/ Cronaca

Cronaca | 08 novembre 2019, 14:46

Ventimiglia: nuovo video-denuncia di 'Progetto 20K' "Profughi costretti in container per ore privati della libertà!" (Video)

Secondo ‘Progetto 20K’ si tratta di una situazione insita nel DNA dell'Unione Europea, non solo iscrivibile in semplici abusi della polizia francese

Ventimiglia: nuovo video-denuncia di 'Progetto 20K' "Profughi costretti in container per ore privati della libertà!" (Video)

L’associazione ‘Progetto 20K’ ha pubblicato un video denuncia, su come sarebbero costrette a vivere le persone fermate nel tentativo di attraversare un confine tra due paesi europei.

“Parliamo di paesi – sottolinea ‘Progetto 20K’ - che insieme all’Unione Europea si sfregiano di essere paladini dei diritti umani. Le persone sono detenute anche 12 ore illegalmente in container dove la loro libertà di movimento non solo non viene rispettata, in quanto verranno prima o poi deportate in Italia, ma anche la loro libertà personale viene violata perchè costrette in questi luoghi senza l'intervento di nessuna autorità giudiziaria. Sono trattati come animali, senza letti, cibo ed acqua in attesa che la polizia francese finisca le procedure di respingimento”.

Secondo ‘Progetto 20K’ si tratta di una situazione insita nel DNA dell'Unione Europea, non solo iscrivibile in semplici abusi della polizia francese: “È un atteggiamento strutturale nelle politiche europee di protezione delle frontiere, siano interne o esterne. Impedire a tutti e tutte di attraversare i confini, permettendo un controllo sulle vite umane sempre più forte. Questo rende evidente come il lavoro del presidio tenuto da noi insieme a Kesha Niya acquisti un ruolo sempre più fondamentale e importante, oltre a monitorare le procedure alla frontiera italo-francese è un punto di riferimento, dove le persone uscite da questi non-luoghi possono trovare un piccolo momento dove tornare ad essere umani”.

'Progetto 20K' denuncia da tempo queste pratiche: “Non solo perché inumane, in quanto le condizioni sono aberranti, ma anche perché profondamente ingiuste. Le persone non possono con queste misure seguire i propri percorsi di vita individuali e di fatto la loro autodeterminazione viene meno. Non solo è negata la libertà di movimento, ma è negata tutta la possibilità che la persona possa effettivamente decidere della propria esistenza”.

Carlo Alessi

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium