"Sulle frequentazioni sanremesi del tedeschi sotto ogni bandiera e in ogni stagione della loro storia e di quella della Città dei Fiori ho avuto modo di scrivere qualche capitolo su Sanremonews nell'autunno-inverno 2013. In particolare ho ricordato la visita di Goering nel 1939 e di altri gerarchi nazisti. Il tutto in una città dove viveva una nutrita colonia teutonica, anche di fedi religiose diverse, almeno dal XVIII secolo. A parte però il periodo nazista, Sanremo e il resto della Riviera è sempre stata meta di genti di lingua tedesca. A fare memoria di tali vicende è anche un bel libro di Alberto Guglielmi Manzoni dal titolo emblematico 'Tedeschi in Riviera.
La Sanremo di Federico III tra cure climatiche, mondanità ereligiosità solidaristica', che è stato presentato ieri venerdì, presso il Museo Civico di Sanremo, a cura del Circolo Ligustico Arte e Ambiente e patrocinato dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Sanremo. L'esperienza dei tedeschi in Riviera si è ampliata certamente nel secondo dopo guerra, ma le reminiscenze delle frequenze germaniche vanno ad epoche scintillanti ed elitarie, compresa la belle époque, allorquando non solo i tedeschi, ma genti di ogni nazionalità sceglievano Sanremo e la Riviera come splendido ed aureo esilio per allontanarsi dal grigiore del loro clima e della scarsità di stimoli gaudenti delle loro società. E Sanremo luogo simbolo e luogo cortigiano al tempo stesso veniva a fagiolo per nobili, artisti, scienziati e intellettuali. Qualcosa di simile avveniva con i russi e soprattutto gli inglesi.
Lo scoppio della prima guerra mondiale e l'uscita dell'Italia dalla Triplice per scendere in campo a fianco di Francia e Gran Bretagna non frenarono l'esodo di tedeschi verso queste destinazioni. Anche la tragedia della seconda guerra mondiale non è riuscita a interrompere il rapporto dei tedeschi con il centro matuziano, così caro per le sue suggestioni e i suoi richiami canori e sportivi. Anche la crisi presente, nonostante le incomprensioni scaturite dalla diversa sensibilità politica dei due paesi e delle rispettive opinioni pubbliche, non ha messo in crisi un approccio difficilmente modificabile.
Pierluigi Casalino".
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