Ancora tempi lunghi per la riapertura del ponte sul rio Bavera, che collega Monesi di Triora con Mendatica e Monesi. La chiusura è stata disposta dalle Province di Imperia e Cuneo a seguito della paleofrana che ha colpito la zona durante l’alluvione dello scorso novembre.
La questione è stata al centro di un tavolo che ha visto gli abitanti di Monesi incontrare il Presidente della Provincia Fabio Natta e i tecnici dell’ente.
“E’ l’ennesima volta in cui i cittadini mi chiedono un incontro – ha commentato il presidente della Provincia Fabio Natta – per illustrarmi i loro problemi e proporre dei suggerimenti. Noi siamo aperti a tutti. Sul caso di Monesi, negli scorsi mesi, subito dopo l’alluvione, mi è capitato insieme ai tecnici di incontrare operatori e abitanti della zona. Questo è uno dei tanti incontri che si tengono per confrontarci su una situazione davvero molto critica. Io posso dire che a fianco di questi incontri che sono di natura privata, ci sono tavoli istituzionali con tutti gli enti che si stanno occupando di questa questione: la Provincia di Imperia e di Cuneo, i tre comuni che sono di quella zona: Briga Alta, Mendatica e Triora, la Regione Liguria, che sta dando dimostrazione di un grande impegno, così come la Regione Piemonte. La questione Monesi apparentemente riguarda pochi, ma invece riguarda tanti e va affrontata insieme, senza contrapposizioni, cercando di fare ognuno la propria parte, cercando di risolvere le urgenze di oggi, senza dimenticare di traguardare il futuro. In questo senso stiamo facendo un importante lavoro insieme alle Regioni Liguria e Piemonte sul fronte dei fondi europei dei progetti Alcotra. Saranno partite che si chiuderanno non a breve, ma dobbiamo comunque pensare al domani”.
Sulla chiusura del ponte, quali sono i tempi per la riapertura?
“Noi abbiamo già dato un’illustrazione che sembra abbastanza asettica, ma così non è, della situazione. Sappiamo che la situazione di Monesi non è chiusa dal punto di vista geologico, ma è una situazione in evoluzione. Noi non sappiamo cosa succederà quest’anno quando inizieranno le piogge, non sappiamo come pioverà, veniamo da tre mesi di siccità assoluta, quindi criticità ci sono anche da un punto di vista dell’imprevedibilità, quindi è importante lavorare insieme ai tecnici.
E’ un lavoro in continua evoluzione. Noi abbiamo una serie di proposte sul tavolo che sono quelle della creazione della famosa pista che poi dovrebbe diventare la strada definitiva che collegherà Monesi e Mendatica, con Monesi di Triora, c’è stato un importante finanziamento di Regione Liguria al Comune di Mendatica che deve avviare tutte le procedure, lo hanno già fatto, ma ci scontriamo con le lungaggini burocratiche che non dipendono da noi enti interessati. Chiediamo anche una possibilità di una soluzione transitoria che consideri la realizzazione di una pista che attraversi il rio da un’altra parte, utilizzando magari il vecchio ponte che è stato sommerso dai detriti, che, ricordiamo, hanno fatto alzare il greto del torrente di circa 20-30 metri, l’equivalente di un palazzo di sei, sette, otto piani. In questa situazione stiamo agendo anche su quel fronte. Ci sono anche proposte di una via realizzazione di una viabilità temporanea interna. Stiamo valutando tutte le ipotesi, grazie anche ad altri enti che se ne stanno occupando”.
“C’è stato confermato che la viabilità non sarà ripristinata prima della primavera estate 2018. – racconta Rinaldo Sartore, del comitato degli abitanti - Abbiamo chiesto energicamente di studiare tutte le alternative possibili, sia per realizzare il bypass, sarà molto difficile che ciò avvenga prima di questo inverno, e abbiamo chiesto anche di aggiornare l’ordinanza del Comune di Mendatica che vieta l’accesso nelle case che non sono agibili, però l’ordinanza è di nove mesi fa e crediamo debba essere aggiornata. Per quanto riguarda la pista alternativa ci sono delle promesse, degli annunci, tanti, li abbiamo elencati, a fronte dei quali fatti zero”.
Sartore ha poi rivolto un pensiero alle poche attività commerciali che si trovano a Monesi. “Se chiudono, è la storia che finisce, e su questo le istituzioni si devono adoperare”.
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