"Finalmente hanno buttato giù la maschera, la prosopopea e l'arroganza di questa Amministrazione capeggiata dal Sindaco e dal suo D.G., finalmente è caduta sulla solita buccia di banana". Con queste parole inizia lo 'j'accuse' di Tito Giro, leader della compagine civica 'Ventimiglia Libera', a proposito della paventata volontà (se fosse richiesto da maggioranza o opposizione) del city manager Prestileo, di rassegnare le dimissioni sull'aver gestito con leggerezza l'assegnazione di spazi comunali e sacri a dei studenti del liceo Aprosio i quali hanno svolto nei locali una vera e propria festa.
"Sono due anni che denuncio l'atteggiamento politico di questi Signori "forti con i deboli e deboli con i forti", si sono sempre trincerati dietro alla trasparenza amministrativa e oggi a distanza di una settimana dal fatto increscioso è caduto finalmente il loro velo di omertà, - attacca Giro - si sono fatti trovare come i bambini con le mani sporche di marmellata che cercano di nascondere i cocci.
Il D.G. è pronto a fare il capro espiatorio, bene ed allora che se ne vada, dia le dimissioni di fronte ad un caso politico così importante; lui senza averne titolo in quanto non eletto non può decidere chi e come può o non può avere diritto di cosa o non cosa, torni da dove è venuto, dove non lo hanno voluto come sindaco perchè ne lui ne il Scullino che lo ha imposto, possono decidere di amministrare e gestire la città a loro piacimento".
Ma l'ex assessore di Scullino non perde l'occasione di accusare il suo 'nemico numero uno', ovvero il primo cittadino: "Il vero colpevole se la vogliamo dire tutta è il sindaco che oltre a essere il titolare della delega alla cultura tiene in mano le redini e la vita della giunta stessa. Quello che è grave e che dalla stessa giunta, dai consiglieri vecchi o nuovi componenti di questa amministrazione compresi i fuoriusciti dell'ultimo momento, non c'è un sussulto di dignità politica, una presa di posizione contraria al volere di questi due personaggi solo per paura delle ripercussioni politiche a cui potrebbero andare incontro, altrochè lavorare per il bene della città e dei suoi cittadini considerati in eguale misura".














