Dagli arcani di Villa Grimaldi, legati a doppio filo agli esperimenti del controverso scienziato Serge Woronoff che vi dimorò, ai misteri degli accatastamenti proprio in quella zona residenziale di pregio, nell’omonima frazione Grimaldi-La Mortola di Ventimiglia, a due passi dal confine italo-francese. A pochi chilometri dallo "scoglio" di Monte Carlo dove si insediò la nobile famiglia Grimaldi.
La stangata delle aliquote Imu, che ha pesato sulle tasche dei cittadini nel 2013, non avrebbe però toccato tutti i taschini. Anzi, quelli che dovrebbero essere i più imbottiti si sarebbero attrezzati diversamente. Qualcuno, insomma, pare abbia fatto il furbo sul versamento dell’imposta municipale unica sulla casa. Per la prima abitazione e relative pertinenze l’aliquota era stata fissata, dal Comune di Ventimiglia, al 4 per mille. Per i fabbricati è stato applicato il 2 per mille, mentre per i terreni agricoli il 7,6 per mille. Lieve incremento sul fronte seconde case e altri immobili con l’aliquota passata, nell’arco di un anno, dal 10,4 al 10,6 per mille. Ma mentre il dibattito, anche livello nazionale, è aperto sull’abolizione dell’Imu e la comparsa dell’imposta tripartita con la nuova Iuc (imposta comunale unica) formata da Tasi, Tari e Imu, uno dei punti nodali da rilevare non è soltanto quando e se si pagherà la rata dell’Imu, ma chi e quanto paga.
Appare singolare che in uno dei centri residenziali abitati più antichi dell’estremo ponente ligure, in cento ettari di area analizzati, su due mappali relativi a La Mortola superiore (foglio 52) e La Mortola inferiore (foglio 51) su un totale di 439 immobili presi in considerazione, spunti il numero zero con riferimento alla categoria A1, ossia abitazioni di tipo signorile. Stessa sorte per gli A9, ossia castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici, che pure in quell’area non mancherebbero. E ancora: figurano solo 3 immobili di categoria A8, vale a dire abitazioni in ville la cui rendita supera i 5 mila e 500 euro, l’equivalente di un’attività commerciale in pieno centro cittadino. Fanno da contrappeso le 23 residenze in villini. Un numero paradossale, però, se confrontato con un altro dato che risulta al catasto: 14 case popolari, vale a dire quelle con servizi igienici in condivisione, e ben 160 case ultrapopolari, quelle cioè senza neppure i servizi igienici.
Ecco, se questi sono finti accatastamenti, i proprietari di tutte quelle abitazioni sarebbero da ricondurre alla categoria degli evasori. Il caso è emblematico se si considera che sono presenti abitazioni accatastate come case ultrapopolari in un’area geografica notoriamente conosciuta come zona residenziale, mentre in periferia nuove abitazioni pagano tariffe residenziali. Tramite una rapida ispezione con google maps, attraverso l’applicazione street view che consente una visualizzazione a 360°, è possibile decifrare diversi immobili accatastati come A2 ossia come abitazione di tipo civile, cui non mancano però pertinenze di pregio, come la piscina. E sorge qualche dubbio proprio su alcune delle 239 abitazioni catalogate in A2 - come gli appartamenti di un condominio in centro città che rientrano in questa tipologia di abitazione – che presentano caratteristiche simili ad un villino.
Quanto potrebbe fruttare questa incongruità catastale? “Risulta difficile tracciare una stima netta e puntale perché il problema – fanno sapere alcuni tecnici – non è solo capire ciò che non viene versato, ma anche la parte che non viene conteggiata”. Sul piatto, invero, c’è anche la mancata riforma del registro immobiliare: in altri termini la maggior parte delle abitazioni di pregio sono accatastate sotto altre categorie, rispetto a quella di appartenenza, perché le banche dati non sono mai state aggiornate. In un clima di spending review, per un’amministrazione alle prese con il Patto di Stabilità, quindi, un giro di vite sui “furbetti dell’Imu”, potrebbe garantire un gettito significativo per le casse comunali.
Sanremo News monitorerà eventuali anomalie anche nelle altre principali città della Provincia.














