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Politica | 15 marzo 2011, 11:51

Dolcedo: sanatoria ad 80 villette, il punto di vista di Legambiente Liguria

Legambiente "La stagione del cemento in Liguria non termina mai, nuovi centri commerciali, trasformazioni di aree da industriali a residenziali, aggressioni alle colline e sanatorie"

Dolcedo: sanatoria ad 80 villette, il punto di vista di Legambiente Liguria

"La stagione del cemento non sembra arrestarsi e i progetti che incalzano nella nostra regione ne sono la conferma". Lo hanno affermato Stefano Sarti, Presidente di Legambiente Liguria e Roberto Della Seta parlamentare del Pd ed ex presidente nazionale di Legambiente, nella conferenza stampa svolta oggi nella sede regionale dell'associazione. Vediamo i quattro casi emblematici sollevati, partendo dalla Provincia di La Spezia.

A Dolcedo (IM)
stanno per essere protagoniste di una sanatoria, concordata tra Comune, Provincia di Imperia e Regione Liguria, ottanta villette nate abusivamente al principio degli anni duemila, nella zona di S.Brigida e Isolalunga. In pratica "fatta la legge trovato l'inganno", la sanatoria è possibile cambiando con un tratto di penna la tipologia di regime insediativo, che era di "mantenimento" e non prevedeva "espansioni",  mediante l'approvazione di un nuovo strumento urbanistico comunale. Questo consente la richiesta di nuovi titoli edilizi, che sanerebbero la situazione. Le strutture residenziali sono state costruite abusivamente e senza tener conto degli standard urbanistici necessari (aree verdi, , parcheggi, etc.) e non allacciate alla rete delle acque di scarico (le cui spese di realizzazione andranno a carico della collettività). Pur comprendendo l'ansia di chi oggi quelle case abita - conclude l'associazione ambientalista - ci si chiede come sia possibile arrivare ad un epilogo del genere, quando tali abusi andrebbero individuati sul nascere ed abbattuti, per non continuare ad alimentare una cultura ed una educazione deleterie per il territorio e per l'interesse collettivo.

A Brugnato il progetto di costruzione del nuovo Centro Commerciale che dovrebbe sorgere alle spalle del casello autostradale sta facendo discutere la comunità locale. "Questo progetto - commenta Stefano Sarti, Presidente di Legambiente Liguria - è significativo per due aspetti: il primo è quello che attiene al tipo di modello di sviluppo che vogliamo portare avanti in un'area come quella della Val Di Vara. Un'area ricca di naturalità, tra le più boscate d'Italia, con borghi e località di grande interesse storico e culturale,  che ha scommesso nel passato soprattutto su un turismo consapevole e sulle produzioni biologiche, sullo sviluppo delle energie rinnovabili. Un centro commerciale di quelle dimensioni (più di 100 negozi, una superficie commerciale pari a 18.000 metri quadri oltre 300 parcheggi, con un volume progettuale di quasi 100.000 metri cubi) in un territorio come quello della Val di Vara, ed in particolare nel Comune di Brugnato è davvero quello che serve per il rilancio del territorio? Siamo perplessi anche per quello che riguarda le conseguenze sociali ed occupazionali, il calcolo di 3/4 persone occupate per negozio è sovrastimato".

Legambiente è critica con l'eccessiva proliferazione dei centri commerciali, che possono indurre ad una crisi dei negozi di prossimità e del tessuto urbano e sociale del territorio circostante. Nel caso specifico a destare perplessità sono le procedure per l'avvallo del progetto che dovranno essere realizzate in variante sia al Puc del Comune di Brugnato che del Piano Paesistico Territoriale Regionale. Una pratica, quella delle varianti, diffusissima in Liguria e che deve assolutamente cessare. Secondo Legambiente (e secondo quanto prescrivono le leggi della Repubblica Italiana) il progetto deve essere sottoposto a procedura di Valutazione ambientale strategica, mentre risulterebbe che la Regione Liguria, a seguito di procedura di assoggettabilità alla Vas avrebbe escluso questo procedimento.

A Cogoleto la speculazione che rischia di abbattersi vede interessata l'area della Tubi Ghisa. Speculazione sulla quale si sta giocando anche la corsa alla poltrona di Sindaco per la prossima legislatura. Qui è previsto un intervento, ben voluto da Luigi Cola, che porterà alla costruzione di quasi seicento alloggi per 174mila metri cubi di cemento per 1.500 nuovi abitanti. Un insediamento che porterebbe ad un aumento dei residenti di quasi il 15% (da 9.000 a 10.500). Una vera colata di cemento che cancellerebbe la possibilità di mantenere aree industriali da riqualificare con attività produttive e servizi attenti alla green economy.

Per Roberto Della Seta, parlamentare del Pd ed ex presidente nazionale di Legambiente – “Il caso di Cogoleto, già simbolo delle tante fabbriche dei veleni disseminate per l’Italia e dove ora c’è chi vorrebbe trasformare la città in un unico, diffuso, ecomostro, è l’ennesima dimostrazione dell’insistenza su una strada sbagliata, perché la Liguria ha già pagato prezzi altissimi per una idea di sviluppo basata sull’equazione "più cemento uguale più ricchezza’. Questa equazione è sbagliata, lo era ieri e lo è tanto più oggi: continuare a consumare territorio vuol dire infatti aumentare i rischi legati al dissesto idrogeologico e tagliare  le gambe alla tutela  e valorizzazione della qualità ambientale come fattore irrinunciabile di uno sviluppo duraturo.”

Ad Alassio esiste una collina ancora parzialmente verde, alle spalle della striscia costiera completamente cementificata, dove per far spazio a quaranta ville sarà necessario intervenire a colpi di motosega. Ad immaginare questa realtà è  l'ex sindaco Mario Melgrati, in qualità di progettista, e grande sostenitore della necessità di un piano casa ancor più aggressivo di quello approvato recentemente dalla Regione Liguria. Quaranta ville, comprese tra i 100 e 120 metri quadri che, insieme alle strade necessarie per raggiungerle, cancelleranno parte del residuo patrimonio verde della cittadina savonese".

C.S.

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