriana, e stavano qua tutto il mese della raccolta. Per fare un esempio, solo la mia famiglia aveva circa venticinque donne che assumeva e che stavano qua per tutto il mese della raccolta.
Visto che ora si è aperto un buon mercato, l'obiettivo è quello di convincere altri giovani del paese a piantare gli aranci amari perché il fatto di non riuscire a soddisfare la richiesta non va bene. Ci sono dei mercati interessanti che però vogliono un quantitativo minimo di prodotto, io mi auguro che con questa mia testimonianza e con la festa che portiamo avanti, a qualcuno venga l'idea o la voglia di mettere a dimora altre piante.”






















