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Cronaca | 23 agosto 2019, 10:08

Sanremo: detenuti tunisini tentano la rivolta nel carcere di Valle Armea, tre ore e 20 uomini per bloccarli

Pagani: “Situazione di difficile gestione, speriamo che qualcuno a Roma si svegli prima che sia troppo tardi”

Il carcere di Valle Armea

Il carcere di Valle Armea

Violenta protesta nella notte all'interno della terza sezione del Carcere di Valle Armea. A metterla in scena tre detenuti tunisini, molto probabilmente ubriachi, con alcol ricavato dalla messa a macerazione di frutta accumulata. Per bloccarli sono dovute intervenire tutte le unità di Polizia Penitenziaria fuori servizio, circa una ventina di poliziotti.

La protesta fortunatamente non si è diffusa all’intera popolazione detenuta (270 presenti attualmente). Manifestazione che è durata circa 3 ore, con anche l'intervento del comandante del reparto per sedare schiamazzi, urla, lancio di bombolette e sopratutto i gesti di autolesionismo dei tre detenuti che si sono procurati diversi tagli profondi.

A dare notizia dell'accaduto è Fabio Pagani, Segretario Regionale della UIL PA Penitenziari che sottolinea come: “Solo grazie all’intervento del personale di Polizia Penitenziaria anche fuori servizio e dopo circa tre ore, la Polizia Penitenziaria di Sanremo sia riuscita, comunque, a gestire la protesta e mantenere l’istituto in sicurezza”.

Stanotte - prosegue - è andata bene, per così dire. Non si registrano feriti o contusi, tra i poliziotti, ma potrebbe non essere sempre così. È pur vero che quando si ammassano esseri umani in pochi centimetri quadrati dove manca pure l’aria per respirare occorre mettere nel conto questo tipo di reazione. A Sanremo il quadro è ancora più drammatico considerata la grave carenza organica del personale di Polizia Penitenziaria, ma nonostante tutto, promette il sindacalista, faremo rispettare regole e regolamenti, quindi prepariamoci al peggio. Il personale in servizio è ormai sfiancato, sfiduciato, depresso, demotivato. La situazione sta precipitando di minuto in minuto e abbiamo piena consapevolezza che potrebbe divenire ingestibile, con le nefaste conseguenze che ciò significa. Speriamo che nei palazzi romani qualcuno si svegli, prima che sia troppo tardi”.

Lorenzo Bonsignorio

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