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Politica | 15 dicembre 2014, 07:25

Anche l’Ugl (unione generale del lavoro) ha aderito allo sciopero generale di venerdì scorso ad Imperia

Per manifestare al disagio sociale che i provvedimenti del Governo Renzi, dalla Legge di Stabilità al Job Act, sta ulteriormente incrementando a danno di lavoratori e pensionati, di oggi e di domani, precari, disoccupati e famiglie.

Anche l’Ugl (unione generale del lavoro) ha aderito allo sciopero generale di venerdì scorso ad Imperia

Anche l’UGL ha proclamato lo sciopero generale di venerdì, insieme ad altre organizzazioni per manifestare al disagio sociale che i provvedimenti del Governo Renzi, dalla Legge di Stabilità al Job Act, sta ulteriormente incrementando a danno di lavoratori e pensionati, di oggi e di domani, precari, disoccupati e famiglie.

"Non si intravede alcuna logica seria in queste misure - afferma Stefano La Rosa, segretario generale imperiese UGL - se non una prettamente elettorale o demagogica, la stessa che ha ispirato il Jobs Act, nel quale infatti coesistono una presunta universalizzazione degli ammortizzatori sociali, senza le risorse sufficienti per finanziarli, e il via libera ai licenziamenti economici. Nella Legge di Stabilità c’è veramente di tutto, come nel 'Mercante in Fieraì e non può passare sotto silenzio un attacco così pesante a diritti e tutele che non hanno alcun colore. L’Ugl vuole ribadire che occupazione e crescita non si fanno a discapito dei lavoratori e soprattutto non si fanno facilitando i licenziamenti. Pertanto, -conclude La Rosa-,  vista la ragione sociale di ogni sindacato, alimentare una pericolosa disgregazione sociale, innescata peraltro dall’allora sindaco Matteo Renzi con la sua campagna di rottamazione non serve a nessuno".

La posizione ufficiale dell’UGL è la seguente:
- SI alla tutela dell’artico 18 perché la riforma del lavoro ha il solo obiettivo di rendere più precario il nostro Paese;
- NO alla precarietà dove il Governo vuole cambiare le norme sul demansionamento e sui controlli a distanza;
- SI al CCNL del Pubblico Impiego perché i dipendenti pubblici, già vittime di una vergognosa campagna denigratoria, continuano a pagare un altissimo contributo a causa del mancato rinnovo dei contratti collettivi di lavoro e dove su uno stipendio medio di 25.000 euro la perdita del potere d’acquisto è di quasi 3.000 euro annui ed è impossibile arrivare alla quarta settimana;
- NO al TFR in busta paga perché è un’operazione pericolosa abusando del momento di difficoltà di lavoratori e lavoratrici e si mette una seria e costosa ipoteca sul futuro previdenziale degli stessi;
- SI alle risorse per i Pensionati perché di parla troppo delle cosiddette pensioni d’oro ma nulla si dice sulle migliaia di pensionati che dopo una vita di duro lavoro non riescono a tirare avanti in maniera dignitosa.

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