Per città più vivibili dal punto di vista dell’abbattimento delle barriere architettoniche si è tenuto questa mattina in Provincia un importante incontro tra i rappresentanti della consulta regionale e provinciale dell’handicap, le associazioni e le istituzioni tra cui la Regione Liguria e i comuni della provincia. L’incontro si è tenuto sotto forma di tavoli di lavoro divisi per categoria.
“Ci sono comuni molto attenti, che fanno progetti interessanti, e altri comuni che sinceramente non sanno neanche di cosa stiamo parlando. – ha spiegato Claudio Puppo presidente della consulta regionale dell’handicap - abbiamo fatto un censimento e risulta che solo sei comuni hanno il piano di eliminazione delle barriere architettoniche, mentre gli altri comuni fanno soltanto interventi a spot, perciò non sempre rispondono alle necessità. Un altro censimento che abbiamo fatto è per capire gli oneri di urbanizzazione. La legge regionale prevede che ogni comune destini il 10% di questi oneri per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Solo 66 comuni su 235 hanno un capitolo di spesa, anche se poi questi soldi sono spesi per altre cose per ripianare il bilancio”.
Ci sono province più virtuose?
“Non c’è una provincia più virtuosa. Imperia è l’unica città capoluogo di provincia che ha il piano P.E.B.A., a Genova è stato approvato nel 2016. Non esiste una cultura. La cultura di solito è fatta dalle associazioni di categoria che magari pungolano il politico per poter far sì che si faccia qualcosa sul discorso delle barriere architettoniche. Raramente abbiamo comuni che hanno una loro sensibilità. Per fare un esempio sulle spiagge, l’assessore Scajola questa mattina diceva che il comune di Sestri Levante ha un piano particolare con ben undici spiagge accessibili. Ce ne sono quindici nella provincia di Genova e 63 in tutta la Liguria. È tutto a macchia di leopardo. Questa giornata di studio vuol far sì che sia l’amministratore pubblico che anche il politico possa prendere coscienza delle necessità e dei diritti e vedere anche le possibilità di sfogo che potrebbero essere attività come il turismo accessibile che è sempre più richiesto dalle persone disabili. Consideriamo che in Europa sono 48 milioni le persone con disabilità che vogliono viaggiare, ma la nostra Liguria la scartano perché siamo poco ospitali in tema di barriere e accessibilità”.
Il problema delle barriere architettoniche riguarda moltissimi cittadini in Liguria.
“Difficile sapere quanti siano. Un dato dice che sono il 10% della popolazione e il 60% sono persone anziane e che abbiamo soltanto il 2% di persone con disabilità motoria, mentre è in diminuzione la disabilità sensoriale, pari all’1,8%. Sono numeri importanti, però consideriamo che il 12% delle famiglie ha in casa una persona disabile. Vuol dire che esiste un vero problema, troppo spesso disatteso e non riconosciuto. Quello che oggi emerge è che comunque gli amministratori pubblici iniziano ad avere un’attenzione. Noi vogliamo un mondo più accessibile per tutti, non soltanto per chi è in carrozzina come me, ma anche per la mamma col passeggino, per le persone anziane, per chi purtroppo ha una sfortuna e temporaneamente rimane disabile e ci dispiace quando sentiamo che non abbiamo ancora fatto niente. Noi ci proviamo e il nostro aiuto è rivolto ovviamente a chi ci amministra”.
Sul tema del turismo accessibile è intervenuto l’Assessore regionale Giovanni Berrino.
“E’ un turismo che comprende quella massa di persone che si muovono turisticamente verso località più accoglienti e più accessibili, cioè che permettono l’utilizzo delle spiagge, delle colline o dei borghi da visitare a un numero maggiore di persone, anche a chi è portatore di handicap, ricordando che l’handicap non è solo quello di movimento, ma può essere anche quello visivo. Quindi quei paesi, borghi e città che anche in Liguria si stanno approntando per trasferire emozioni uguali a tutti. La Regione sta intervenendo con dei fondi. Abbiamo iniziato naturalmente dalle spiagge essendo una regione di mare, quindi a dare fondi a quei comuni che intendono migliorare l’accessibilità e quindi rendere le spiagge accessibili a tutti, anche ai disabili motori. Naturalmente ci sono spiagge e spiagge, non tutte in Liguria possono essere raggiungibili da ogni persona, però pensiamo che una regione di mare come la nostra dalla forte connotazione balneare, debba migliorare questo tipo di accessibilità, per i residenti naturalmente, ma anche per chi sceglie le nostre spiagge dal punto di vista turistico. Ricordiamo che sono numeri importanti, non voglio che i numeri e la parte economica legata al turismo accessibile abbia il sopravvento sull’obbligo morale di rendere le spiagge accessibili a tutti, però anche per gli operatori il turismo accessibile potrebbe rappresentare un ulteriore fonte di turismo verso le nostre città e le nostre coste”.
