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ATTUALITÀ | venerdì 01 dicembre 2017, 00:00

Dopo 160 anni l’Asti ricomincia da tre.

Stefano Ricagno, vice presidente del Consorzio dell’Asti, “l'Asti Secco è uno spumante nuovo e diverso, ottenuto da un vitigno unico, ma legato alle tradizioni della nostra storia”

Di fronte ad una platea di oltre 500 produttori, a Canelli (AT), il cuore del territorio di  produzione dell’uva Moscato, è stato presentato il nuovo Asti Secco, che si affianca ai tradizionali Asti docg e Moscato docg.  

Dal territorio, che rappresenta i paesaggi vitivinicoli Unesco, è partita così la campagna promozionale: martedì è stato presentato a Nizza, in occasione della seconda settimana della Cucina italiana nel mondo, il mercoledì successivo a Roma in un evento speciale e oggi a Milano. Queste le prime tappe di un tour promozionale che ha un obiettivo chiaro: cercare un nuovo mercato per circa un milione di bottiglie in uscita dalle cantine delle sedici aziende produttrici. I comuni coinvolti sono 52, appartenenti alle province di Asti, Alessandria e Cuneo, un territorio con un’eccellente e rinomata gastronomia abbinata alla presenza di importanti vini. E da queste parti con il vino non si scherza.

Il giornalista Marcello Masi, presente al momento della prima uscita ufficiale del nuovo spumante, dopo aver ritirato il premio “Libro più Gustoso dell’anno”, per il suo ultimo libro , “I signori del vino”, ne ha sottolineato fra grandi applausi le qualità e precisando che si tratta di un grande vino con enormi potenzialità.

Una sola uva, il Moscato, per tre grandi vini: Asti Dolce e Moscato d’Asti, cui si aggiunge oggi l’Asti Secco, una nuova declinazione del famoso vino dolce, che uscendo dal recinto delle bollicine delle feste e del fine pasto, cerca uno spazio nel mercato in continua espansione degli spumanti secchi. I mercati di tutto il mondo ne chiedono sempre più ed un’analisi recente della Coldiretti rivela che l’export delle bollicine Made in Italy è cresciuto del 13% nel primo semestre del 2017. L’obiettivo dell’Asti Secco quindi, anche se è molto ambizioso, non è impossibile, cercando di andare a coprire momenti diversi, a partire dall’aperitivo, e tentando di conquistare una clientela più giovane.

I numeri messi in campo sono importanti e parlano da soli: con la denominazione di Asti oggi si producono 85 milioni di bottiglie, di cui 54 milioni di Asti e 31 milioni di Moscato d’Asti. L’85% della produzione raggiunge i mercati esteri, ma con gli oltre 10.000 ettari di superficie e le 3.700 aziende viticole interessate, si può puntare a tornare a superare l’asticella rappresentata dai 100 milioni di bottiglie. I produttori sono gli assoluti protagonisti di questa interessante evoluzione e come precisa a Sanremonews,  Stefano Ricagno, vice presidente del Consorzio dell’Asti,  “E’ uno spumante nuovo e diverso, ottenuto da un vitigno unico, ma legato alle tradizioni della nostra storia anche perché proprio in questa zona è nato il metodo Martinotti, dal nome dell’enologo, che ha inventato la spumantizzazione in autoclave. E chissà forse all’inizio delle sue sperimentazioni anche Martinotti aveva già ottenuto delle versioni secche dell’Asti”.

L’entusiasmo e la grande esperienza dei produttori piemontesi, insieme alla curiosità del mercato accendono quindi grandi speranze per l’Asti Secco. Le potenzialità per diventare un grande protagonista internazionale ci sono tutte anche per l’eleganza delle bottiglie prodotte da alcune cantine. 

Il gusto e il particolare profumo hanno già avuto riscontri positivi a livello internazionale, come il successo ottenuto a Nizza in occasione della seconda settimana della gastronomia italiana nel mondo e con la presentazione dell’Asti secco curata da Enrico Gobino, responsabile marketing del gruppo Mondo del Vino, che con il marchio Acquesi promuove questo prodotto.

Nelle prossime settimane partiranno attività di animazione nei principali bar e ristoranti della zona di produzione e ci saranno eventi dedicati.

L’ultima curiosità è rappresentata dal costo: in attesa di un suo posizionamento in scaffale e nelle carte dei vini dei ristoranti, si sussurra che una bottiglia di Asti Secco dovrebbe costare da 8 a 9 euro in enoteca, e da 6.5 a 7 euro nella

Claudio Porchia

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