Bisogna investire di più sulla neve? Il futuro del turismo a Limone Piemonte è tornato alla ribalta in queste settimane così avare di precipitazioni. La domanda corre sui social network e fa suonare campanelli d’allarme dagli albergatori. Più volte Limone ha dovuto affrontare annate difficili. Il grosso freno al suo sviluppo turistico (e il discorso vale per molte altre stazioni sciistiche del basso Piemonte) è sempre stato edilizio. Troppe seconde case e pochi alberghi di qualità: tale squilibrio, solo in minima parte sanato negli ultimissimi anni, ha generato un afflusso molto discontinuo di persone. Piste affollate solo durante le vacanze natalizie e nei fine settimana, deserte negli altri periodi.
Intanto Limone ha provato a crescere, installando nuovi impianti di risalita grazie ai fondi olimpici. Ci sono stati dei miglioramenti, come la ristrutturazione delle baite in quota. Però è mancato lo sforzo più incisivo: investire sul marchio, sulla destinazione Limone a 360 gradi, offrendo un sistema di sport, benessere, cultura e gastronomia capace di attirare più turisti e non i soliti proprietari di alloggi. Le potenzialità ci sono tutte, perché sono poche le stazioni con un centro storico piacevole, raggiungibili in treno, vicinissime alla riviera e alle montagne di due parchi naturali tra Italia e Francia (Mercantour e Alpi marittime). Sono ingredienti con cui si potrebbe costruire un marketing turistico a quattro stagioni, puntando certamente, ma non solo, sulle attività invernali, ma anche sul contorno: rete di sentieri, escursioni guidate, percorsi per la mountain bike, campo da golf, tennis e via discorrendo. L’abbondanza di neve non è più sufficiente, come s’è visto in alcune stagioni passate, quando le piste, anche se perfettamente imbiancate, erano vuote. Il problema è vendere pacchetti (cioè settimane bianche) alle agenzie e incrementare le presenze, facendole diventare stabili, non occasionali e meteo-dipendenti come avviene oggi. Quindi servono più posti letto, in alberghi e residence così come in appartamenti ristrutturati con gusto e affittati a settimane. E a questo punto serve pure un maggiore investimento sull’innevamento artificiale, con cui fronteggiare gli inverni disastrosi.
Tralasciando i piani faraonici che chissà se vedranno mai la luce (nei mesi scorsi si parlava di cento milioni di euro per Artesina, Prato Nevoso e Frabosa, grazie a finanziamenti europei), il Mondolè ski possiede dei cannoni più efficienti e moderni di quelli in servizio sulla Riserva bianca. Ci vogliono cannoni in grado di trasformare brulli pendii in candide discese in poche notti di freddo, entrando in funzione automaticamente e consentendo di aprire un buon numero di piste. Purtroppo, simili impianti hanno costi faraonici e consumano moltissima acqua. Così è l’intero modello del turismo invernale basato sullo sci a essere messo in discussione, soprattutto nell’area super-frammentata del cuneese, con troppe piccole stazioni anacronistiche. L’unica soluzione, con ogni probabilità, è stringere alleanze tra località vicine e dirottare i soldi pubblici solo verso quelle realtà che riescano a garantire un buon numero di presenze medie annuali e a organizzare eventi di respiro nazionale o internazionale. Altrimenti, ci ritroveremo sempre senza neve e con stazioni sciistiche che non hanno saputo imparare dagli errori del passato.

