“C’è un aspetto molto positivo, – commenta Francesco Fontana, presidente della consulta provinciale dell’handicap – nel senso che negli ultimi due anni i quattro comuni più grandi si sono resi disponibili a una messa in discussione su una legislazione che difficilmente ha trovato una risposta negli anni scorsi, e devo dire che la giornata di oggi è la conferma di questa volontà perché sia le associazioni, sia gli assessori che i funzionari dei comuni hanno cercato insieme di trovare delle risposte concrete. Non si è più parlato soltanto di sensibilizzazione, ma abbiamo messo la parola ‘azione’ alla sensibilizzazione. Molto spesso, per vari problemi si è sempre fermato tutto alla sensibilizzazione, ma laddove il problema c’era, la fatica di portare avanti i lavori, per mancanza di procedure alla legge 15/89, tutto si bloccava”.
Quali sono le barriere su cui si ha più difficoltà a intervenire?
“Ovviamente con la penuria economica, dovuta al fatto che oggi gli oneri di urbanizzazione che finanziano la legge sono diminuiti, oggi i soldi sono pochi rispetto a tutto il lavoro di risanamento del territorio. La cosa importante è che oggi ci siano. Ho invitato gli assessori Viale, Berrino e Scajola e il prefetto proprio per cercare di capire se ci possono essere altre vie non solo a carico dei comuni per fare una bonifica almeno del passato. Per quanto riguarda le barriere sono dal semplice gradino, perché è molto spesso nella semplicità che ci si perde alle strisce pedonali con una barriera da un lato, come un gradino o una barriera per i non vedenti o gli ipovedenti. Queste sono barriere contemplate nella normativa, quindi il più delle volte anche nella semplicità si fanno i lavori a metà, perché se ne dimentica un pezzo. Il lavoro che si sta cercando di fare insieme alla consulta è fare in modo che le associazioni di categoria facciano parte di commissioni P.E.B.A. e che abbiano dall’interno lo stimolo a non fare i soliti errori”.
“I tavoli di questa mattina – ha spiegato l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Imperia Guido Abbo - erano divisi tra bilancio, lavori pubblici, urbanistica, P.E.B.A. e degli ordini professionali. Direi che la giornata è stata molto molto interessante. Ha affrontato aspetti politici e culturali e soprattutto tecnici dell’abbattimento barriere amministrative. Il tema era un gioco di parole, ma vuol dire semplificare tutti quegli accorgimenti amministrativi che servono a rendere efficaci i piani di abbattimento delle barriere architettoniche”.
“Il Comune di Imperia – prosegue Abbo – ha di fatto attuato, parecchi punti previsti dalla legge regionale che ha istituito una serie di obblighi. Abbiamo ancora molto da imparare, ma abbiamo la commissione P.E.B.A. già resa commissione stabile, abbiamo approvato il piano di abbattimento delle barriere architettoniche l’anno scorso, quindi è un piano operativo. Abbiamo istituito dal 2014 in poi un capitolo di bilancio apposito che rispetta il capitolo relativo al 10% degli oneri di urbanizzazione che vengono stanziati e utilizzati per l’abbattimento barriere. Adesso finalmente nel finire dell’anno scorso abbiamo bandito le gare per utilizzare questi denari e quindi riusciremo a far partire a breve i primi lavori effettivi di abbattimento barriere”.
“E’ importante – ha detto l’Assessore regionale alla Sanità Sonia Viale – rendere accessibili le nostre città a chi ha handicap, ma a chiunque debba muoversi con un supporto. Purtroppo vediamo anche negli ultimi anni, questa attenzione non c’è più stata rispetto a un’iniziale volontà di abbattere le barriere architettoniche e quindi è giusto anche grazie alla consulta regionale dell’handicap che la questione venga riposta all’attenzione dei comuni. Devo dire che possiamo ben sperare che, nell’utilizzo delle normative esistenti, quindi l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione, si possa richiedere il reinvestimento di queste risorse per abbattere le barriere architettoniche, ma stiamo parlando anche delle mamme con il passeggino o gli anziani. Purtroppo siamo una regione di anziani e quindi è una fragilità, una criticità. Perché non consentire a tutte le persone di vivere con serenità e, perché no, anche in modo indipendente, anche un handicap fisico relativo alla mobilità. Quindi è un primo incontro di tanti. Dai comuni ci sono state anche richieste concrete di modifiche normative. La Regione c’è perché questa tema è centrale nella nostra azione regionale”.





























