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Cronaca | 09 settembre 2019, 13:04

Reggio Calabria: al processo 'Breakfast' rinviate le richieste dell'accusa, si torna in aula il 16 e 30 settembre (Foto)

Gli atti prodotti dalla Dda dello Stretto sono infatti propedeutici alla chiusura dell’istruttoria dibattimentale che, con ogni probabilità, dopo l’interlocuzione delle difese su questa ulteriore produzione, è prevista per il 16 settembre mentre la requisitoria, escludendo colpi di scena dell’ultimo minuto, dovrebbe svolgersi lunedì 30.

Reggio Calabria: al processo 'Breakfast' rinviate le richieste dell'accusa, si torna in aula il 16 e 30 settembre (Foto)

Doveva essere il giorno delle richieste dell’accusa per Claudio Scajola, l’ex ministro e attuale sindaco di Imperia imputato a Reggio Calabria nell’ambito del processo “Breakfast”, ma una nuova produzione documentale da parte del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo ha portato il Tribunale a far slittare nuovamente il calendario delle udienze.

Gli atti prodotti dalla Dda dello Stretto sono infatti propedeutici alla chiusura dell’istruttoria dibattimentale che, con ogni probabilità, dopo l’interlocuzione delle difese su questa ulteriore produzione, è prevista per il 16 settembre mentre la requisitoria, escludendo colpi di scena dell’ultimo minuto, dovrebbe svolgersi lunedì 30. Scajola è accusato dall’Antimafia reggina di aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena, ex deputato di Forza Italia (ancora latitante negli Emirati Arabi) insieme a Chiara Rizzo, ex moglie di Matacena, Martino Politi, Mariagrazia Fiordelisi, questi ultimi due rispettivamente dipendente e segretaria dei coniugi Matacena-Rizzo. Il reato contestato è aggravato sia dall’aver agevolato la ‘ndrangheta calabrese che un’associazione segreta.  Accuse che in tutti questi anni Scajola, difeso da Giorgio Perroni, Elisabetta Busuito e Patrizia Morello, ha sempre respinto con forza sia fuori che dentro l’aula bunker di Viale Calabria.

In particolare sul tentativo di favoreggiamento della latitanza del Matacena, l’ex ministro, durante i suoi due esami resi dinnanzi al Collegio presieduto da Natina Pratticò, ha dichiarato di aver «solo fatto presente a Chiara Rizzo l’esistenza della possibilità di poter chiedere l’asilo politico per il marito». Per l’accusa invece, si sarebbe servito dei suoi canali politici e ella sua influenza per arrivare a far trasferire Matacena da Dubai al Libano grazie a Vincenzo Speziali junior e di “riflesso” il quale avrebbe fatto leva sul rapporto di parentela acquisita con l’ex presidente del paese dei Cedri, Amin Gemayel.

Tutto gira intorno al 'famoso' fax inviato all'ex ministro. La lettera, scritta al in francese e indirizzata "al mio caro Claudio", era stata sequestrata a Scajola nel corso delle perquisizioni operate in occasione del suo arresto avvenuto l'8 maggio del 2014. Nella missiva, risalente al 20 marzo 2014, il mittente scriveva, tra l'altro: "Mi occuperò a partire da domani di trovare un modo riservato per farlo uscire dagli Emirati Arabi poiché tratteremo il dossier con molta attenzione. Ho potuto patrocinare la questione e abbiamo già convenuto che una volta qui, egli potrà beneficiare, in maniera riservata, della stessa posizione che egli ha a Dubai, consegnandogli un documento di identificazione con dati anagrafici affinché egli possa rimanere nel nostro Paese e condurre una vita normale, naturalmente sotto la nostra responsabilità". Una missiva che per l’accusa sarebbe stata inviata dall’ex presiedente libanese, ma di cui, nel corso dell’istruttoria dibattimentale, non ne è stata certificata la paternità essendo stata spedita da un esercizio commerciale del Libano e su cui non ci sarebbe neanche la corrispondenza grafologica della firma.  Lo stesso Amin Gemayel all’indomani della diffusione della notizia aveva smentito di esserne l’autore affermando “Di non aver mai scritto alcuna lettera di protezione a beneficio di nessuno” e di non avere comunicato a Claudio Scajola la sua intenzione di attivarsi perchè fosse ospitato in Libano Amedeo Matacena.

Oggi, quindi, per Scajola e gli altri imputati, niente di fatto. Ci vorranno altre tre settimane per conoscere le conclusioni dell’accusa e lo stesso Scajola non nasconde la propria amarezza. “Pensavo ci fosse la requisitoria - ha detto l'attuale Sindaco di Imperia - prendo atto e tornerò il trenta settembre per ascoltare la tesi accusatoria e le richieste del Pm Lombardo. Siamo a cinque anni e mezzo dall’inizio di questa vicenda e non c’è alcun precedente, nella giurisprudenza italiana, della durata così lunga di un processo per il quale era stato chiesto il rito immediato”.

Abbiamo chiesto al sindaco di Imperia cosa si aspetta dalla requisitoria del Pm e lo stesso si è mostrato fiducioso: “Al Pm nell’ordinamento italiano non spetta l’accusa, ma la ricerca della verità, e poiché il processo ha fatto emergere la verità sono pazzescamente illuso che anche il Pm ne prenda atto nella sua requisitoria, ma credo sia un’illusione”.

dal nostro corrispondente Angela Panzera

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